Il corpo delle donne è merce da consumare a basso costo

Nello spietato mercato del capitalismo il corpo delle donne è merce da consumare a basso costo

Roma – “Quando ero una bambina sognavo di essere una biologa, sognavo di essere amata e rispettata. Non ho mai sognato di essere usata e abusata dai compratori di sesso. Ma è stato così”. Inizia con queste parole la storia di Sandra Norak, una giovane ragazza tedesca adescata con il metodo del Lover boy, il fidanzato che finge di amarti per poi spingerti nell’industria infernale del sesso. Per sei lunghi anni Sandra si è prostituita nella Germania patria della legalizzazione dei bordelli. “Il trafficante che si è finto amante mi ha spinta in un bordello legale. Ero giovane, instabile e non sapevo come comportarmi, mi sono fidata di lui soprattutto perché mi diceva che era tutto normale. Ho considerato il fatto che il governo legittima la prostituzione come un lavoro e che i protettori e i proprietari dei bordelli appaiono nei talk show e vengono chiamati uomini d’affari e dunque, ho pensato che non fosse poi così male. Non potevo rendermi conto che stavo scivolando in un ambiente criminale pieno di violenza”.

In un momento storico in cui in Italia la Lega e alcuni parlamentari del M5S sono tornati a riproporre la legalizzazione della prostituzione con la modifica della Legge Merlin che bandì nel 1958 le case chiuse, la maggioranza si spacca in due.  Sessantasei esponenti del M5S firmano una lettera per chiedere di prendere posizione contro la possibile riapertura dei bordelli, così come vorrebbe soprattutto Matteo Salvini. Tra i parlamentari contrari alla legalizzazione c’è Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5S al Senato ma anche il sottosegretario alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora e i senatori Pierpaolo Sileri e Gianluca Perilli. 

“Il diritto ad acquistare sesso è l’ultimo ritrovato del neo-capitalismo contro cui da sempre il M5S si batte”, ha spiegato la senatrice Maiorino durante l’evento La schiavitù nascosta e il business della prostituzione organizzato lo scorso 15 marzo allo scopo di mettere a confronto diversi modelli europei e avviare un dibattito sul fenomeno della prostituzione.

“Quelli che alcuni si ostinano a chiamare il mestiere più vecchio del mondo è in realtà una forma di coercizione – ha dichiarato la Maiorino –  E’ una schiavitù vecchia come il mondo e oggi con i fenomeni migratori globali è diventata una vera e propria riduzione in schiavitù, in violazione dei più basilari diritti umani universalmente riconosciuti. La maggior parte delle donne prostituite sono donne straniere, provenienti dai paesi più poveri, e sono vittime di tratta. Sono lì contro la loro volontà, sono schiave importate per soddisfare una domanda sempre crescente”.

Il modello regolamentarista è stato utilizzato dall’Olanda nel 2000 e dalla Germania nel 2002 e a distanza di quasi 20 anni i risultati ottenuti dalla legalizzazione della prostituzione sono aberranti.

Il Paese locomotiva dell’Europa, moderno, libero e democratico e in cui la difesa della dignità umana è il primo articolo della Costituzione, ha creato, racconta Sandra Norak, “bordelli simili a campi di stupro di massa” dove le persone vengono trattate come beni di consumo a basso costo.  “Il modello tedesco sta producendo l’inferno sulla terra”, ha spiegato la dottoressa Ingeborg Kraus, psicotraumatologa e fondatrice dell’associazione Trauma and Prostitution.

In una società neo-liberista dove tutto è rivolto al profitto anche lo sfruttamento sessuale è diventato, in Germania, industrializzato con un giro di affari pari a 15 miliardi di euro all’anno, 3.500 bordelli registrati e altrettanti illegali improvvisati nei bagni pubblici, nei parcheggi sotterranei, nelle case private, ovunque.  Pubblicità in bella mostra e grattacieli in pieno centro a Berlino, Colonia, Monaco capaci di ospitare fino a mille compratori di sesso in una sola volta. Macchine da guerra dove tutto è permesso con tanto di prestazioni scritte su un tariffario esposto come un semplice menù gastronomico.  Negli ultimi anni, sempre in Germania, si è registrata una crescente domanda anche di donne incinte che devono servire tra i 15 e i 40 uomini al giorno, ininterrottamente, fino a quando non partoriscono.

Le regole del libero mercato impongono tariffe basse per avere più clienti, e dunque, anche i corpi delle donne devono essere sfruttati al massimo, senza pietà.  Nella democratica ed evoluta Germania ci sono bordelli Flate-rate che per 70 Euro offrono una birra, una salsiccia e un numero di donne illimitato. Nel 2009, quando fu inaugurata la catena di bordelli Pussy Club, nel solo giorno di apertura ci furono 1.700 uomini in fila e quel giorno molte donne collassarono per le ferite, le infezioni e per il dolore, ha raccontato Ingeborg Kraus.

Tra tariffe low cost e tasse, una donna riesce a guadagnare meno di seicento euro al mese per ritrovarsi spesso in condizioni di salute catastrofiche: dolori addominali persistenti, gastriti e infezioni frequenti oltre ad avere tutte le malattie trasmissibili sessualmente. Ma al trauma fisico si aggiunge anche quello psicologico e la maggior parte di loro riesce a restare in questo inferno solo dandosi all’alcol e alla droga.

