Banche commerciali e banche d’affari: se stanno (ancora) insieme ci sara’ un perche’

I due programmi a confronto

Bill Clinton firma l’abolizione del Glass-Steagal Act, circondato da volpi gaudenti

di Franco Ferrè

Buona fortuna a tutte le galline… pardon, a tutti i risparmiatori

Le banche hanno due tipi fondamentali di clienti: i piccoli (depositanti e/o affidati) ed i grandi. I piccoli soggetti in genere cercano, se depositanti, un luogo sicuro dove mettere i soldi che utilizzano per la loro vita di tutti i giorni ed i pochi risparmi o cercano prestiti per affrontare esigenze di breve termine. Non vogliono correre rischi e, in prevalenza, non cercano particolari guadagni: vogliono certezze ed un servizio efficiente di trasferimento fondi, quando richiesto (bonifici, carte di credito, pagamento di bollette, etc.). Se richiedono prestiti, vogliono un aiuto quando l’attività o le fasi della vita richiedono loro di anticipare somme di denaro. I grandi clienti sono affidati su larga scala o investitori; sono consapevoli dei rischi e propensi a correrli per ottenere dei guadagni, sia sotto forma di investimenti, sia sotto forma di grandi operazioni da finanziare a debito.

I primi hanno pochi capitali, ma sono moltissimi, e generalmente sanno poco di banche e finanza; i secondi, invece, sono pochi, ma molto ricchi e molto esigenti, poiché cercano sempre nuovi profitti. L’”invenzione” della finanza, che oggi sta quasi sostituendo le attività reali come fonte primaria di profitto per le élites, ha moltiplicato le “bolle” speculative (che ci sono sempre state, anche nell’antichità), ma nell’ultimo secolo è stato il sempre più largo coinvolgimento della gente comune. Già nella crisi del 1929 chi aveva dei soldi in banca non potè più ritirarli e chi non li aveva, ma aveva un lavoro, lo perse a causa del crollo delle banche. Se la banca a cui si rivolgono i piccoli depositanti è la stessa dei grandi speculatori, mischiare i soldi degli uni con quelli degli altri è la chiave per speculare su una scala molto più larga di prima e senza dover rendere conto più di tanto del proprio operato. La banca che custodiva i depositi era la stessa che deteneva le azioni delle industrie e la stessa che investiva i soldi dei piccoli depositanti in strumenti finanziari speculativi per guadagnare di più. Le volpi avevano potuto agire libere nel pollaio, che era stato allargato da pochi tacchini, grassi ma difficili da catturare, a migliaia di galline che una volpe non l’avevano mai vista prima. Tutti nello stesso recinto.

Il problema è che, poi, quando una banca è in crisi e perde i soldi che ha investito, se ci sono coinvolti i piccoli depositanti, lo Stato deve (dovrebbe) intervenire a tutela dei loro depositi. Quindi Franklin Delano Roosevelt, nel salvare (anno 1933) le banche dal fallimento, tra le altre cose, stabilì anche, con il Glass-Steagal Act, che, se i depositi andavano tutelati, allora le banche che li custodivano non avrebbero dovuto mai più investirli in quote azionarie delle aziende, né imbarcarsi in operazioni speculative, o finanziamenti su larga scala. Per quello ci sarebbero state le Merchant Banks, o banche di investimento, dove gli investitori più propensi al rischio avrebbero potuto continuare a giocare al casinò, consapevoli dei rischi (e dei possibili rendimenti). In Italia, la commistione tra le banche e le industrie di cui possedevano cospicue partecipazioni fu vietata dalla Legge Bancaria del 1936 che, sulle orme di quella americana, sancì la separazione tra Banche Commerciali e Banche di Investimento.

Volpi di qua, galline di là, insomma. E se le volpi avessero avuto fame, che inseguissero i tacchini, o cercassero cibo fuori dal recinto, come tutti gli altri.

Poi venne la guerra mondiale, e con essa la distruzione diffusa, che mise in giro nuovo, ottimo cibo per le volpi ancora per un po’. Il New Deal fece scuola e la vergogna nel dopoguerra fece il resto: c’era mezzo mondo da ricostruire e i profitti nel mondo reale tornarono buoni; ma le volpi erano sempre di più, e nel giro di una trentina d’anni tornarono ad essere affamate. A fine anni ’80 le volpi si affollavano di nuovo intorno al recinto delle galline, che nel frattempo erano parecchio ingrassate, grazie al benessere diffuso dei “trenta gloriosi”: in tanti cominciavano avere soldi da parte, risparmi da investire. Sarebbe stato uno spreco non approfittarne, era tempo di riaprire il recinto.

Questa volta fu l’Europa a fare da apripista: la II Direttiva europea del 1992 istituì la “Banca d’Impresa”, abilitata sia ad attività a breve che a lungo termine, con facoltà di detenere partecipazioni azionarie di imprese e operare senza limiti sui mercati finanziari; essa venne recepita in Italia nel 1993 dalla c.d. Legge Amato, che riscrisse il Testo Unico Bancario. Gli USA seguirono a ruota e, nel 1999, dopo una serie di pressioni mirate, sopra e sotto le scrivanie della Casa Bianca, il presidente Clinton (democratico come Roosevelt, ma le somiglianze finiscono qui) fu convinto a firmare l’abolizione del Glass-Steagal Act. La faccia dei presenti, al momento della firma, dice più di mille parole. Le volpi ridevano sornione: il recinto era stato riunificato, e la caccia alle galline ripartì.

Le banche americane – tornate “universali” – fecero indebitare in tutti i modi possibili dei clienti con redditi sempre più bassi e sempre più precari, rivendendo poi più e più volte i prestiti erogati ad altri clienti (spesso europei) sotto forma di titoli, obbligazioni, cartolarizzazioni, ed altro ancora. E oltre a quelli, una pletora di prodotti derivati, collaterali, compositi, collegati, tutti con la stessa, pericolosa, caratteristica: essere a somma zero. Prodotti che gli operatori di Wall Street non a caso tra di loro chiamavano “la m*”.

I prestiti originari, nel 2007, fallirono (come era normale che fosse), e, nel 2008, fallirono anche tutti gli strumenti finanziari che vi erano collegati, in una catena che coinvolse quasi tutte le banche occidentali, dagli USA fino all’Europa. Il Presidente Obama, appena insediato e democratico pure lui, scelse di non mettere i soldi nell’economia reale: salvò solo le banche, senza nemmeno ripristinare la divisione tra quelle Commerciali e le Merchant. Infatti, la c.d. Volker Rule del 2010 che apparentemente ripristinò la divisione, pose tali e tanti limiti e paletti al divieto, da farlo risultare – di fatto – inapplicabile.

Perché le élites vogliono che, a dispetto di tutto, le due tipologie di banche restino insieme: le volpi, insomma, devono aggirarsi indisturbate nel pollaio insieme alle galline.

Negli USA si riparla, ogni tanto, del tema. Da noi ne parlavano, un tempo che sembra lontanissimo (ma non lo è) i 5 Stelle: il consenso, allora, sembrava ampio. Nel contratto del Governo gialloverde ancora se ne parlava. Nel programma del governo attuale, invece, il punto è sparito, volatilizzato (vedi figura).

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