Qualcuno vive davvero al di sopra delle proprie possibilità

di Guido Grossi

Chi ha ragione: la Cina che vuole esportare i suoi beni in tutto il mondo, o Trump che alza muri e dazi doganali?

Vogliamo davvero fare qualcosa per garantire un utilizzo ragionevole delle risorse della Terra, che poi dovrebbe essere l’essenza dell’economia (fare economia = non sprecare)? Bene, bisogna avere il coraggio di affermare che troppo commercio internazionale è dannoso, e per almeno il 90 % è stupido e perfino inutile al progresso (quello vero) dell’umanità.
I Paesi che aspirano ad un’economia equilibrata, strutturalmente forte e immune agli shock esterni, tengono la propria bilancia commerciale in pareggio. Meglio ancora se questo pareggio è bilaterale: negli accordi con la singola controparte, il valore delle cose che esporto è equivalente al valore delle cose che importo.
Quando l’affermo, qualcuno mi guarda storto e mi rimprovera così: “non lo sai, ignorante, che la libertà dei commerci è la fonte di ogni ricchezza e di ogni progresso per l’umanità?”

Osservo: nelle economie “avanzate” dedite al libero commercio, mentre il PIL cresce, crescono anche la povertà, la disoccupazione, l’incertezza nel futuro. È dunque questo il progresso?

Stupito, osservo ancora l’enormità degli sbilanci causati dal libero commercio, che i sapienti della Terra sembrano ignorare. Se una nazione importa più merci di quelle che esporta, accumula debiti verso l’esterno, e ipoteca il suo futuro. Tutti possono capirlo.

Più difficile è rendersi conto dell’altra faccia della medaglia. Se una nazione esporta più merci di quelle che importa, sottrae inevitabilmente qualcosa di prezioso al presente del suo popolo, alle sue potenzialità represse.

Ragioniamo. Tocca essere competitivi per esportare nel mondo globale, correndo rischi e facendo fatica. Occorrono cose serie: Lavoro, Capacità Organizzativa, Genio Arte e Fantasia, Capacità di Adattamento perenne, ma anche Materie Prime, Semilavorati, Capannoni, Macchine, Energia. E, soprattutto, bisogna avere il fegato di tagliare i costi, anche quelli sociali. Vale la pena?

Tu guarda i grandi paesi come Cina, Giappone e Germania, che hanno scelto di “vivere di export” e accumulano anno dopo anno eccedenze di bilancia commerciale (più export che import). In cambio, ottengono Moneta, che viene definita “pregiata”.

Pregiata? Un tempo ti davano direttamente oro e argento; poi, banconote convertibili in oro, secondo criteri fissati da accordi e impegni fra Stati sovrani. Quelle monete erano abbastanza “pregiate”. Ma oggi? Il 15 agosto del 1971 l’America annuncia ufficialmente al mondo che non esiste nelle sue casse oro a sufficienza per rispettare il suo impegno a convertire tutti i dollari in circolazione. Wow! Da un giorno all’altro, fine della convertibilità in oro di qualsiasi moneta. Ancora oggi è così.

Primo pensiero: se ti svegli un mattino e dichiari che “non sei in grado di assolvere ai tuoi impegni“, sei “inadempiente“! E se sei uno Stato, si tratta di “default sovrano”, fallimento dello stato (gli USA, il 15 agosto del1971, sono tecnicamente falliti). Ma pare che nessuno, oltre a qualche brontolio, abbia sollevato eccezioni riportate dalla storia allo stupefacente “far finta di nulla” che ben descrive il comportamento del mondo intero.
Secondo pensiero, ancora più incredulo: da quel momento in poi, la “fiducia” nel dollaro americano da parte dei commercianti globali… non solo non è crollata, ma è diventata “cieca”! Cieco, è infatti chi ha chiuso tutti e due gli occhi sul fallimento sovrano, ma doppiamente cieco chi accetta, a partire da quel giorno, di consegnare all’impero Usa montagne crescenti di cose preziose, prodotte con fatica in giro per il mondo, in cambio non già di altri beni o servizi, ma solo di pezzi di carta verde (i dollari), da quel giorno oggettivamente senza valore. Anzi: numeri su computer, creati dal nulla dalla sua banca centrale. Osserva con i tuoi occhi, nella tabella (a questo link) la crescita impressionante dei deficit commerciali americani (guarda il segno nella colonna Total) che iniziano ad accumularsi proprio nel 1971, per arrivare alle cifre folli dei giorni nostri (e ricorda: anno dopo anno, i problemi si accumulano, si sommano e crescono):

Vedi? Se fosse davvero intelligente esportare più di quanto non si importa, ti pare che il paese più potente e più ricco al mondo farebbe esattamente il contrario, come sta facendo da circa cinquant’anni?  

