Business as usual: il libero mercato con…

Con vaccini, armi e gli esperti di Draghi è la dichiarazione di guerra

Libero mercato delle pezze colorate

di Marco Bersani

Si chiama “Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica” e, per i cultori della leggenda di un Draghi neo-keynesiano, ansioso di riscoprire gli insegnamenti adolescenziali del compianto Federico Caffé, l’impatto non sarà senza conseguenze.

I “fab five” che parteciperanno alla struttura sono Carlo Cambini, Francesco Filippucci, Marco Percoco, Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro, economisti della più stretta cerchia liberista, per i quali varrebbe da subito la domanda: “Perché assegnare la valutazione sugli investimenti pubblici a persone che pensano che lo Stato non dovrebbe esercitare alcun ruolo nell’economia, se non quello di facilitarne l’apertura ai mercati?”

Fra questi – tutti maschi, of course– la figura su cui vorremmo concentrarci è quella di Carlo Stagnaro, fondatore e ora direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni.

Cosa sia questo istituto lo dice chiaramente la sotto-denominazione dello stesso “Idee per il libero mercato” e la definizione della mission: “dare il contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta”.

Se qualcuno vuole meglio comprendere di che si tratta, proviamo a spaziare fra alcune delle loro analisi.

Ecco per esempio, come sintetizzano la straordinaria vittoria referendaria sull’acqua: “(..) In questi dieci anni non c’è stato spazio per una operazione verità sul reale contenuto dei quesiti e sull’ingannevolezza della retorica che li ha circondati e animati e che fatto letteralmente deragliare il dibattito pubblico. Sarebbe sbagliato dire che il populismo è nato in quelle giornate di giugno, ma i referendum sull’acqua ne hanno rappresentato una poderosa prova di forza”[1].

E che dire di un ricco pamphlet pubblicato dallo stesso Carlo Stagnaro nel 2003 intitolato “Una società armata è una società libera”[5] sul diritto di possedere armi (naturalmente contro il monopolio dello Stato), con tanto di citazione di Adolf Hitler in apertura?

Se Stagnaro è la figura più impresentabile, anche il quartetto degli altri nominati condivide l’impostazione di fondo, che, di fatto, rappresenta la cifra culturale dello stesso Draghi: il mercato è il fulcro della società, sono i profitti delle imprese a determinare il benessere sociale, è il privato a garantire efficienza e solidità.

Con questo team di economisti, Draghi si prefigge l’obiettivo di chiudere definitivamente tutte le faglie aperte dalla pandemia nella narrazione liberista e di dare il via ad una nuova stagione di espropriazione sociale guidata dai grandi capitali della finanza, dell’impresa e della rendita.

E’ una dichiarazione di guerra a tutte e tutti coloro che in questo anno e mezzo hanno detto chiaramente come la pandemia non fosse un’incidente di percorso, bensì un eccezionale evidenziatore di tutte le insuperabili contraddizioni del modello capitalistico e come fosse necessario mettere in campo la sfida per un’alternativa di società, che opponesse il “noi” all’”io”, la cura alla competizione, l’interdipendenza alla predazione, l’uguaglianza al dominio.

Forse è giunto il momento di dire a chiare lettere tanto al Governo, quanto ad un Parlamento unanimemente allineato, che non siamo stati chiusi un anno e mezzo per farci riportare a una normalità che abbiamo da subito considerato il problema e non la soluzione.

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