Il sovrano sull’impero dell’e-commerce

La divisione dei lavori, è divisione delle ricchezze

di Gea Ghiga

Ci sono monopoli e monopoli, e non pretendiamo di raccogliere in queste righe il complesso insieme di fattori che determinano la differenza tra il tal tipo e il talaltro, ma al lettore fornito di longanimità basti di riconoscere, se gli piaccia in seguito ad attente riflessioni, che Amazon sembra ormai da annoverare tra i monopoli di fatto, poscia pandemia in particolare.

Amazon è notoriamente sovrano regnando sull’impero dell’e-commerce, un’impero vasto e sconfinato, che nella centrifuga dei traffici che ne hanno conclamato la supremazia, si è indiato a frusto a frusto, torno torno in una visione straordinariamente lungimirante di un settore del commercio allora in espansione ma non ancora affermato. Jeff Bezos ora è noto come il pater familias del commercio elettronico, valutato da Forbes nel 2021 come l’imprenditore che risulterebbe più ricco sulla Terra.

Di fronte a un successo talmente eclatante, può accadere di rimanere come istupiditi, e dimenticar quelle radici che accomunano tutti indistintamente, che fanno di homo uomo e non semidio. Bezos è il cognome acquisito del rampollo di una coppia adolescente e frutto di una scelta dei tempi del liceo, che prenderà il cognome pregno di future accezioni e attributi dal padre adottivo, immigrato dal Sud America negli Stati Uniti. Piccolo prodigio, da piccolo inventa un allarme elettrico per tenere lontani i fratelli dalla propria stanza, persegue le proprie inclinazioni, si laurea in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico-finanziario percependo uno stipendio di 18mila dollari e mezzo mensili ca., che lascerà per fondare nel garage di casa sua, il progetto vincente di Amazon, alla stregua di Steve Jobs. È solo nel 1994, all’età di trent’anni, che l’idea diviene realtà, ma non ancora storia. La previsione del fatto che non si sarebbe ottenuto profitto per i seguenti 4-5 anni è veritiera e appena nel 2002 si ha il primo lillipuziano profitto, è una rapida escalation fino ad assurgere all’Olimpo nel 2005 e restarci, imbolsendo sempre più in qualità e quantità.

“ Il lavoro compiuto da un individuo solo non è, evidentemente, sufficiente a procacciargli gli alimenti, gli indumenti, e il genere di alloggio, che si suppone siano richiesti in una società evoluta, non solo dal lusso della persona di condizione elevata, ma anche dalle naturali esigenze del più umile contadino “ recita l’incipit dell’Abbozzo de “ La Ricchezza delle Nazioni “, capolavoro di economia politica di Adam Smith che livella il terreno per ingentissimi raccolti intellettuali nei tre secoli a venire.

La divisione del lavoro è un catalizzatore così potente ed efficace del progresso economico e dell’innalzamento del grado di civiltà di una società, che appena dopo una prima eloquente formulazione delle sue diverse ramificazioni e implicazioni ad opera di Smith, si assiste all’invenzione di Ford della catena di montaggio nei primi anni del 1900, a distanza di un secolo e poco più. Due diversi esempi renderanno idea del medesimo fenomeno: mediante la specializzazione nel lavoro, in teoria si può passare dalla capacità di produrre uno spillo all’anno a 600mila unità, con evidenti risparmi e guadagni di mercato, allo stesso modo che attraverso l’assemblaggio il tempo di produzione di un’autovettura si riduce da 12 a un’ora.

Il padre dell’economia politica fornisce un’attenta analisi fenomenologica della ricchezza delle nazioni, in linea con la cattedra di filosofia cui presiede a Glasgow dal 1751 in poi, tenendo il professorato di logica per un anno, e quello di filosofia per i dodici successivi. Avrebbe potuto divenire chierico, ma seguendo la sua vocazione filosofica, ci ha lasciato una grande eredità.

Il commercio è per gli uomini il prodotto di una naturale attitudine a trafficare, a scambiar vicendevolmente alcune cose con altre, il che a differenza delle fiere, fa sì che i prodotti delle nostre fatiche costituiscano “ per così dire, un fondo comune “, un grande arazzo cosmopolita, i cui fili sono i frutti del lavoro di ciascuno. “ Il benessere nazionale è il benessere di tutto il popolo “ appare incontrovertibilmente come il corollario di una logica stringente e perspicua, nonché un grande affare, ma il problema sta nel constatare che le ricchezze non sono distribuite equamente, e i più possiedono meno dei meno, non solo: a condizioni peggiori. “ In un paese civile i poveri provvedono a sé stessi e all’enorme lusso dei loro signori “ non è uno slancio ideale nichilista, ma la teoretica ricavata dall’esperienza di un empirista che osserva le forze sociali susseguirsi in un’ottica di produzione che ha ignorato i figli di una simile discordia, ovvero sfruttamento e alienazione. In un mercato competitivo, accade che si consumi il sacrificio dell’etica per ingraziarsi le divinità del capitale.

