Prendere i popoli per la gola. L’attacco ai semi, pilastro della sovranità alimentare.

di Teodoro Margarita

Uno dei primi atti del governatore americano Paul Bremer quando l’Iraq venne completamente sconfitto, fu quello di non permettere più, con apposita ordinanza, ai contadini della Mesopotamia di riseminare i propri semi come erano usi fare da circa ventimila anni. E come, l’agricoltura, a detta di autorevoli studiosi, avrebbe preso le mosse iniziali proprio là, nella mezzaluna fertile tra il Tigri e l’Eufrate, stiamo parlando ancora prima della civiltà babilonese e le sue meravigliose ziqqurat, i giardini pensili splendore del mondo, avrebbero imparato a fare, via via gli esseri umani nel resto del mondo. Questa ordinanza, sotto le presunte vesti di una igienicità nella riproduzione delle sementi, non garantita, a detta degli Americani, dalla maniera tradizionale.
Paul Bremer ha semplicemente spalancato le porte alle multinazionali dell’agroindustria, Monsanto, Cargill, DuPont e tutte le altre hanno fatto il loro ingresso nel paese facendo tabula rasa di ogni sovranità alimentare locale ed uccidendo, ipso facto, la plurimillenaria biodiversità locale.
Stando a Nikolai Vavilov, il più grande genetista al mondo, pioniere nella ricerca in materia, è stato proprio quello l’areale di infinite varietà di riso, di grano, di frutta, e solamente di datteri, prima della conquista americana ve n’erano almeno duemila varietà differenti.
Non solamente per il petrolio, gli Usa hanno abbattuto Saddam Hussein, per quello e per il controllo dell’acqua, risorsa strategica in un Medio Oriente sempre più assetato, ci sono andati per distruggere un vivaio naturale di biodiversità ed espandere l’influenza e creare il mercato alle proprie corporation. Una nostra amica giornalista, per ragioni di opportunità la chiameremo “Angela Rossi”, dimorante in Kurdistan, ci ha raccontato che solamente da pochi anni il locale governo sta incentivando le coltivazioni locali, ovvero la ripresa di una agricoltura interna e non più dipendente totalmente dalle importazioni. Quello che guadagnavano con la vendita del petrolio era tutto speso per acquistare derrate alimentari, aver puntato sulla monocultura del petrolio è stato funesto e si sta correndo ai ripari. Il controllo totale sulle sementi, l’eradicazione di ogni agricoltura locale è solamente l’ultimo campo dell’estensione del controllo totale sui popoli.
Sapendo che Bayer acquistando Monsanto ha determinato l’operazione finanziaria più onerosa della storia facendo impallidire tutte le precedenti acquisizioni nel campo automobilistico, aeronautico, informatico o delle comunicazioni, 60 miliardi di dollari, la cifra che supera il Pil di nazioni di medio impatto sull’economia mondiale.
Ecco di cosa stiamo parlando. Stiamo vedendo all’opera, nel concreto di questi anni, il delinearsi incontrastato di poteri che degli stati si servono e li piegano, indifferenti ad ogni colore politico, negli Usa, per esempio, sia Democratici che Repubblicani vengono regolarmente finanziati, il tutto è secondo le leggi documentato alla luce del sole, a colpi di centinaia di migliaia di dollari, anche Barack Obama, non differente in questo dagli altri presidenti, pagò il suo debito alla Monsanto, abolendo, con il famoso tristemente “Monsanto Act”, sua decisione, l’obbligo di indicare, per il consumatore americano, la presenza di prodotti derivati da OGM, nei generi alimentari in vendita.
La sovranità alimentare resta una chimera. L’Europa, pur con divisioni interne, tenta di resistere,
i trattati come il defunto Tip o quelli che bypassano le legislazioni statali come il Ceta, oltre a massacrare i servizi sociali, demolire la scuola pubblica, hanno nel mirino l’agricoltura e nella fattispecie il pilastro di essa, le sementi libere.
La resistenza? Una resistenza esiste. Vi sono reti nazionali ed europee e transnazionali come in Italia la Rete Semi Rurali a sua volta federata con reti similari in Francia, Réseau des semences paysannes, nei paesi di lingua tedesca Arche Noah, reti nazionali di seedsavers, salvatori di semi, tutte, connesse strettamente, aventi come obiettivo quello e piano piano vi si sta riuscendo, di abolire i vincoli alla libera circolazione delle sementi contadine riconoscendole come fattore primigenio di sovranità alimentare ed identità del cibo, bloccare le importazioni delle sementi Ogm e dei prodotti lavorati a partire da quelli, stabilire disciplinari rigorosi delle tipicità alimentari impedendo le truffe nello stile del “parmesan” prodotto dappertutto tranne che nella nostra pianura padana. Una battaglia lunga ed articolata, interessa i consumatori ed i cittadini desiderosi di vedere il proprio stato non dipendente da volontà transnazionali ma dalla libera e democratica scelta popolare. Il buon seme si salva stando insieme e con esso la sovranità alimentare, principio cardine di qualunque altra idea di autodeterminazione e di libertà.

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