La fine della partecipazione popolare alla politica in Italia

Tutti ci ricorderemo del M5S con affetto, tutti. Gli si potranno dare tanti demeriti, non ultimo questo governo, ma un merito storico gli si dovrà dare sempre: quello di avere riportato la partecipazione popolare all’interno della politica italiana dopo 30 anni di assenza.

E qui non parliamo di girotondi strumentalizzati o di movimenti nati e bruciati nel giro di una notte come quello dei forconi: qui parliamo di un Movimento che rappresentava un pezzo importante della volontà del Paese, fuori dal controllo del sistema dei partiti, che si era dato una rappresentanza politica per farlo fuori quel sistema.

Ricorderemo con affetto tutto quel brulicare di iniziative, gruppi di lavoro, documenti, liste presentate in maniera un pò bucaniera, attività dal basso, riunioni appassionate e querelle senza fine. 

E così come al M5S bisogna dargli quel ruolo storico di canalizzatore di quella voglia di fare politica dal basso, dalla sua posizione oramai acclarata di gatekeeper, rischia ora di avere il ruolo storico inverso: quello di aver soffocato il bambino in culla e avere riportato quella voglia di “essere il cambiamento” nel ruolo che per il potere avrebbe voluto assegnargli ovvero il ratificare a suon di tifo le decisioni prese nelle stanze segrete delle caste fra Roma e Bruxelles.

Tutti ce lo dovremo ricordare e tutti ne soffriremo per 2 motivi:

1) Quello che è successo in Parlamento è stato un trauma (oh, non sapete quanto) e una sconfitta cocente: la rivincita del sistema dei partiti alle spalle e usando i limiti del popolo stesso.
Nella sua trasformazione da Movimento a Partito il m5s ha potuto avvalersi dello stesso furore religioso e tifo da stadio di cui avevano precedentemente goduto leader politici come Berlusconi e Renzi, che ha avvelenato il Paese per tanti anni e che nel “uno vale uno” (o uno vale zero) ha ucciso la voce autorevole di tanti attivisti.

Quel voto infausto sul Governo che avrebbe schifato Casaleggio “padre” è stato peggio della marcia dei 40.000 a Torino e farà sì che d’ora in poi nel paese rimarrà impressa l’idea che “Ci abbiamo provato ad avere un partito di massa e guarda come è andata a finire”.

2) Tutti, ma proprio tutti, quelli che si erano messi a fare politica dal basso lo facevano con la mezza idea o speranza di poter influenzare in qualche modo uno spicchio dell’attività di governo o del parlamento, in prevalenza influenzando le idee della base del M5S (con il PD o con la Lega c’è poca trippa per gatti): d’ora in poi visto che le decisioni saranno prese nelle segreterie di partito, diamo addio una volta per tutte all’influenza popolare.

Quindi che si lagnino i Malvezzi e si disperino i Fusaro: d’ora in poi l’audience dai loro video partirà dall’assunto che “Tanto a che serve”?

E qui arriva la seconda parte che è quella anche peggiore: bisogna capire che questa storia è un trauma per tanti grillini, lo dico per inciso

a tutti quelli che cercheranno di rifondare il M5S 2.0: non pensiate che sia così facile, per tanti motivi.

Intanto la costruzione di un MoVimento 2.0 dovrà essere un processo condiviso perché noi grillini siamo una specie di grande famiglia: se la dittatura di Grillo ha avuto un lato positivo è stata quella di costringerci a stare insieme e a trarre sintesi superiori fra posizioni diverse. Questo universo nebuloso di sigle diverse fra loro, in cui francamente non si capisce niente (Fusaro fonda un altro

partito), rischia non di costruire un M5S 2.0, ma di buttarsi sui grillini delusi

come un avvoltoio sulla preda (lo dico anche a chi, Grillino, volesse prendersi tutto il merito)..

In più i grillini, come tanti sovranisti, sono dei testoni impenitenti: inutile cercare di imporgli un cappello, lo ricacceranno.

Quello che si può fare invece è imporci uno strumento federativo il quale, sotto il cappello di un programma politico minimo (la sovranità monetaria e politica, il rilancio economico del paese), possa accogliere tutti con le proprie idee e la propria identità: l’idea vittoriosa poi sarà quella più votata, proprio esattamente come avremmo voluto essere il M5S.

E proprio esattamente come avremmo voluto essere il M5S in uno strumento del genere ci dovranno essere gruppi di lavoro, tavoli sul programma, criteri minimi di militanza, un sistema di iscrizioni che non includa cani e porci e tifosi di ogni risma.

Concludo proponendovi tutto il mio pessimismo: se uno dei difetti italiani è il furore religioso e il tifo da stadio l’altro, anche peggiore, è il personalismo.  E qui lo dico ai Fusaro, agli Scardovelli, ai Malvezzi, ai Grossi, ai Messora e anche ai Mori (a cui spero presto si aggiungerà pure il coraggioso Paragone e un sacco di ex attivisti del M5S): uno degli ingredienti più importanti della costruzione di un movimento politico è la leadership e (per fortuna o sfortuna) nessuno di voi è un Grillo. Se siete intenzionati a costruire un M5S 2.0, a proposito di personalismo, dovrete essere capaci di mettervi insieme e diventare una leadership unica e confederata.

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