Perché continuiamo a lasciarli fare? Chi vuole che si continui a vivere sotto il loro ricatto va smascherato e giudicato

Ecco come funziona davvero:

Le agenzie di Rating sono controllate ossia di proprietà delle grandi banche d’affari, che a loro volta sono controllate dai grandi fondi di investimento speculativi (BlackRock, Vanguard, BlackStreet ecc. ecc. ). Si pensi che BlackRock gestisce un patrimonio finanziario pari a circa 3 volte e mezzo il PiL italiano.

Le grandi Banche d’affari fanno affari speculando sui titoli di stato. I nostri sono molto appetibili anche perché quelli di altri paesi sono a tasso di interesse negativo ovvero chi li compra sa che gli verrà restituito a scadenza meno di quanto ha investito.
A comprarli perciò sono prevalentemente loro (non più famiglie e imprese come una volta) per fare con essi operazioni speculative di compravendita.

I giudizi (non pregiudizi!) emessi dalle agenzie di rating dovrebbero servire a orientare gli investitori e non a condizionare il mercato a favore delle grandi banche d’affari a danno dello/gli Stato/i (tutti noi).

Non si tratta di danni da poco: “danno erariale (…) quantificato: ben 120 miliardi di euro per i rapporti, giudicati «avventati», delle tre agenzie di rating diffusi tra maggio e novembre del 2011 sul debito pubblico italiano.” contestato dalle procure della corte dei conti del Lazio e di Trani -vedi sole 24 h (1) – manovre che hanno contribuito a causare la recessione in Italia, rispetto ai quali l’ordoliberista Padoan non si è sentito obbligato a citare in giudizio le società di rating in questione – Standard&Poor’s e Fitch – ed a richiedere adeguato risarcimento!
È più chiaro ora come funzionano i mercati?

Quelle stesse agenzie di rating che hanno fallito i loro giudizi (interessati) in modo eclatante, basti pensare al giudizio positivo che dettero sugli acquisti di obbligazioni Lehman Brothers emessi poco prima del fallimento… o ricordare il caso Parmalat… agenzie, al soldo dei grandi fondi di investimento speculativo, si permettono di emettere giudizi sulla solvibilità di interi stati in modo da giocare a loro favore gli alti e bassi sulla fluttuazione dei rendimenti dei titoli per poter spremere meglio le vacche da mungere, ossia gli stati, cioè tutti noi.

Riescono a farlo perché è stata sovvertita la finanza pubblica a partire dagli anni ’80. Oggi, infatti, ci siamo ridotti a servirci esclusivamente di moneta privata, a debito, straniera, e abbiamo aperto sin da allora i confini ai flussi di capitali. Abbiamo cioè permesso la esternalizzazione del debito (prima il debito era tutto interno come quando in una famiglia ben coesa il marito “si indebita“ con la moglie o viceversa).

A voler permanere in questo stato di cose sono le scelte che continuiamo a confermare grazie alla mente luminosa dei vari economisti liberisti che si sono succeduti nel corso dei decenni…

Le agenzie riescono, in questo modo, a tenerci sotto ricatto imponendoci di non fare investimenti pubblici e ad essere sempre pronti a fare tagli alla spesa, ai servizi, anche perché più siamo in difficoltà man mano che l’economia si deprime più abbiamo bisogno dei loro soldi e più profumatamente saremo costretti a remunerarli ma soprattutto perché la nostra priorità assoluta dovrà essere il pagamento del servizio al debito. Deve essere al primo posto, prima cioè di qualsiasi altra esigenza di spesa che potremmo avere: sanità, ospedali, strade, ricerca, aiuti alle imprese, pensioni, cura del territorio, cura e tutela del patrimonio naturale, artistico ecc. ecc. fatte salve naturalmente le spese per il settore della guerra che non si toccano in nessun caso…

Minacciano, nella seconda fase, che stanno “bonariamente“ preparando per il nostro futuro, di declassare i titoli del nostro paese a titoli spazzatura!

In tal modo potranno spremere al meglio e definitivamente le ricchezze effettive dell’Italia (Patrimonio stimato in diecimila mld) e degli italiani che sotto forma di risparmi (i più alti al mondo) hanno più di 4000 mld (frutto di tempi migliori) che insieme suscitano gli appetiti dei coccodrilli finanziari che abitano la palude liberista che abbiamo accolto in casa, lasciandocene circondare.

Quando vorranno ci declasseranno e a quel punto non potremo più fare quella cosa, già di per sé assurda per uno Stato, che è continuare a chiedere prestiti ai mercati per finanziarci (solo chi è assolutamente ignorante di finanza pubblica può pensare che questo sia normale e non patologico o meglio criminale).

Non ci presteranno più soldi perché i criteri di rischio che si sono dati glielo impediranno. A quel punto, il ministro liberista di turno, non farà tutto quello che sarebbe possibile fare (emissione di statonote o certificati di credito fiscale, istituzione di grandi banche pubbliche o nazionalizzazione di grandi banche private ecc. ecc.) e ci rassegneremo all’intervento dei fondi salva stati (MES) previsti per noi povere cicale mediterranee o se preferite per venire in soccorso a noi maiali -PIGS- della periferia dell’eurozona; fondi preventivamente predisposti dai poteri sovranazionali istituzionalizzati nella Ue.
Il MES (meccanismo europeo di stabilità) che abbiamo già finanziato, con 50 mld, (è previsto prossimamente il versamento di più del doppio della cifra già versata e non possiamo rifiutarci perché il Mes è parte del fiscal compact che abbiamo inserito in Costituzione) prevede, infatti, che ci presteranno loro i soldi che ci mancano (pensate a quanto è successo in Grecia)! Praticamente ci presteranno i nostri soldi e per assicurarsi che glieli restituiremo con gli interessi ci commissarieranno secondo la logica che il FMI ha già sperimentato sui paesi di seconda colonizzazione. Decideranno loro quanto e su cosa dovremo tagliare: ospedali, pensioni, stipendi, previdenza sociale, ecc. ecc. perché si possa risparmiare, evitare di spendere e restituire il debito che sarebbe peraltro del tutto evitabile… a partire dagli anni 80 è cambiata, infatti, natura e funzione del debito pubblico a danno di tutti noi ma di questo parliamo un’altra volta…

(1) https://st.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-22/corte-conti-contro-agenzie-064217.shtml

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