Neutralità attiva e permanente dell’Italia

DOCUMENTO POLITICO DI TERRA NEUTRALE. EIRENEFEST IL 01 GIUGNO 2024

Terra Neutrale

Buona sera a tutti, il mio nome è Ernesto Melappioni. Partecipo a questa terza edizione dell’Eirenefest sono un Difensore dei Diritti Umani e disponente del collettivo Terra Neutrale che ha organizzato questa Tavola Rotonda dal titolo: Decidiamo noi per la neutralità dell’Italia.
Terra Neutrale è presente in questo festival con un suo stand nell’area associazioni che potete trovare in fondo alle vostre spalle a sinistra. Questa sera sono il moderatore di questo incontro in collaborazione con Lavina Costanzo, un’altra disponente del collettivo Terra Neutrale che ci aiuterà come interprete.
In primo luogo, colgo l’occasione per ringraziare a nome di tutto il collettivo Terra Neutrale il giornalista, attivista e Difensore dei Diritti Umani MAURIZIO TORTI. Direttore del giornale Sovranità Popolare che ci ha introdotto in questo festival e con il quale abbiamo collaborato a stretto contatto per circa un anno nella promozione dell’azione politica che Terra Neutrale sta conducendo per rendere il territorio italiano neutrale in modo permanente da qualsiasi conflitto bellico.
Chiarisco anticipatamente che Terra Neutrale non è l’unica iniziativa che promuove il tema della Neutralità per lo sviluppo della Pace nel Mondo e per incentivare il disarmo bellico globale, ma sicuramente è la prima iniziativa ad oggi che sta sensibilizzando l’opinione pubblica a porre la massima attenzione sul piano giuridico internazionale per il raggiungimento di questo importante obiettivo umanitario attraverso uno strumento giuridico che a breve illustrerò.
Prima di passare all’introduzione dello strumento giuridico che Terra Neutrale ha realizzato abbiamo ritenuto opportuno fare una breve regressione storica per meglio comprendere la posizione spazio temporale nella quale ci troviamo con gli attuali Stati di Diritto.
Lo Stato di Diritto è quella forma di Stato che assicura la salvaguardia e l’applicazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali degli individui insieme a un sistema democratico e alla garanzia di uno stato sociale.
Il percorso d’insediamento degli Stati di Diritto comincia con la fine dell’assolutismo monarchico e l’affermazione della borghesia tra il XVIII e il XIX secolo. La quale, attraverso il potere economico raggiunto, rivendica anche quello politico e autodetermina legalmente una trasformazione radicale della società umana e del concetto di Stato. Un processo che prende maggiore forma nel mondo solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
Quello sui diritti umani è un percorso secolare che trova la sua prima manifestazione in Inghilterra con la Magna Carta del 1215, poi, sempre in Inghilterra con la dichiarazione dei diritti “Bill of Rights” del 1689 che trasformano la monarchia assoluta inglese in una monarchia parlamentare, in seguito con la Dichiarazione d’indipendenza Americana del 1776, proseguendo con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 durante la Rivoluzione francese. La dichiarazione che per prima lega in modo indissolubile i naturali diritti umani al concetto di sovranità popolare e quindi di democrazia. Dopo circa 160 anni da questa dichiarazione, siamo poi approdati alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Per la prima volta nella storia i naturali diritti umani e le libertà fondamentali degli individui vengono riconosciuti a livello internazionale, soprattutto fra i diversi Stati di Diritto insediatesi nel panorama geopolitico.
Quello sui diritti umani è un percorso che ha impiegato dalla Magna Carta al riconoscimento giuridico universale ben 733 anni. È bene ricordare che per millenni la maggioranza del genere umano è rimasta soggiogata e parassitata dal modello statale Templare-Palatino tipico dei Regni e degli Imperi fino alla Rivoluzione francese. Quando i ceti minoritari dominanti del Clero e della Nobiltà ancora padroneggiavano incontrastati sulle maggioranze delle popolazioni con il dogma del diritto divino. Quel principio giuridico secondo il quale l’autorità del monarca era legittimata a governare le popolazioni direttamente da dio. Quando le dottrine politiche e religiose ritenevano fondata la monarchia di natura “teocratica”, o il binomio “trono e altare”, Tempio e Palazzo.
