No all’impianto industriale di un termovalorizzatore a Santa Palomba

Sei ragioni per resistere ai superpoteri di Gualtieri Sindaco di Roma

Fiume Incastro. Castrum Inui. Ardea. Castelli Romani. Lazio

di Dom De Mar,

Quante sono le ragioni per dire no alla costruzione di un impianto industriale, termovalorizzatore, nell’area di Santa Palomba, zona urbanistica del Municipio Roma IX di Roma Capitale fra i comuni di Roma, Ardea e Pomezia? Sono tante, sono molte e da non trascurare.

Prima ragione

Le società civili hanno da anni maturato la capacità del dialogo, dell’ascolto e delle decisioni, comportamenti inseriti nei programmi e nei manifesti dei partiti, in sintesi, le Istituzioni devono parlare, dialogare con i cittadini e in modo particolare quando si devono inserire opere industriali, di qualsiasi genere, all’interno di un territorio composto da ecosistemi secolari. Questo processo è avvenuto per la decisione di costruire un impianto industriale, un termovalorizzatore a Santa Palomba? No. È stato sempre negato.

Il Sindaco di Roma, Gualtieri ha accettato di ascoltare i sindaci di diversi Comuni dei Castelli Romani e limitrofi all’area di Santa Palomba, contrari alla realizzazione del termovalorizzatore solo il 20 marzo 2024.

Questo il comunicato stampa, congiunto, dei sindaci:Un incontro che si è tenuto fuori tempo massimo quello di ieri in Campidoglio con il Sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, per discutere della costruzione del termovalorizzatore di Santa Palomba.

Come Sindaci dei territori che subiranno le conseguenze dell’impianto, infatti, avevamo richiesto già un incontro al Sindaco Gualtieri nel passato dicembre 2022, richiesta alla quale non abbiamo mai ricevuto risposta fino a ieri.

Un confronto, dunque, che arriva ormai a giochi fatti, durante il quale il Sindaco Gualtieri ha tentato di giustificare la sua scelta, motivandola secondo il suo punto di vista.

Abbiamo quindi sottolineato i punti critici della tecnologia dell’impianto, il problema del trasporto dei rifiuti su strada la presenza dei pozzi realizzati all’interno del termovalorizzatore, con conseguenze disastrose sulla falda che alimenta i nostri laghi, punti ai quali non abbiamo ricevuto risposta. Insomma, tutte ricadute negative in termini di qualità dell’aria, salute dei cittadini e salvaguardia dell’ambiente.

Il Sindaco Gualtieri ci ha chiesto di non fare terrorismo ed evitare narrazioni tossiche, ma riteniamo che, se fossimo stati coinvolti, non saremmo arrivati a questa situazione. Noi rappresentiamo un bacino di 600mila abitanti che fa la differenziata da minimo 10 anni, con una percentuale che va dal 70% in su, siamo sindaci abituati a fare sistema, a lavorare insieme e continueremo a vigilare e a fare quanto in nostro potere per opporci ancora una volta a questa scelta che riteniamo sbagliata dall’inizio. Costruire un mega impianto è la scelta più facile per Roma, ma costruire impianti con tecnologie diverse, in grado di dare risposte diffuse sul territorio è possibile.

Infine, la proposta del Sindaco Gualtieri di coinvolgerci in un osservatorio per monitorare l’andamento della costruzione dell’impianto e poi il suo buon funzionamento, a nulla serve visto che nascerà subito dopo l’assegnazione della gara e quindi non ci consentirebbe di ridiscutere né la localizzazione né la tecnologia dell’impianto”.

Sindaci dei Castelli Romani No Termovalorizzatore

Seconda ragione

Per la nuova area industriale, il termovalorizzatore di Santa Palomba, viene negato il dialogo con i cittadini e la richiesta di un confronto culturale e scientifico.

Il Sindaco di Roma Capitale, Gualtieri non si è mostrato disponibile al confronto e utilizza per gli avanzamenti del progetto tutti i suoi poteri da Sindaco e Commissario del Governo, classificando tutte le osservazioni per la costruzione dell’impianto industriale, culturali e scientifiche come “narrazioni tossiche”. Frase pronunciata da Gualtieri durante l’incontro con i Sindaci dei Castelli per cui rispondono con una nota Marta Bevilacqua e Guglielmo Calcerano, co-portavoce di Europa Verde Roma.  “auspichiamo che il confronto tra le istituzioni possa proseguire sulla base dell’esame di dati tecnici e normativi oggettivi, e non in base a narrazioni che a differenza di quanto affermato dal commissario non sono mai state ‘tossiche’, soprattutto da parte dei sindaci”. Continua, “Le comprensibili preoccupazioni dei residenti, dei Comitati e dei Sindaci dell’area metropolitana si fondano infatti su una valutazione scientifica dell’impatto ambientale di inceneritori e discariche, sostenuta anche dalle Direttive Europee sul trattamento dei rifiuti che equiparano questi due metodi allo smaltimento previsto dalla cosiddetta ‘gerarchia dei rifiuti’.

