Monopolio monetario e illusione politica

L’economia politica, gli insuccessi delle rivoluzioni sociali, la condizione della società sotto la finanza, si possono spiegare in una pagina, liberandosi di complicazioni costruite ad arte per nascondere una realtà di base molto semplice e lineare:

Nella società, ciascuno è produttore e consumatore, domanda e offerta (anche negli investimenti produttivi, dove si richiede denaro oggi promettendo un profitto futuro).

Questi scambi -tutta l’economia di scambio- necessitano di moneta accettata-spendibile per poter esser fatti; se manca moneta, l’economia rallenta.

Ciò posto, chi si impadronisce del monopolio della creazione-distribuzione-prezzatura-accettazione della moneta (che è quasi tutta in forma di credito),

a) aumentando e riducendo la liquidità, fa crescere e recedere l’economia; scegliendo le aree geografiche e i settori economici da spingere e da affossare, specula, arbitra, destabilizza, ricatta;

b) facendo accettare come valore la moneta simbolica che crea a costo zero, e fornendola come prestito a interesse composto, gradualmente si fa creditore di tutto il reddito presente e futuro (il totale del debito diventa sempre più grande della liquidità esistente, il totale degli interessi passivi da pagare tende a superare il reddito mondiale);

c) indebitando indissolubilmente gente, imprese e stato verso di sé, li sottomette;

d) se qualcuno o qualcosa (governo? block chain? criptovalute?) minaccia questa sua posizione di monopolio, lo elimina o lo sabota o lo compera: il sistema è blindato; il mondo si trova all’interno questo grande meccanismo finanziario.

L’economia politica, in essenza, è tutta qua. E non si uscirà da questo meccanismo finché si resterà in una società basata sugli scambi economici. Quanto sopra spiega le cause effettive di crescite e recessioni, di bolle e di crolli, di debito pubblico, pressione fiscale, rating, insolvenze generali, liquefazione degli stati, mondialismo, impotenza della politica. Certo, in economia e in politica operano anche altri fattori, ma sono ampiamente subalterni; e, certo, non tutto è pianificato, controllato e determinato centralmente, ma il monopolio monetario dà l’impostazione generale e agisce dove e quando e come occorre.

La forza sta nel monopolio di una risorsa -la moneta- che è indispensabile, che non ha costo né limiti di produzione, che indebita progressivamente la società che la usa verso il monopolista che la distribuisce, e che a quest’ultimo permette di comperare tutto e tutti, anche la censura, il gatekeeping, in modo che del monopolio monetario non si parli proprio, né dei suoi effetti. Da monopolio a monarchia occulta.

Questa forza monopolista, e il suo esercizio come strumento di dominazione e sfruttamento dei corpi sociali, sono espressione delle costanti sociopolitiche empiricamente confermate dalla storia, ossia:

-della Costante Oligarchica (ogni società organizzata è comandata da un’oligarchia che detiene il grosso del potere politico, economico, militare, tecnologico, culturale; democrazia, eguaglianza, rule of law, certezza del diritto, sono solo story telling);

-della Costante Strumentale (per l’oligarchia dominante, il corpo sociale è uno strumento, non un fine – come il gregge per il pastore, non come i figli per i genitori; il principio costituzionale francese “gouvernment du peuple, pour le peuple, par le peuple, è esso pure story telling).

Per capire come si va evolvendo il sistema, queste due Costanti vanno considerate assieme alla Variabile Tecnologica (ossia, ciò che varia nel tempo e nei contesti politici sono gli strumenti -dalle armi alla religione alla finanza all’informatica alla genetica- disponibili all’oligarchia per controllare, dominare, usare il corpo sociale.)

Coloro che credono nelle rivoluzioni, nelle riforme radicali e sistemiche, nella lotta di classe, nella giustizia sociale (compresi i miei amici che pensano di riuscirci attraverso una rivelazione-rivoluzione monetaria), rimangono sempre frustrati proprio perché ciò in cui credono è che quelle costanti si possano togliere, ossia che possa esistere una società organizzata non sull’oligarchismo, sul privilegio, sulla diseguaglianza, sull’oppressione.

D’altronde, anche questa diffusa fede illusoria nella possibilità della giustizia sociale è una Costante, nel senso che sopravvive ai suoi sempre nuovi fallimenti; e come tale essa viene sfruttata per il consenso – ossia, promettendo di correggere la struttura oligarchico-strumentale della società, che causa malessere popolare, per instaurare la Giustizia, l’Eguaglianza, la Solidarietà, si può sempre raccogliere consenso e sostegno politici, e usarli per prendere la poltrona a chi ci sta seduto oggi. Yes, we can! Per raccogliere seguito popolare, viene usata anche un’illusione che è complementare a quella suddetta, ossia la fede nella possibilità di realizzare un ordine sociale razionale e permanente o definitivo (la repubblica di Platone, gli ordinamenti teocratici, il socialismo reale, il Reich millenario, il mercato perfetto come fine liberale della storia). Anche questa è un’illusione, dato che nella storia tutti gli ordinamenti politici sono instabili, passando per continue trasformazioni politiche, costituzionali, economiche, sociali, culturali, etniche, religiose. Però funziona.

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