Questa sintetica regressione storica è importante per evidenziare che gli attuali Stati di Diritto sono delle forme di Stato relativamente giovani rispetto a millenni di storia umana dominata dall’Ancien Regime. Come sono altrettanto giovani le democrazie contemporanee rispetto a 5000 anni di storia delle civiltà Templari-Palatine impregnate di dogmi religiosi. Gli Stati di Diritto in teoria dovrebbero essere al servizio dell’individuo e della collettività che, sempre teoricamente, dovrebbe essere Sovrana.
Se poi, a questa breve regressione aggiungessimo anche i dati forniti dal rapporto Democracy Index, pubblicato periodicamente dall’Economist Group, potremmo renderci conto quanto questo percorso di liberazione umana dalle classi dominanti sia ancora fragile e sottoposto ai rischi di preoccupanti ricadute. Secondo i dati raccolti su 167 Paesi sembrerebbe che solo l’8% della popolazione mondiale vivrebbe in Stati di Diritto che applicano a pieno i Diritti Umani. Fra questi Stati neanche è presente l’Italia, collocata al 34° posto fra le democrazie imperfette. Un indice che vede al primo posto la Norvegia e all’ultimo posto l’Afghanistan tra i regime autoritari. Questo è lo stato di fatto.
Purtroppo, nel mondo, sono ancora molti i regimi dittatoriali. Esistono ancora diverse monarchie assolute e teocrazie, come esistono paesi sotto-forma di Repubbliche presidenziali o semipresidenziali che nascondono dietro la facciata democratica dei regimi autoritari. Come esistono delle tendenze politiche all’interno degli Stati di Diritto atte a restaurare vecchi sistemi autoritari. Il caso della riforma del PREMIERATO promossa dall’attuale governo italiano ne è un caso lampante.
Mentre oggi, noi, siamo qui pacificamente radunati in questo giardino a confrontarci sulle possibilità di migliorare lo stato di benessere del genere umano, nei palazzi è in corso una compravendita di deputati parlamentari.
Secondo l’articolo 138 della Costituzione Italiana, la proposta del PREMIERATO se raggiungesse i 2/3 dei voti passerebbe senza neanche una consultazione referendaria. Questo è lo stato di fatto. Il PREMIERATO non è una riforma intensa nel suo senso social-riformista atta allo sviluppo democratico effettivo della popolazione italiana, ma una vera e propria restaurazione di un regime autoritario. Come tutti sappiamo il socialismo riformista è stato spazzato via in tutta Europa con gli scandali degli anni ’90. Nei parlamenti europei non esistono più componenti socialiste riformiste atte alle riforme effettive per lo sviluppo democratico delle popolazioni.
Sicuramente la cultura europea è la culla del processo di democratizzazione nel mondo, siamo in molti in Europa a riconoscere la democrazia come un valore universale e a considerarla come il sistema organizzativo più idoneo al genere umano. Tuttavia, c’è una forte insoddisfazione che aleggia nell’opinione pubblica riguardo il suo effettivo funzionamento. Le democrazie europee dagli anni ’90 in poi stanno affrontando sfide difficili che hanno minato la fiducia delle popolazioni. Una delle principali sfide è rappresentata dalla globalizzazione e dalla conseguente erosione del potere dei parlamenti nazionali a favore di organizzazioni sovranazionali come l’Unione Europea, la Nato e le Multinazionali. Un sentore che le popolazioni europee hanno iniziato a provare indistintamente durante le forti crisi economiche degli ultimi decenni. Le democrazie rappresentative, anche dette indirette, stanno manifestando un evidente punto debole: la degenerazione oligarchica dei partiti.
Democrazia è un termine la cui etimologia è semplice: governo della popolazione. E un governo del genere è tale quando la popolazione ha il diritto di legiferare, ma nelle democrazie rappresentative non sono le popolazioni a legiferare direttamente, bensì i rappresentanti che le popolazioni delegano durante le elezioni politiche. Le popolazioni nelle democrazie rappresentative possono solo scegliere tra una rosa di possibilità i rappresentati deputati a legiferare. C’è una bella differenza tra scegliere e decidere. C’è una bella differenza fra scegliere da chi farsi governare e decidere in piena governabilità democratica.
