Un tempo sospeso

Improvvisamente ci siamo trovati nel tempo del virus con la corona che, al momento, regna nelle nostre vite.

di Carmen Romor

Improvvisamente ci siamo trovati nel tempo del virus con la corona che, al momento, regna nelle nostre vite. Tutto si è fermato, è diventato lontano. Dopo il primo smarrimento per aver perduto il ritmo frenetico delle nostre giornate ora, confinati nelle nostre case, abbiamo tempo per pensare. Spaventati, ad ascoltare i bollettini di quanti nuovi infettati, quanti deceduti, storditi dalla paura e dal dolore per la perdita di tante persone. Ci stiamo confrontando con la solitudine, l’incertezza e la paura della morte. Tutto insieme è un carico notevole, non possiamo negare queste emozioni ma possiamo provare a trasformarle. Non eravamo preparati. Questo evento,  ha scatenato emozioni ed interpretazioni contrastanti che si inseguono, da quelle catastrofiste e del complotto a quelle ottimiste dell’andrà tutto bene. Orientarsi non è facile. Penso di poter solo cercare di descrivere, in parte, il mio sentire, il mio tumulto interiore. Dopo lo sgomento ed il dolore per le tante persone sofferenti,  è subentrato il bisogno di ascoltare il silenzio intorno a me, per riflettere. Mi sono allora chiesta: cosa mi vuole dire questo virus, questa misteriosa forma che per sopravvivere può solo moltiplicarsi a spese di cellule viventi ? Lui insegue la sua necessità, ma quale è il messaggio da capire. Quale informazione porta con la sua frequenza dissonante rispetto al nostro stato di salute? Cosa vuole focalizzare nella nostra realtà? La sua manifestazione più pericolosa è quella di creare una grave difficoltà nello scambio di ossigeno; tra elementi per noi necessari e quelli di scarto. Le vie di comunicazione si sono interrotte, il sistema immunitario è andato in tilt. Allora eccomi qui ad espandere questo concetto di scambio, comunicazione, relazione, dal corpo alla mente, dal micro al macro, dal singolo alla società. Fino ad arrivare al modello di riferimento che guida la nostra interpretazione della realtà. Semplificando ritengo ci siano due modalità di pensiero che ci guidano. Quella che vede la realtà come una collezione di oggetti separati che, si aggregano solo con applicazione di forze esterne. Quella che vede la realtà come interconnessa, molteplice nella sua manifestazione ma, unificata a livello fondamentale, profondo. Il primo caso, oggetti separati, ci predispone al pensiero, ci sono io e poi gli altri, sono solo e non mi posso fidare, il mio benessere è la priorità, il resto è sacrificabile, comprese le relazioni umane e l’ambiente. Il secondo caso, realtà unificata, porta a sentirci collegati, il nostro benessere è  legato a ciò che ci circonda ed a cui partecipiamo attivamente. Credo che il modello da noi sperimentato negli ultimi tempi sia il primo ed il diffuso stato di malessere è evidente.                C’è qualcosa che non quadra in questo assetto egoistico. A pensarci bene non ci siamo resi conto di aver creato un modello di sviluppo disarmonico, volto al profitto ed alla competizione. Modello che, a mio avviso, non rispetta la vita del pianeta e dei suoi abitanti. Abbiamo pensato: è il progresso e l’ingiustizia è uno spiacevole ma inevitabile effetto collaterale. Essere sempre in allarme, impegnati in una competizione che consuma tutte le nostre energie  per essere i primi, per accaparrare il più possibile, ci è sembrato inevitabile. Non fidarsi degli altri ci ha resi tristi e distruttivi. Se è vero che tutti i fenomeni sono connessi, come ci insegna la nuova fisica, ci possiamo rilassare, essere fiduciosi e costruttivi. In una rete collaborativa risparmiamo energia, siamo in sintonia, in risonanza e le difficoltà non ci spaventano perché insieme è più facile trovare soluzioni creative, portando ognuno il proprio contributo al buon funzionamento del bene comune.  Riassumendo: nella separazione siamo convinti che, sia la felicità che la sofferenza  vengano da fuori, siamo dipendenti, reattivi (combatti, fuggi, fingiti morto), costantemente alla ricerca dei responsabili della nostra sofferenza,  a cui poter infliggere severe punizioni, mentre nella connessione siamo in relazione con tutto il resto di cui ci sentiamo parte, alla ricerca dell’armonia e risonanza, ci assumiamo la responsabilità della vita individuale e collettiva. Questo virus ha avuto la capacità di metterci di fronte ad entrambe queste situazioni; ci ha fatto sentire soli e minacciati ma anche insieme e disposti a rischiare per andare in aiuto dei più sofferenti. Ci ha fatto sentire untori ma anche angeli, spaventati ma anche coraggiosi. Ci ha costretto a distanziarci gli uni dagli altri ma alla ricerca di un contatto anche se solo virtuale. Ci ha fatto capire come la vita convulsa sacrifichi la reale comunicazione. Ha trasformato paesi competitori, in soccorritori. Direi che questa pandemia, pur nella sua dolorosa manifestazione, è anche un insegnamento da non sottovalutare. E’ stata capace di mostrarci, nella vita quotidiana, cosa vuol dire comportarci da egoisti e cosa vuol dire cercare le soluzioni tutti insieme, perché solo così ci possiamo riuscire. Qualcuno ha detto “nessuno si salva da solo”.  Questo virus si calmerà, tornerà ad essere silenzioso, potremo nuovamente uscire dalle case per  camminare vicini e lavorare insieme ma lo faremo con modalità diverse, più consapevoli. Spero che questa esperienza ci sia di insegnamento, più di tante lezioni teoriche. Non dimenticheremo quelli che hanno dovuto andare via, il dolore e l’angoscia. Le cose non saranno più come prima, non è possibile ripercorre un modello di apparente benessere, in realtà foriero di separazione, solitudine, ingiustizia, paura che spesso, nei momenti più difficili, sconfina nel panico e che deprime il sistema immunitario. Un circolo vizioso di paura, debolezza e malattia. Questa crisi può diventare un punto di svolta e tutti siamo chiamati a sognare e realizzare un nuovo modo di stare insieme, più sostenibile. Einstein diceva che è nella crisi che il meglio di noi affiora. Lo abbiamo dimostrato in tante occasioni. Se consideriamo gli ostacoli come opportunità, se sappiamo cogliere che le relazioni armoniose sono il tessuto della vita, non possiamo più ignorare la pericolosità di comportamenti contrari alla vita stessa. Diventare umani, amare la vita, tornare a fluire nella molteplicità delle sue manifestazioni, partecipare alla costruzione del quadro d’insieme, aumentare la forza vitale.

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