Ma come si spiega allora il comportamento degli altri?

In due possibili modi. Ad una singola azienda esportatrice, che spesso è una multinazionale più potente dei Governi, dei conti nazionali non gliene frega un tubo. Il debito estero è un problema pubblico, della nazione. I profitti dell’export sono privati, e le multinazionali li portano dove vogliono.

Le nazioni, piuttosto, sono letteralmente “confuse” dalla contabilità. Osserva la regola contabile universalmente accettata: nel PIL nazionale (Prodotto Interno Lordo), che nell’immaginario collettivo misura “la ricchezza” della nazione, l’export fa crescere il PIL; l’import, al contrario, fa scendere il PIL. Non ci hanno forse raccontato fino alla nausea che dobbiamo crescere?

Possiamo dire: se Pil = ricchezza; e se export fa aumentare il PIL; allora più export = più ricchezza. Sembra corretto, ma tu scorda la contabilità e osserva, in realtà, cosa accade nel paese votato all’export, e ti fai un’idea più precisa della sua “ricchezza”:
– io (esportatore) mi faccio un mazzo tanto (rectius: lo faccio ai miei dipendenti) per produrre beni e servizi meravigliosi: cose concrete che richiedono valore reale e prezioso (Lavoro, Impresa, Materie Prime… etc.); 
– per essere competitivo sui mercati globali DEVO tagliare i salari, la sicurezza, la protezione ambientale,la qualità dei materiali usati: non ho scelta;

– a causa di salari bassi, i cittadini diventano poveri e non possono comprarsi le belle cose che hanno contribuito a produrre;

– arrivano allora i discount, che offrono cose abbordabili perché prodotte in paesi dove lo sfruttamento è ad un livello più avanzato. Ma questi discount uccidono la produzione locale: artigiani, piccoli agricoltori, commercianti o imprenditori che materialmente non possono reggere il confronto sui prezzi, e chiudono, licenziando;

– prima che i cittadini chiedano di cambiare la situazione oggettivamente dannosa per le masse, bisogna eliminare gradualmente la democrazia. Ci pensano le Riforme Strutturali.
In cambio di tutto ciò, il paese produttore incassa… una moneta che non ha valore reale!
Vi sembra un grande affare?
Attenzione, attenzione: dal 2012, grazie alla cura Monti, l’Italia ha imboccato esattamente questa strada. Siamo diventati “più competitivi”, ed abbiamo iniziato ad accumulare surplus commerciali (più export che import) per decine di miliardi all’anno. Cioè: produciamo di più ma consumiamo di meno e accumuliamo una moneta che non ha valore. Concentrati: la cosa è seria.
Le Riforme Strutturali, efficacissime, sono state concepite esattamente con quello scopo: demolire la domanda interna e abbassare il costo del lavoro. Ripeti con me, a voce alta: “obiettivo delle Riforme Strutturali è quello di distruggere la domanda interna, che però è il nostro potere d’acquisto”!

Strillalo per le strade. Spiegalo ai tuoi “rappresentanti”, che fanno finta di non capire, mentre firmano leggi illeggibili. Fattelo confermare da Amato, da Ciampi, da Prodi, da Berlusconi, da Tremonti, da Bossi, da Bersani, da Monti, da Letta, da Renzi, da Gentiloni: coloro che le hanno attuate, senza spiegarcele a dovere.

Quando fai le riforme strutturali, arrivano “gli investimenti esteri”. Ma non è una cosa buona. Piuttosto, è uno strumento pratico di devastazione del tessuto sociale. Vengono infatti solo quando è materialmente possibile sfruttare a dovere: il lavoro, l’ambiente, la collettività intera. Fanno terra bruciata della concorrenza grazie a pratiche anche sleali (ma agevolate da una legge illegittima) e infine, dopo aver spremuto abbastanza, se ne vanno portandosi via i profitti, e un bel po’ dei nostri beni reali. Pubblici e privati.
Ora, fratello mio e sorella mia che leggi, dimmi:

“faticare, diventare competitivi, rinunciare a salari decenti, rinunciare alla sicurezza ed alla protezione dell’ambiente, perdere la protezione dello Stato e la democrazia, veder aumentare la povertà, non potersi più permettere i nostri magnifici prodotti, per ottenere in cambio denaro che non ha valore, che registriamo nel PIL nazionale, ma finisce nelle tasche di pochi, liberi di portarselo via… beh… è oggettivamente da deficienti. Lo devi ammettere.”

