L’Alleanza del Sud Europa per un Nuovo Rinascimento Europeo

“In un momento in cui l’Europa è minacciata al suo interno dal risorgere dei nazionalismi, Germania e Francia devono assumersi la loro responsabilità e indicare la strada”.

Sono le parole pronunciate dal Presidente francese Emmanuel Macron subito dopo la firma del Trattato di Aquisgrana tra la Francia e la Germania, avvenuto il 22 gennaio scorso. Dopo 56 anni dal Trattato dell’Eliseo, accordo allora voluto da Charles De Gaulle e Konrad Adenauer, l’asse franco-tedesco ha deciso di rafforzarsi proprio a ridosso delle elezioni europee.

“Vogliamo contribuire al successo dell’UE soprattutto in un periodo in cui populismo e nazionalismo sono in crescita”, ha dichiarato la Cancelliera Angela Merkel facendo eco a Macron.

Ufficialmente i due Presidenti mirano a rafforzare la partnership tra i due Paesi in molti campi.

In quello della difesa militare con la costituzione di un Consiglio franco-tedesco. “I due Stati si prestano reciprocamente aiuto e assistenza con tutti i mezzi a loro disposizione, comprese le forze armate, in caso di aggressione contro il loro territorio – si legge nell’accordo”.

In quello economico, creando una zona di libero scambio con regole comuni e con un Consiglio di esperti economici. E in campo culturale: “Siamo determinati a creare uno spazio comune di libertà e opportunità –scrivono – attraverso una convergenza dei sistemi d’istruzione e attraverso l’apprendimento reciproco della lingua dell’altro”.

Leggendo attentamente il Trattato di Aquisgrana, emerge la volontà dei due Paesi di voler istituire una Europa dentro l’Europa. Calano, in definitiva, il velo dell’ipocrisia mostrando la loro vera natura: “Vogliamo indicare la strada!” dice Macron. Imporsi in Europa, dettare le regole e indicare la strada come hanno sempre fatto, ma ad Aquisgrana lo hanno dichiarano apertamente, e con molta forza, senza più fraintendimenti.

Se l’Europa è unita e libera, così come scritto nel Manifesto di Ventotene da cui ha avuto origine prima la Comunità Economica Europea nel 1957 con il Trattato di Roma e poi l’Unione Europea, allora la visione futura di un’ Europa che sembra aver smarrito in questi anni la strada, si concorda democraticamente tra tutti i Paesi membri dell’Unione Europea e non certo si impone con arroganza e con quel senso di superiorità che esprimono le parole di Macron e della Merkel: “Vogliamo indicare la strada!”, “Francia e Germania devono, insieme, imprimere il ritmo all’Europa”.

Ci troviamo in un momento storico cruciale, dunque, in cui la crescita dei nazionalisti e dei populisti, così definiti dalla maggioranza, spaventa anche i due Paesi più influenti del Vecchio Continente. Concludere un accordo in prossimità delle elezioni europee e dichiarare di voler fronteggiare l’avanzata di quanti non credono più in

un’ Europa trasformata in un consesso di tecnocrati distanti dalla realtà, mostra apertamente, a mio avviso, anche la vulnerabilità dei due leader.

Se le cose stanno così allora credo che il Trattato di Aquisgrana sia una grande opportunità storica per l’Italia e i Paesi del Sud-Europa. In che senso?

L’Italia potrebbe essere la testa di ariete per la costituzione di un’Alleanza tra i Paesi del Sud Europa che comprende la Grecia, la Spagna, il Portogallo, Cipro, Malta e, ovviamente, l’Italia.

Un’Alleanza non in contrapposizione con l’Alleanza Atlantica appena rafforzata ad Aquisgrana poiché lo scopo non è creare un’ Europa a due velocità o opposizioni tra Paesi. Tutt’altro. L’eredità delle due guerre mondiali ci indicano la strada da percorrere che va nella direzione di una maggiore cooperazione, condivisione, solidarietà, collaborazione, scambio, reciprocità, accoglienza. Valori contenuti nel Manifesto di Ventotene tradito

Dall’ Europa dei Trattati, primo fra tutti il Trattato di Maastricht del 1992 che fece virare l’Europa verso il modello neoliberista, che aveva intanto iniziato ad attecchire in Inghilterra con Margaret Thatcher a metà degli anni ’70 e che dopo la caduta del Muro di Berlino e il crollo del comunismo, la socialdemocrazia europea  accolse in tutte le sue sfaccettature.