Terza ragione

L’impianto industriale del termovalorizzatore è un’opera maestodontica, al suo completamento avrà una capacità industriale dichiarata per bruciare tra il 30% e 40% dei rifiuti della città di Roma e magari anche provenienti da altre città, ampliando sempre di più la capacità industriale.

Le direttive europee per la costruzione di questa tipologia di industria limita al 10% del totale dei rifiuti. L’impianto industriale da inserire nell’area di Santa Palomba non solo supera i limiti imposti dalle direttive europee ma nella sua progettazione, nel tempo, con l’aumento della capacità della raccolta differenziata, il riciclo e il recupero dei materiali da riutilizzare, la percentuale della quantità da bruciare non diminuisce per niente e questa è la prova della volontà di costruire sul territorio una mega industria per bruciare 600000mila tonnellate di rifiuti nell’arco di 12 mesi. Inoltre nel progetto non esiste alcun capitolo in merito alle politiche di economia circolare dei trattamenti dei rifiuti e le esperienze solide e attive non mancano. L’impianto industriale di Santa Palomba non è un sito per cui il Comune di Roma vuole utilizzare per gestire fasi di emergenza nella raccolta dei rifiuti per la città di Roma ma è il centro industriale “quasi unico”, in questo caso si, risponde a situazioni emergenziali proveninti da alcune città del sud e del centro Italia.

Quarta ragione

Quali proposte alternative sono state analizzate per il trattamento dei rifiuti? Quali sono i veri obiettivi industriali e l’effettivo bisogno di smaltimento per il Comune di Roma Capitale? C’è ancora tempo per il dialogo ed un confronto culturale e scientifico? Quali sono le idee, le critiche esposte dai singoli cittadini, comitati, associazioni, consorzi, categorie e imprenditori attivi sul territorio, presentate attraverso il forum, voluto e creato dal PD Roma, periferie e territorio? Uno dei tanti, il partito democratico promuove il dialogo, si dice rispettoso dei territori e dei loro residenti ma perchè non ha ancora una voce decisa sull’operato e sui superpoteri del Sindaco-Commissiario del Governo Gualtieri e membro dello stesso partito democratico?

Gli eventi importanti

I giudici sentenziano in “nome del popolo italiano” ma ha ancora un senso questa dichiarazione?

Nel caso dell’impianto industriale del termovalorizzatore di Santa Palomba  la quarta sezione del Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi presentati da: Verdi ambiente e società, il comitato ‘No inceneritore Santa Palomba’ e  Casale Certosa. Tutto nella stessa forma già anticipato dal TAR . Le motivazioni di entrambe le sezioni, hanno bocciato le ragioni in merito alla necessità di un impianto industriale per l’incenerimento dei rifiuti e il metodo dei superpoteri applicato dal Sindaco Gualtieri.

La giustizia è amministrata in nome del popolo

Roma Capitale pronta per l’avvio dei cantieri come da cronoprogramma dal 1° luglio 2024? No!

Per approfondire, sull’unico progetto presentato alla richiesta di manifestazione di interesse per la realizzazione dell’impianto industriale del termovalorizzatore, su queste pagine è possibile raccogliere molte informazioni ma in realtà il termovalorizzatore non sarà in funzione prima del Giubileo, un altro fallimento del Sindaco Gualtieri. Le società Acea Ambiente, Hitachi Zose Inova, Suez e Vianini Lavori hanno messo nero su bianco un cronoprogramma per cui l’inaugurazione dell’impianto industriale è indicato nell’anno 2027.

Ad oggi non c’è un’affidamento e un progetto approvato ma alla scadenza di maggio la commissione non ha proposte alternative da esaminare. Entro il 2024 dovrebbe essere approvato il progetto definitivo, sempre da cronoprogramma a gennaio 2025 è previsto, il taglio del nastro del primo cantiere nell’area di Santa Palomba.

Basteranno 26 mesi? Siamo abituati, il cronoprogramma è soggetto ad eventuli proposte migliorative o peggiorative e nessuno scommette un centesimo, occorrono almeno 4 anni per realizzare l’impianto industriale del termovalorizzatore.