L’unica democrazia attualmente più evoluta, da un punto di vista prettamente sistemico, con tutti i suoi vantaggi e svantaggi del caso, è quella della Confederazione Svizzera. La popolazione svizzera, nel contesto globale, è l’unica popolazione a detenere per costituzione il ruolo di Organo Legislativo di Stato. La popolazione svizzera è l’unica a detenere il diritto di legiferare oltre ad avere diversi strumenti di democrazia diretta che gli permettono di controllare in tempo reale l’operato dei rappresentanti. Quindi, il modello democratico svizzero, nel bene o nel male, è attualmente quello più vicino all’idea di Stato di Diritto, dove Sovranità Popolare e diritti umani sono indissolubilmente legati fra loro per come ci è stato trasmesso dal pensiero di Jean-Jacques Rousseau, ispiratore della Rivoluzione francese, della Dichiarazione dell’Uomo e del Cittadino del 1789 e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
A tal proposito vorrei ricordare le affermazioni di Rousseau nel suo “Contratto Sociale”: “L’unico modo per formare correttamente la volontà generale è quello della partecipazione all’attività legislativa di tutti i cittadini. L’idea che un popolo si dia dei rappresentanti che poi legiferano in suo nome è la negazione stessa della libertà”. Le attuali democrazie rappresentative sono come dei climatizzatori senza termostato. Sono dei dispositivi sociali che non contemplano un sistema di controllo da parte di coloro che dovrebbero essere i legittimi sovrani.
Durante l’Ancien Regime, gli unici a detenere il potere di legiferare, erano i Re, i sovrani assoluti. Quindi, il concetto di Sovranità Popolare ereditato da Jean-Jacques Rousseau, indissolubilmente legato al processo dei Diritti Umani, ispiratore della nascita degli Stati di Diritto, oggi è solo minimamente applicato.
Le democrazie rappresentative sono state sicuramente funzionali all’avvio di un processo evolutivo del genere umano dopo millenni di oscurantismi, ma mettere una croce su un simbolo poteva andar bene quando la maggioranza degli individui di una popolazioni erano ancora analfabeti. Ricordiamoci che il maggiore sviluppo dell’alfabetizzazione nel mondo si è innescato subito dopo la Seconda guerra mondiale proprio grazie alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Oggi, purtroppo, le democrazie rappresentative si stanno dimostrando disfunzionali sia al processo di democratizzazione globale sia al processo di diffusione e applicazione dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali degli individui. Figuriamoci se in tempi di guerra possono essere funzionali allo sviluppo della pace nel mondo.
Oggi, constatata la direzione bellica globale che l’umanità sta nuovamente intraprendendo è più che necessaria una forte e responsabile presa di coscienza collettiva su ciò che dovrebbe concretamente essere uno Stato di diritto e la democrazia. Quanto meno sui grandi temi sociali come quello della Guerra che coinvolgono inevitabilmente la vita degli infanti e il futuro delle nuove generazioni. In un sistema concretamente democratico dovrebbero essere le popolazioni a decidere direttamente se utilizzare o meno la guerra per la risoluzione dei conflitti internazionali. Nessun altro, figuriamoci i rappresentanti eletti.
Da questa sintetica e oggettiva analisi storica e sociologica è chiaro che manca ancora nel corpo sociale un’adeguata cultura democratica. Una missione che non potrà mai scendere dall’alto, ma solo da quelle forze sociali umaniste e naturaliste più consapevoli e attive sul territorio. Chi è consapevole dei processi storici e sociologici che hanno condotto il genere umano al contesto contemporaneo ha il dovere verso le generazioni future di riattivare il cammino sociale verso l’ottenimento di assetti democratici più efficienti e concretamente funzionali a una effettiva sovranità delle popolazioni. Dove il diritto di legiferare, in funzione dei diritti umani universali, sia l’unico collante e movente dell’azione politica.
In tal senso, Terra Neutrale, vuole essere un esempio pratico. L’obiettivo che pone nella sua proposta democratica aperta a tutti è proprio quello di permettere alla popolazione italiana di decidere e di legiferare la Neutralità Permanente del suo territorio facendo applicare i diritti umani universali e i trattati internazionali recepiti nell’ordinamento giuridico dello Stato Italia. Spostando l’azione politica dalla piazza, oggi spesse volte inadeguata e improduttiva, agli ambienti domestici e lavorativi. Spostando l’azione politica dal rapporto di forza fisico al rapporto di forza giuridico, pacifico e non violento. Il fenomeno della guerra non è altro che la massima espressione negativa delle conflittualità del genere umano che troppo spesso viene diviso in parti ideologicamente preconfezionate, obbligando l’individuo a scegliere da che parte stare.

