La Commissione Trilaterale

Parte prima

Il modello di democrazia della Commissione Trilaterale

“La Commissione Trilaterale è un’associazione privata, fondata nel 1973 da un gruppo di cittadini Nord Americani, Europei e Giapponesi con la finalità di offrire ai soci un forum permanente di dibattito per approfondire i grandi temi comuni alle tre aree interessate, diffondere l’abitudine a lavorare insieme per migliorarne la comprensione e fornire contributi intellettuali utili alla soluzione dei problemi affrontati. Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione Trilaterale ha seguito fin dall’inizio tre principi di fondo: lavorare su un piano di parità, riconoscere l’importanza degli organismi multilaterali ed evitare azioni unilaterali”. Questo si legge nel sito ufficiale “trilaterale.it”.

Francamente non sembra affatto chiaro l’obiettivo. Di che tipo sono i “grandi temi comuni”, perché si vuole creare l’abitudine a lavorare insieme su di essi? Quali sono i problemi che si intende risolvere?

Lo stesso sito comprende anche alcuni cenni sulla sua storia e organizzazione, sui suoi membri, sulle sue riunioni e sulle sue pubblicazioni. La panoramica è abbastanza completa e, poiché emerge una poderosa e articolata organizzazione mondiale, è legittimo chiedersi a che cosa serve, perché tanto denaro viene impiegato per mantenere vivo e vitale un apparato a carattere globale così imponente.  Chi ne trae vantaggio?

Al di là dall’apparente “uniamo il mondo nella pace e vogliamoci bene”, c’è una strategia precisa che persegue un obiettivo specifico di carattere politico, economico e sociale? Se questi obiettivi fossero concreti, quanto un’organizzazione di questo tipo è in grado di influenzare le singole politiche nazionali, i mercati finanziari, lo sviluppo sociale di un Paese? È solo un timore infondato oppure sta davvero avvenendo un’erosione progressiva, lenta, inesorabile della sovranità dello Stato Nazionale, per opera di un’organizzazione sovranazionale che ha questo preciso scopo? Questa è solo fantapolitica o invece esiste un reale rischio che questo accada: qualcuno sostiene che stia già accadendo.

È nostra intenzione cercare di capirlo. Lo faremo con una serie di articoli, di cui questo è il primo, che fonderanno le valutazioni esclusivamente su documenti certi, inoppugnabili; ricercheremo anche fatti realmente avvenuti che possano ricostruire con chiarezza, o negare, una eventuale strategia precisa. Se la Commissione Trilaterale ha avuto un ruolo in obiettivi di questo tipo, lo scopriremo cammin facendo.

Da una prima disamina della documentazione disponibile, attinta dalle pubblicazioni della Trilaterale, appare chiaramente implicito un particolare concetto di democrazia, assunto come postulato. E questo ci richiama a Gaetano Mosca, uomo della destra storica ma spesso citato anche da Gramsci, deceduto nel 1941. Vale la pena di richiamare gli aspetti fondamentali della sua concezione elitistica della società.

Innanzitutto egli rifiuta la tripartizione aristotelica delle forme di governo in monarchia, democrazia e oligarchia. Sostiene che l’unica forma di governo esistente, al di là del suo aspetto esteriore o del nome attribuitogli, sia l’oligarchia.

In pratica in ogni società esiste una minoranza in grado di gestire il potere, perché ne possiede gli strumenti, e una maggioranza che non può fare altro che lasciarsi governare. Questo gruppo al potere ha l’unico scopo di conservare il più a lungo possibile la sua egemonia, utilizzando anche i mezzi pubblici per fare i propri interessi. Anche le varie forme di democrazia parlamentare e lo stesso socialismo sono, per Mosca, delle dottrine irrealizzabili in pratica perché sempre il potere finisce in mano a pochi; quindi possiamo sostenere che “….in ogni governo regolarmente costituito la distribuzione di fatto dei poteri politici non è sempre d’accordo con quella di diritto”.

Accanto ai detentori dei ruoli istituzionali espressamente previsti dal diritto pubblico, che quindi esercitano un potere formale sancito da norme costituzionali e legislative, che Mosca chiama “Classe Politica”, vi sono i detentori di un potere sociale, non meno importante di quello giuridico. Si tratta di tutti coloro che godono di rilevanti posizioni sul piano economico (industriali, banchieri, finanzieri), nel mondo delle professioni, nell’intellettualità, ma anche nel campo religioso e militare (le gerarchie ecclesiastiche e della difesa). Insomma, tutti coloro che, pur non ricoprendo cariche previste dall’ordinamento, esercitano una rilevante capacità di influenza sul corso della vita pubblica e quindi sulle condizioni concrete dell’esistenza dei singoli cittadini. Per Mosca costoro, assieme alla Classe Politica, compongono l’intera “Classe Dirigente” del Paese.

La contrapposizione tra democrazia e oligarchia può avvenire in pratica solo  a proposito del metodo di ricambio dell’élite dominante. Se la successione al potere avviene sempre all’interno delle stesse minoranze egemoni, siamo di fronte ad una oligarchia. Se invece il ricambio del potere è aperto ai membri di tutte le classi sociali, la forma di governo viene considerata democratica.

Questo significa, secondo questa tesi, che dobbiamo accantonare definitivamente il concetto di potere del popolo insito nel significato letterale della parola democrazia.

C’è un altro punto che va chiarito: quanto conta la Classe Politica rispetto a coloro che esercitano di fatto il loro potere su di essa senza appartenervi? Se ponessimo, in una scala dei valori, all’estremo più basso un potere economico, militare e religioso che sottomette totalmente al suo volere la Classe Politica (oligarchia assoluta) e all’estremo più elevato mettessimo invece una Classe Politica preparata, lungimirante, sostenuta da un ampio consenso, che opera nel nome esclusivo del bene dell’intero Paese, mediando gli interessi di tutti (aristocrazia, aristos=migliore e crateo=comando), otterremmo una scala che misura l’attitudine di un governo di considerare prioritari gli interessi generali del Paese, al di sopra di quelli di ciascun singolo, e di perseguirli per l’indiscriminato miglioramento del benessere di tutti i cittadini.

Posizionando un governo all’interno di questa scala otterremmo il livello vero di democrazia esistente in quel paese.

Queste sono alcune delle categorie che useremo per cercare di capire il tipo di democrazia preconizzato dalla Commissione Trilaterle.

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