Un’ Alleanza tra i Paesi del Sud Europa, tra quei Paesi che fino ad ora hanno subito lo strapotere e l’arroganza delle fallimentari e dure leggi di austerità imposte soprattutto dal Nord Europa guidato dalla Germania della Merkel, ricollocherebbe l’area meridionale europea in una posizione di maggior equilibrio politico. 

Insieme rappresenterebbero il quarto Pil a livello mondiale e potrebbero essere, finalmente, Paesi ascoltati e rispettati nel consesso europeo. La storia recente ha dimostrato, al contrario, che le singole Nazioni del Sud Europa sono in una posizione di estrema vulnerabilità. La Grecia offre un precedente esemplare in questo senso: nel 2015 fu disatteso il 63% della volontà popolare che si espresse con un No ad ulteriori misure di austerità. Ebbene, ricordiamo che quel referendum non fu tenuto in alcuna considerazione da Bruxelles e sappiamo che la Grecia oggi è nelle mani degli stranieri che hanno colonizzato il Paese acquistando il patrimonio archeologico, intere coste, isole, aziende pubbliche, aeroporti, ferrovie e molto altro ancora.

Con un’Alleanza del Sud Europa potremo imprimere una nuova direzione ad un’ Europa che sta navigando in acque molto tempestose. Se la vocazione atlantica e quella mediterranea, le due anime su cui si fonda il Vecchio Continente, saranno capaci di armonizzarsi tra loro senza più un Nord che impone e un Sud che soccombe ma, al contrario, un Sud e un Nord che dialogano da posizioni paritarie prendendo ciascuno la parte migliore dell’altro, allora sì che potremo, “insieme”, anche stimolare una Nuova visione. Un nuovo modello di società capace di recuperare sia i valori profondi dell’identità mediterranea, la solidarietà, la cooperazione, l’accoglienza, la cura della bellezza, il saper fare artigiano, e sia i valori di cui è portatore l’identità atlantica, l’organizzazione, il rispetto delle regole della convivenza civile, la salvaguardia dell’ambiente, la fermezza.

Abbiamo urgente bisogno di avere una visione nuova e alternativa rispetto al modello neoliberista ormai fallito che ci sta portando verso l’abisso. Abbiamo necessità di ridare forza alla politica sull’economia e la finanza per rimettere l’Uomo e la Natura, e non più il profitto, al centro di qualunque scelta europea. Non abbiamo molto tempo a disposizione.

Ma il modello neo-liberista potrà essere superato se avremo il coraggio di ribaltare i paradigmi economici, culturali, politici, sociali su cui ci siamo basati fino ad ora. L’Alleanza potrebbe, in questo senso, indicare una nuova strada creando collaborazioni fruttuose tra i Paesi del Sud Europa capaci di compensare le asimmetrie esistenti tra i Paesi Europei. Potrebbe realizzare un socialismo comunitario fondato sulla cooperazione e sulla base di relazioni orizzontali tra gli Stati: si mettono cioè a disposizione di un’area economica solidale, e animata da principi comuni, i punti di forza delle economie nazionali, al di là di ciò che si ottiene in cambio ma in funzione di una redistribuzione della ricchezza sociale. Un socialismo del XXI secolo. Utopia? Direi proprio di no. Basta volgere lo sguardo all’esperienza che hanno iniziato a fare alcuni Paesi latino-americani che si sono uniti in una conferederazione di Stati sotto il nome di ALBA rafforzando le economie locali per contrastare lo strapotere delle multinazionali.

L’obiettivo comune è di recuperare sovranità e un cammino indipendente dalle logiche imposte dal modello neo-liberista. Certo un cammino non facile, pieno di ostacoli ma necessario. Se avremo il coraggio di accogliere questa sfida e sapremo, come italiani, farci portatori di un’Alleanza tra il Sud Europa così come hanno appena fatto Francia e Germania, allora potremo indicare la strada per un Nuovo Rinascimento Europeo che parte dal Mediterraneo, luogo in cui ha avuto origine l’Unione Europea.

di Tiziana Alterio

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