L’esimio economista Giorgio Lunghini ci dà conferma, nel caso in cui ce ne fosse bisogno, delle deduzioni del suo pari antecedente in materia Smith, con le parole: “ Con lo sviluppo della divisione del lavoro, l’occupazione della stragrande maggioranza di coloro che vivono di lavoro, cioè della gran massa del popolo, risulta limitata a poche semplicissime operazioni, spesso una o due. Ma ciò che forma l’intelligenza degli uomini è necessariamente la loro occupazione ordinaria. “ È sotto questa bandiera che i lavoratori di Amazon decidono di scioperare in blocco in data 22 marzo 2021, in un clima in cui l’umanità viaggia tra una turbolenza e uno sbalzo di pressione. Circa 9.500 magazzinieri e 15mila driver, lamentano l’insostenibilità dei turni e della ripetitività del lavoro, tra disagi fisici esperibili in poco tempo e resi cronici da evidenti deficienze fisiologiche causate dai turni di notte settimanali e così via. Il padre di questa figliolanza irrequieta e querula Bezos non porge un ramoscello d’ulivo, ma asserisce la piena funzionalità della multinazionale nel rispetto della tutela di tutti i lavoratori e ciononostante essi chiedono alla clientela di astenersi dalla febbre da shopping, arrestando quella macchina generatrice di flutti procellosi di profitto con la indefessa e spasmodica attività dei suoi componenti, per sole 24 ore.

La divisione dei lavori, è divisione delle ricchezze, e divisione dello sconforto: il campanello d’allarme di chi passa inosservato dietro alla voce consegna in 24h o tutte le modalità di diritto di prelazione sui beni che ci arroghiamo a discapito della fatica di altri.

“ Un popolo è un grande individuo, l’Europa è un solo e medesimo popolo, le cui differenti nazioni sono altrettante provincie e l’umanità tutta non è che una sola e medesima nazione che deve essere governata dalla legge di una nazione bene ordinata, cioè dalla legge di giustizia che è la legge di libertà “ si legge nel Discorso di Vittorio Cousin, filosofo e storico filosofico, tratto da “ Ricerche sopra la natura e le cause della Ricchezza delle Nazioni di Adamo Smith “, discorso che conchiude l’edizione Editori Riuniti dell’opera di Smith, e con le quali egli offre una prospettiva permissiva e promittente della grande opera umana che si esprime attraverso la forma del lavoro, rispettabile in sé e in tutte le sue manifestazioni e perciò roccaforte di diritti e doveri non sacrificabili.

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2 Commenti

  1. “Ecco il vero mondo di Amazon: dalla Cia alle nuove attività in Italia”, di A. Muratori per Insideover

    Gennaio 2019

    Con un fatturato di oltre 177 miliardi di dollari nel 2017 e più di mezzo milione di dipendenti in tutto il mondo, Amazon rappresenta uno dei più importanti colossi dell’economia globale contemporanea. Gestisce non solo un business di e-commerce senza paragoni in Occidente, a livello globale paragonabile solo a quello della cinese Alibaba, ma anche una mole immensa di dati, che hanno contribuito a renderla un attore importante nel campo del cloud storage.

    La società di Jeff Bezos, in una fase che vede l’economia interessata da una transizione verso tecnologie di frontiera come l’intelligenza artificiale e il 5G, gioca un ruolo importante nella “guerra dei dati” che si sta scatenando tra Stati Uniti e Cina (come insegna il caso Huawei) e al tempo stesso amplifica la sua proiezione nel campo della gestione di servizi tradizionalmente pubblici in diversi Paesi del mondo, rafforzando in questo modo tanto il suo business quanto la sua base dati a disposizione.

    Lo stretto legame tra Amazon e il governo federale

    Tutto parte dagli Stati Uniti. Paese alla cui strategia mondiale Amazon, come gli altri giganti del web, è intrinsecamente collegata. Come ricordato da Limes, “tramite la controllata Amazon Web Services (Aws), nel 2013 Amazon ha siglato un contratto da 600 milioni di dollari con la Cia per fornire un servizio cloud che è utilizzato dalle 17 agenzie della comunità di intelligence. E proprio la Aws è favorita per l’assegnazione del gigantesco programma di cloud computing del Pentagono, la Joint Enterprise Defense Iinfrastructure (Jedi), dal valore di 10 miliardi di dollari”

    Riferimento e proseguimento:

    https://it.insideover.com/politica/mondo-amazon-dagli-usa-allindia-tutte-le-sfide-del-colosso-del-web.html

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