Il cronoprogramma

cronoprogramma

I test di collaudo sono previsti per l’anno 2028 e sulla carta tutti i problemi sono stati risolti, esclusivamente seguendo il cronoprogramma. I responsabili delle società, eventualmente, impegnate nella costruzione, hanno diviso il progetto in fasi e un’attività di “esercizio provvisorio” potrebbe esserci tra circa 45 mesi. Il giorno zero è l’avviso del bando, la firma dei primi contratti è prevista al mese di settembre e nel mese successivo, ottobre il via a 3 cantieri, il completamento è previsto tra febbraio marzo 2027 ma è solo un cronoprogramma.

Quinta ragione

I cittadini illustrano e provano ulteriori problematiche generati dall’enorme traffico per il trasporto dei rifiuti dalla città di Roma all’impianto industriale.

Nel progetto tra le centinaia di pagine il dato in merito ad una stima del volume di traffico necessario per trasportare i rifiuti dalla città di Roma all’impianto industriale è il risultato di una ricerca realizzata dalla società Utilitalia sulla base di uno studio realizzato nella misurazione del volume di traffico nazionale verso impianti industriali del nord Italiana pari a circa 120000mila viaggi di Tir per il trasporto dei rifiuti. In sintesi non ci sono studi, stime in merito a quanto possa incidere il volume dei trasporti sul territorio dell’area di Santa Palomba, occorrono nuove strade? Sarà necessario sequestrare terreni? Ai contadini verranno ridotti gli ettari per cui coltivano la loro terrà? All’interno delle relazioni progettuali in cui sono indicate la viabilità verso 4 direzioni includento uscita ed ingresso, via Cancelleria e via Ardeatina ma nessuno riesce a quantificare quanti saranno i tir in ingresso e in uscita e se con questo piano di viabilità non ci sono rischi sulla viabilità già esistente. Altre relazioni stimano il volume del traffico di tir verso Santa Palomba partendo dalla capacità industriale dell’impianto pari a 600000mila tonnellate annue, prevendendo circa 310 giorni lavorativi e l’utiizzo di mezzi trasporto con volumi diversi, in una sola ora, sulle strade della via Ardeatina e via Cancelleria passeranno circa 150 tir.

Altra ipotesi per cui si conoscono ancora pochi dettagli è il trasporto dei rifiuti da Roma all’impianto industriale per mezzo di binari, una ferrovia del rifiuto su una rete già con gravissimi problemi e trasporti in ritardo.

Conoscere il territorio e gli ecosistemi culturali

Sesta ragione

Non basta un articolo per scrivere i paesaggi di questi territori dove gli ecosistemi distribuiti su colline e stradine fino ad arrivare al mare testimoniano una storia millenaria e passeggiando si nota tra i rovi la segnaletica di un sito di interesse culturale, sforacchiato ed arrugginito con la scritta Castrum Inui, lo sbocco al mare del fiume Incastro, l’antico Numicus. Porto Rutulo, scavato dalla Sovrintendenza nel 1998, aveva quattro templi e altari, come ricorda Dionisio di Alicarnasso. E poi moli, magazzini, terme, cisterne, pitture, mosaici.

Enea sul fiume Incastro

Questi luoghi racconano della meta spirituale di Latino, re degli Aborigeni (gli antichi abitanti del Lazio, cioè quelli ab origine), il quale re si recò egli stesso presso la misteriosa cavità del dio Fauno (dove ancora oggi si segnala la presenza di una sorgente di acqua solfurea) a chiedere responso e profezia sull’avvenuto arrivo di Enea nel Lazio e sul futuro della propria etnia. Eppure questi posti stregarono nell’Ottocento il poeta-viaggiatore Charles Didier; nel Novecento Giacomo Manzù e Corrado Govoni che vollero vivere ad Ardea. Lo scultore amava disegnare in riva al mare. il minuscolo capanno-tucul che si fece sulla duna sta franando. Ma forse anche di Manzù e di Govoni (come delle mascherine) ci si ricorda poco. Meglio un impianto industriale, un termovalorizzatore per seppellire legende e storie identitarie e culturali.

 

Sei ragioni per dire No all’impianto industriale, un termovalorizzatore a Santa Palomba e non bastano per vincere i super poteri del Sindaco Gualtieri. Caro lettore, cittadino di Santa Palomba, dei Castelli Romani e non solo, scrivi di ulteriori ragioni per motivare il nostro No. Puoi aggiungere nei commenti all’articolo un suggerimento, una ragione, un link dove trovare ulteriori approfondimenti. Nei prossimi mesi, insieme, per conoscere i nostri territori.

 

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