Facciamo un confronto fra l’Italia ed i grandi esportatori. Giova ricordare una cosa importantissima: in Cina, in Giappone ed anche in Germania, le economie non vanno (apparentemente) male, perché in tutti e tre i paesi la spesa pubblica è imponente. In Cina e in Giappone il sistema finanziario risponde ai governi, e finanzia montagne di investimenti pubblici. Sappi che la Germania ha il doppio dei dipendenti pubblici che ha l’Italia, e la spesa pubblica riesce a supplire alla diminuzione della domanda interna causata dal contenimento dei salari, che pure c’è stato. La Germania, in particolare, che come noi non può ricorrere a creazione monetaria per sostenere la spesa pubblica, usa intelligentemente le banche pubbliche per orientare il risparmio nazionale verso gli investimenti, cosa che noi non facciamo (domanda per il Governo italiano: cosa aspettiamo, che ci diano il permesso?).

Torniamo agli sbilanci mondiali. Che fine fanno? Paradossalmente, per molti decenni, chi ha ricevuto dollari in cambio di merci li ha usati più o meno tutti per comprare titoli di stato americani, permettendo agli Usa di sostenere, oltre al pericoloso squilibrio commerciale, anche un debito pubblico abnorme, la cui dimensione raggiunge e supera i 20 mila miliardi di dollari. 
Sai cosa sono 20 mila miliardi di dollari? Un quarto del PIL mondiale.
Riassumo, segui con attenzione: i cinesi producono merci sfruttando il lavoro e l’ambiente in Cina (e altrove). Le merci le esportano in America e in cambio ricevono dollari, tanti, anno dopo anno. Che ci fanno con quei dollari? Li rimandano in America, comprando Titoli di Stato americani, depositati presso banche americane. Cosa resta in Cina? Nulla. Non ci credi? Ricomincia il percorso.
Non è un caso negli ultimi lustri le cose stanno drasticamente cambiando. Cina, ed altri paesi esportatori, hanno iniziato a non comprare più (solo) debito pubblico americano, ma terre in Africa, aziende e palazzi in Italia, isole e porti in Grecia, insomma: cose concrete, e preziose, in giro per il mondo. Nel frattempo, stanno RIORIENTANDO LA PRODUZIONE NAZIONALE VERSO LA DOMANDA INTERNA, CON INVESTIMENTI PUBBLICI COLOSSALI. Come? Con moneta creata dal loro sistema finanziario, rigorosamente pubblico e soggetto alla politica. Chiamali fessi.
Qualche conto non torna. Il dollaro è strutturalmente a rischio. E non è un caso che la FED abbia iniziato ad alzare i tassi d’interesse.

Cosa succede nel mondo se i paesi esportatori smettono completamente di comprare titoli di stato americani e magari si presentano lì, ed iniziano a comprare case, aziende, terre, o Manhattan, o Hollywood e, perché no: il Gran Canyon e lo Yellowstone? In altre parole: cosa succede se i paesi esportatori, molto semplicemente, reclamano il pagamento del loro credito, che è un credito di beni reali e tangibili, rappresentato da quei numeri sui computer delle banche americane? Sono poche le persone alle quali appare chiaro quel collegamento: dollaro americano in mani estere = debito americano di beni e servizi verso l’estero.
Fa mente locale su come è andata a finire con la storia dell’oro… e domandati, seriamente: quanto vale il dollaro? In cosa stiamo riponendo la nostra fiducia?

Forse gli USA hanno bisogno di rivedere qualcosa. Potrebbero aumentare il loro export ma, sai, le riforme strutturali sono dolorose per il popolo. Meglio sconvolge gli equilibri a casa degli esportatori. Toh… ma è proprio quello che sta facendo Trump, che sconvolge il mondo con la guerra dei dazi alla Cina, disdice il TTIP e favorisce apertamente i “populismi sovranisti” in Europa (non potendo attaccare direttamente la Germania, grande esportatrice in America).

Viviamo con grande superficialità, favorita da un sistema mediatico che non ci invita a riflettere, tempi complicati, e interessantissimi.

