Noi complottisti amiamo studiare …

Diciamolo subito, da studi sul genoma, del 2010 intorno al 1300 la peste nera parte da WUHAN, il dato significativo è che sembra un messaggio a chi deve e può capire , come un pizzino della mafia, magari della mafia finanziaria.

Rilevo altresì che nella letteratura italiana, maestra di vita, si parla di pandemie , la Peste in primis

Manzoni non l’aveva vista, la peste,ma aveva studiato documenti su documenti.

Ci propone , con una magistrale descrizione  la follia, la psicosi,gli affanni, le teorie assurde sulla sua origine, sui rimedi, reali e(o presunti.

Lo straziante momento descritto , della mamma di cecilia

……….una giovane donna uscire dall’uscio di una casa e dirigersi verso il carro dei monatti, portando in braccio il cadavere di una bambina di circa nove anni. L’aspetto della donna lascia trasparire “una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale”, poiché risulta evidente che essa ha versato molte lacrime e che ha già su di sé i segni del contagio della peste; la bambina morta che porta in braccio è ben pettinata coi capelli divisi sulla fronte e indossa un vestitino bianco e lindo, come se fosse agghindata per una festa, mentre la madre la tiene col capo eretto e appoggiato a sé come se fosse ancor viva, anche se un braccio che le cade abbandonato è un chiaro indizio che la bambina è ormai spirata. Un “turpe monatto” si avvicina alla donna per prendere il corpicino della figlia, sia pure con una esitazione e una forma di rispetto inusuale per un simile figuro, ma la donna si ritrae e chiede all’uomo di poter adagiare la bambina sul carro con le proprie mani, mettendo poi una borsa con del denaro nelle mani del monatto e facendosi promettere che la bambina verrà posta sottoterra così com’è vestita, senza “levarle un filo d’intorno”. Il monatto promette con un gesto enfatico, quindi fa posto sul carro dei morti e la donna pone su di esso il piccolo corpo della figlia, dopo averle dato un bacio e mettendo poi un velo bianco su di lei, dicendole infine addio (la chiama Cecilia e le augura di riposare in pace, promettendole che presto lei e la sorella la raggiungeranno)……. ecc.

Descrive altresì la scena di uno straniero (un “turista”) a Milano che tocca un muro del duomoe viene linciato dalla folla perché accusatodi spargere il morbo.

Ma c’è una cosa che Manzoni descrive bene, soprattutto, e che riprende da Boccaccio:

il momento di prova, di discrimine,traumani e antiumani.

Boccaccio sì che l’aveva vista,e conosceva da vicino la peste.

Aveva visto amici, persone amate, parenti, anche suo padre morire.

E Boccaccio ci spiega che l’effetto più terribile della peste era la distruzione del vivere civile.

Perché il vicino iniziava a odiare il vicino,il fratello iniziava a odiare il fratello,

e persino i figli abbandonavano i genitori.

La peste metteva gli uomini l’uno contro l’altro.

Lui rispondeva magistralmente col Decameron,il più grande inno alla vita e alla buona civiltà.

Manzoni, da par suo,e non un bibitaro o un azzeccagarbugli qualsiasi rispondeva con la fede e la cultura, che non evitano i guai ma, diceva, insegnavano come affrontarli.

In generale, entrambi rispondevanoin modo simile :

invitando a essere uomini, a restare umani, quando il mondo impazzisce.

Fra Cristofaro con il dito indice in su diceva : verrà quel di….. e iniziò la paura del potente di turno, magari il pizzino che ha inviato la grande finanza a qualcuno?

Già, ma io sono il solito complottista!

Vi prego scusatemi!

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