In Germania le donne nell’industria del sesso sono chiamate Fresh Fries, carne fresca, patatine fresche. Sono carne da macello, non hanno una residenza fissa e vengono trasportate da una città all’altra. Vivono nei bordelli, mangiano e dormono nella stessa stanza in cui servono i compratori di sesso e lavorano anche 20 ore al giorno.

“Sei privato della dignità umana – racconta Sandra Norak, ex prostituta nei bordelli tedeschi – non mi sentivo più un essere umano e avevo perso il potere di resistere. Per tutte le donne che ho incontrato la prostituzione è un atto di violenza che ti fa perdere la capacità di sognare, di avere emozioni. Ti devi spegnere per poter sopravvivere. E tutto questo è chiamato libera scelta. Il dolore delle donne e la violenza dei trafficanti diventano invisibili dietro due parole magiche, libera scelta”.

Se l’obiettivo dello Stato tedesco era quello di ridurre il traffico di esseri umani legalizzando la prostituzione i risultati ottenuti sono esattamente opposti. Oltre ad essere cresciuta la domanda del 30% vista la depenalizzazione degli acquirenti, è aumentata anche la tratta poiché occorrono più donne nel mercato del sesso. Questa legge ha fatto della Germania un eldorado per i trafficanti, i protettori e i proprietari dei bordelli. E poiché tutto è legalizzato nessuno vede più lo stupro o il crimine organizzato, tutto si svolge dietro i bordelli legali. Ma è aumentata anche la prostituzione illegale e molti studi hanno dimostrato che proprio quando la prostituzione è legalizzata aumenta anche tutto il sottobosco che non è alla luce del sole.

Il modello tedesco è un modello fallito mentre invece quello nordico adottato in Svezia e in altri Paesi europei è una strada possibile da percorrere anche in Italia. In questi Paesi la prostituzione è vietata e le pene anche per gli acquirenti del sesso sono alte, un valido deterrente per contrastare il fenomeno.

Quando si parla di prostituzione bisogna porsi la domanda su che tipo di società desideriamo.

Vogliamo una società che sacrifica le donne affinchè gli uomini possano soddisfare i loro bisogni sessuali ogni volta che lo desiderano, acquistarle, usarle e poi gettarle via e una società che accetta la violenza e l’abuso sessuale in nome del profitto ma nascondendosi dietro il paravento della libertà e del contrasto all’ illegalità? Oppure una società capace di proteggere le persone più vulnerabili salvaguardando la loro dignità umana e una società capace di coltivare e sostenere l’uguaglianza e il rispetto tra uomini e donne?

Gli Stati hanno la responsabilità di essere un modello di riferimento e un fornitore di orientamento specialmente per i giovani e per le persone più vulnerabili, perché io ero una di loro – ha raccontato Sandra Norak – Se la Germania mi avesse avvertito a voce alta che la prostituzione è violenta ed è una violazione della dignità umana, il trafficante avrebbe avuto molta più difficoltà ad adescarmi. Quando ero giovane avrei avuto bisogno di uno Stato che mi avesse protetto nel momento in cui non ero in grado di proteggermi da sola. La Germania per me non è stato questo, vi prego di non diventare tale Stato per tutti i giovani del vostro Paese.” 

La prostituzione distrugge le famiglie, la capacità di amare e il sistema di valori fondamentali su cui si basano le relazioni umane e uno Stato che legalizza i bordelli è uno Stato che avalla un modello di società in cui diventa un diritto acquistare atti sessuali chiedendo sempre più servizi a prezzi più bassi e in cui tutto diventa normale, anche la schiavitù. Il popolo tedesco con la loro attitudine al rigore, al rispetto delle regole ad oltranza, alla organizzazione maniacale devono fare i conti con il loro lato ombra: la perdita di umanità, di compassione, di vicinanza all’esistenza umana nella sua complessità e con i suoi dolori. Fu così nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale dove venivano ammassati migliaia di ebrei. Una macchina estremamente organizzata dove furono uccisi donne, bambini, vecchi, uomini ridotti prima alla fame per poi essere  sterminati nelle camere a gas. Oggi, nei bordelli del sesso, macchine produttive dove girano miliardi di euro, c’è un’altra forma di omicidio: l’agonia delle donne finite nel giro della prostituzione legale è più lenta, ma non meno distruttiva

1 thought on “Il corpo delle donne è merce da consumare a basso costo

  1. Di fronte alle testimonianze dirette di giovanni donne umiliate e prese in giro dallo stato che per definizione dovrebbe, invece, proteggerle non si può che rimanere allibiti, sconcertati e destabilizzati, per lo meno da umile lettore è così che mi sento. Il liberismo sfrenato non ha più senso e, prima o poi, aizzerà i popoli nuovamente alla guerra. Ci vendono, a caro prezzo, un’apparenza di benessere che imploderà in sé stessa.
    Le dissennate politiche della locomotiva d’europa che per anni qualcuno avrebbe voluto che seguissimo pedissequamente saranno la rovina anche dell’europa delle nazioni.
    Uniti in Europa, ma con i nostri diritti e le nostre tradizioni.

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