La neutralità è una posizione politica attiva e responsabile con un vasto raggio d’azione sia individuale che collettivo. Sia nei macro-conflitti come quelli bellici, quanto nei micro-conflitti come quelli sociali. Essere neutrali significa prendere le dovute distanze dagli irrazionali e disumani conflitti che separano gli individui dalla loro essenza umana. Essere neutrali significa tornare a ragionare con cognizione di causa per il benessere dell’intero genere umano.
Non è un caso che nella democrazia deliberativa e partecipativa la Neutralità è il primo valore fondante. Per il semplice fatto che in una assemblea democratica deve sussistere esclusivamente il focus del benessere comune senza alcun interesse individuale o di gruppo. Cosa che non sta accadendo all’interno dell’Assemblea Generale dell’ONU depositaria dei Diritti Universali Umani. Per logica, tutti gli Stati appartenenti all’ONU dovrebbero detenere il fondamentale requisito della Neutralità. Un valore che gli possono trasmettere esclusivamente le popolazioni per autodeterminazione giuridica e democratica. Visto che lo consente direttamente la Carta delle Nazioni Unite all’articolo 1 comma 2.
Nella fattispecie, uno Stato neutralizzato per volontà generale e autodeterminazione giuridica della sua popolazione può diventare un prezioso strumento per tutta la comunità internazionale. Più Stati neutralizzati per volontà generale e autodeterminazione giuridica delle rispettive popolazioni possono contribuire a un maggiore sviluppo della pace, della democrazia e della giustizia sociale nel mondo.
Per darvi un assaggio sulle porte giuridiche spalancate davanti alla mente collettiva del genere umano pongo alla vostra attenzione l’Art. 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ratificata dalla Stato Italia con la legge 848 del 1955, che cita: Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.
Un articolo che parla direttamente a ogni singolo individuo. Un articolo che parla direttamente ad ognuno di voi. Un articolo che vi sta dicendo che avete diritto ad una democrazia piena. Un articolo che vi sta dicendo che avete il diritto di legiferare, non solo la Neutralità…. Ma tutto ciò che umanamente deve essere legiferato in funzione dei Diritti Umani Universali.
Un articolo che vi invita ad essere protagonisti attivi dei processi politici fuoriuscendo dal ruolo passivo di impotenti spettatori. Un articolo che vi invita a prendere coscienza sull’effettivo potere a nostra disposizione dal 1948 che ancora non abbiamo imparato ad esercitare a causa di cattivi maestri che hanno continuato a fare leva sull’ignoranza e sulla suggestione. Quella suggestione che Kant ci ha indicato espressamente di superare attraverso l’esercizio di una sano pensiero svincolato da qualsiasi genere di dogma.
La maggioranza delle popolazioni negli odierni Stati di Diritto “crede” di vivere in democrazia, ma ancora non “pensa” in modo democratico. La democrazia rappresentativa, senza semplici e validi strumenti democratici diretti, è un dogma. Perché non permette alle popolazioni di controllare direttamente e in tempo reale il sistema legislativo. Questo è lo stato di fatto.
Da un punto di vista prettamente biologico il genere umano si sta dimostrando come l’unica specie fra milioni di altre specie che ha smarrito il suo istinto di conservazione. Dimostrandosi con il fenomeno della guerra una specie autolesionista e con il fenomeno delle devastazioni ambientali una specie etero-lesionista che sta mettendo in crisi gli equilibri millenari della biosfera.
Pertanto, è lampante e davanti agli occhi di tutti che siamo una specie che sta vivendo un cattivo stato di salute mentale. Sicuramente bisognerebbe ripartire dall’unico libro sacro che è rimasto sempre disponibile a tutti, anche agli analfabeti: Madre Natura. Da un punto di vista prettamente socio-organizzativo siamo l’unica specie che persegue un ordine contro natura. Da questa parte del mondo, crediamo di vivere in democrazia, ma allo stato di fatto viviamo quotidianamente immersi in organizzazioni piramidali a lunghe catene di comando tipiche degli ambienti militari che per loro intrinseca costituzione sono organizzazioni anti-democratiche per eccellenza, portatrici del germe della separazione, della competizione e della guerra.
