Cosa significa essere “europeista”?

di Davide Gionco

Il termine “europeista” è ambiguo.
Il significato dipende fortemente dall’opinione di chi lo usa.
Che l’Italia sia in Europa non è una scelta politica, è un dato geografico, storico e culturale. Innegabile.
Il concetto poco evidente a molti, ma molto chiaro a noi, è che “Europa” non coincide con l’istituzione “Unione Europea”.
Chi ha compreso, analizzando le politiche che la UE impone all’Italia (in modo acritico e non condizionato da quanto ci raccontano in TV e sui giornali), che la UE è una istituzione che persegue interessi privati delle lobbies finanziarie, a danno di centinaia di milioni di cittadini europei, non ha dubbi sul fatto che l’Unione Europea come è oggi configurata debba cessare di esistere.
Detto questo, se l’Italia si trova oggettivamente in Europa, è politicamente intelligente e saggio essere “europeisti”, intendendo per questo l’intenzione di sviluppare politiche di buon vicinato e, per quanto possibile, di collaborazione con gli altri popoli dell’Europa.
Per queste ragioni non ha alcun senso apprezzare o contestare chi si dichiara “europeista”, in quanto in un senso o nell’altro tutti siamo “europeisti”.
La questione fondamentale, invece, è capire che:
1) L’Unione Europea non equivale all’Europa
2) L’Unione Europea è una istituzione non democratica che sta distruggendo l’economia italiana per curare gli interessi di ristretti gruppi di potere economico internazionali.
Solo ieri registriamo le dichiarazioni pubbliche di Jean-Claude Junker “dobbiamo prepararci per lo scenario peggiore e il peggior scenario potrebbe essere nessun governo operativo” e “potremmo avere una forte reazione dei mercati finanziari nella seconda metà di marzo. Stiamo preparando questo scenario”
http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13311928/elezioni-europa-jean-claude-junker-gufa-risultato-elezioni-italia-nessun-governo-operativo.html
La traduzione di queste parole è una evidente minaccia, simile a quelle recapitate all’Italia nel 2011, quando la “Troika” decise che l’Italia avrebbe dovuto inserire il pareggio di bilancio in Costituzione e che Mario Monti dovesse andare al governo al posto di Silvio Berlusconi.
In entrambi i casi lo strumento di minaccia è stata la “reazione dei mercati” nel caso in cui quanto richiesto dall’Unione Europea, alias Troika, non venga realizzato.
I “mercati” non sono un soggetto anonimo, hanno nome e cognome.
Ad esempio si chiamano Deutsch Bank
http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/13289148/deutsche-bank-indagata-ha-causato-crisi-dello-spread-italia-.html
Ad esempio si chiamano Goldman Sachs
https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/12/barroso-a-goldman-sachs-il-contratto-dellex-presidente-ue-con-la-banca-daffari-sotto-la-lente-di-un-comitato-etico/3027226/
Ricordiamoci del “metodo” utilizzato da chi attualmente dirige la Commissione Europea.
Prima provano a fare passare le decisioni in loro favore senza che l’opinione pubblica se ne accorga, come ad esempio è avvenuto quando l’Italia ha sottoscritto il Trattato di Maastricht, di Lisbona o l’adesione all’euro, senza spiegare agli italiani le conseguenze di quella scelta.
Se devono imporre “riforme” (altro termine ambiguo) che la politica non è disposta ad appoggiare, allora prendono l’iniziativa i “mercati”, iniziando a speculare sui nostri titoli di stato, naturalmente con tutto il necessario supporto mediatico che terrorizza la popolazione.
Questa forma di dittatura è molto più raffinata rispetto a quelle del passato, in quanto la popolazione che la subisce non riesce a capire chi sia il vero dittatore.
Se essere “europeista” significa essere in favore di quanto sopra descritto, di questa Unione Europea che è uno strumento di potere in mano alle lobbies finanziarie, allora è evidente che nessuno di noi vuole essere europeista.
Se, invece, essere “europeista” significa pensare che i popoli europei debbano vivere con rapporti di buon vicinato, in pace fra loro e collaborando per quanto possibile, allora tutti siamo “europeisti”.
Essere “veri europeisti” significa, quindi, distruggere lo strumento dittatoriale che si chiama Unione Europea, per poi proporre nuove forme di cooperazione a livello continentale.

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