Organizzazione inesistenti in natura, eccetto per la biodimensione umana. Basterebbe riflettere sull’organizzazione cellulare che tutti ci portiamo dentro per capire che l’ordine organizzativo prevalente in natura è quello cooperativo mutualistico e che la società umana dovrebbe praticare l’assemblea democratica in ogni ambiente sociale significativo. Solo se ogni individuo ritornasse a portare nel cuore, nella mente e nel corpo questo focus di appartenenza con la natura, la specie umana potrebbe imboccare la via della sua guarigione da tutti i dogmi parassitari che la affliggono da secoli. Scongiurando una sua eventuale e prematura estinzione.

Terra Neutrale

CHE COS’È TERRA NEUTRALE
Il collettivo Terra Neutrale, dopo circa un anno di studi sui trattati internazionali riguardanti i Diritti Umani, e sulla base di esperienze soggettive, ha ideato ed elaborato uno strumento giuridico di Democrazia Diretta pienamente legale per permettere alla popolazione italiana di autodeterminarsi democraticamente per rendere Neutrale il proprio territorio grazie all’applicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e della Dichiarazione sui Difensori dei Diritti Umani del 1999. Uno strumento online visitabile sul sito: terraneutrale.org. C’è anche un video tutorial che spiega in breve i principi giuridici IUS COGENS, ossia inderogabili, con i quali è possibile neutralizzazione lo Stato Italiano con un’azione assolutamente pacifica e non violenta praticabile da chiunque.
L’azione politica pianificata da Terra Neutrale è sviluppata in due fasi. La prima fase consiste in una raccolta di intenzioni democratiche. Supponiamo in questo giardino di essere l’assemblea sovrana italiana. Supponiamo che alcuni di noi facessero una proposta. La proposta consiste nel rendere NEUTRALE IN MODO PERMANENTE IL TERRITORIO ITALIANO.
Facciamo una prova: quanti di voi sono interessati a rendere il territorio italiano neutrale in modo permanente da qualsiasi conflitto bellico? Chi è d’accordo alzi la mano?
Ecco, con Terra Neutrale potete alzare la vostra mano inviando un semplice SI in oggetto alla e-mail: si@terraneutrale.org
Da questa prima azione riceverete in automatico una risposta di convalida che farà aumentare il contatore delle intenzioni presenti sul sito. Nella stessa mail riceverete anche degli strumenti culturali e operativi per praticare il passaparola con amici, famigliari e conoscenti. Affinché questo contatore continui a crescere.
Quando abbiamo raggiunto una consistente raccolta di intenzione democratiche scatta la seconda fase giuridica che consiste nella compilazione di una disposizione da inviare individualmente alle istituzioni preposte come forma di autodeterminazione democratica della popolazione italiana secondo i principi giuridici dei diritti umani universali ratificati e legiferati dallo Stato Italia come la legge 848 del 1955, la legge 848 del 1957, la legge 881 del 1977, la legge 176 del 1991.
Tutte le istruzioni del caso le trovate comunque sul sito: terraneutrale.org.
Terra Neutrale è anche uno strumento per ispirare tutte le popolazioni del mondo a manifestare la stessa volontà generale di neutralizzare i rispettivi territori dal dramma della guerra e incentivare il disarmo bellico globale, facendo leva sui medesimi principi giuridici che gli Stati di Diritto hanno recepito nei loro rispettivi ordinamenti interni.

Gli Stati Neutralizzati per volere democratico possono:
● Facilitare l’Assistenza Umanitaria nei teatri di guerra.
● Promuovere il Dialogo e la Mediazione tra le parti in conflitto.
● Proteggere i Civili esercitando pressioni sulle parti in conflitto.
● Monitorare e Segnalare violazioni dei diritti umani.
● Fornire vie d’uscita e Rifugi Sicuri alle popolazioni investite dalla guerra.
● Promuovere lo sviluppo della pace, della democrazia e della giustizia sociale nel mondo.
Grazie per l’attenzione.

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