Trump, e più che altro le oligarchie americane che lo hanno politicamente creato, sanno perfettamente che il mercato, lasciato a sé stesso, non produce equilibrio, ma squilibrio. Se vuoi davvero “sistemare le cose”, ci devi mettere le mani, con scelte Politiche, anche “decise”. Molto delicate.
Fa bene attenzione: al valore del dollaro non è ancorato solo il benessere delle oligarchie americane, ma quello di tutto il mondo della finanza: e cioè la “ricchezza” finanziaria dei ricchi di tutto il mondo, creta dal nulla dalle banche centrali, e moltiplicata sui mercati dei titoli e dei derivati di tutto il mondo. Alta è la posta in gioco.
Forse, dietro l’imprevedibilità di Trump, e dietro i suoi modi provocatori e magari sgradevoli, ci potrebbe essere un pensiero (non necessariamente suo) assai più lucido e ragionevole (o, quantomeno, comprensibile) di quanto non appaia a prima vista. Un pensiero che prova a sistemare i nodi che vengono al pettine, e lo fa dal punto di vista (e dell’interesse) di chi detiene il potere.

Le oligarchie hanno un merito: si sanno organizzare. Hanno creato nel mondo debiti per oltre 200 mila miliardi (il 300 per cento del PIL mondiale) che lo capisce anche un bambino che non saranno mai ripagati, ma si sono organizzate per benino per spremere sangue dalle rape (che saremmo noi) pur di afferrare l’afferrabile (beni reali, mica so fessi!).
Proviamo allora a vedere le cose da un punto di vista diverso e ci mettiamo nelle scarpe dei popoli, che siamo direttamente interessati.

Perché accettiamo che tutto venga subordinato agli equilibri contabili e finanziari, quando è evidente che sono follie ingestibili?
Cosa ce ne importa a noi, popoli della Terra, di mantenere in vita il valore artificiale di una moneta che, essendo creata dal nulla, senza costi e senza limiti fisici, non può avere alcun valore?
Sprofondasse negli inferi, ne faremo un’altra. Non è lì dentro, il valore!

Cosa ce ne importa se la bolla speculativa più grande della storia dell’umanità, che distribuisce ricchezze faraoniche a pochissimi, mentre devasta paesi e popolazioni intere, svanisce nel nulla? Non è forse dal nulla che proviene? Tornino cenere e se ne facciano una ragione.
Tanto, guarda, è solo questione di tempo e di modo, ma le bolle scoppiano. Sempre.
Allora: perché lasciare le leve del potere nelle mani di chi ha creato questo problema, ed è palesemente disposto a seminare dolore e disperazione su mezzo mondo, pur di non pagarne le conseguenze?
Si, lo so: tu hai paura dei fallimenti delle banche, perché le TV ed i giornali (posseduti dalle oligarchie) ti hanno raccontato che se falliscono le banche muoiono i bambini. Ma le cose stanno un po’ diversamente: DOPO il fallimento di grosse banche, le oligarchie che CONTROLLANO la circolazione della moneta, hanno l’abitudine di farla scarseggiare nelle tasche delle famiglie. E allora sì che muoiono i bambini. Ma questa è una SCELTA, ed è voluta. Serve a scaricare sui deboli le conseguenze delle colpe dei potenti. Serve a trasformare la ricchezza di carta in beni reali, nelle mani dei potenti. Costi quel che costi.

Riprendiamo il ragionamento sugli equilibri e domandiamoci: esistono modi più intelligenti della distruzione della domanda interna volta a orientare il paese all’export, per procurarsi da vivere? Qualcosa di meglio delle Riforme Strutturali che ci propongono i signori dei mercati e i Presidenti delle Repubbliche?
Io direi proprio di sì. E la risposta si chiama Governo della Politica Economica. Si chiama investimenti mirati; si chiama scelta ragionata sulla produzione nazionale; si chiama pianificazione degli equilibri sostenibili nel commercio internazionale. Tranquillo, lettore, è roba che non ha niente a che vedere con la pianificazione comunista, ed è pienamente compatibile con la proprietà privata e con la libertà di iniziativa economica. Solo, che invece di lasciar fare ai mercati, che quelli si fanno i ravanelli loro, si studia un po’, ci si organizza, e si decidono insieme la direzione e le priorità.
Guarda le cose che si possono fare: per ridurre l’import, anziché seminare povertà e disoccupazione, ci si domanda “cosa sto importando in gran quantità dall’estero? Cosa posso fare per produrlo a casa, creando oltretutto lavoro e soddisfazione domestica?” Vuoi vedere che se ti poni la domanda giusta, le risposte arrivano!

Vogliamo porci come obiettivo quello di produrre le cose belle che sappiamo fare in Italia soprattutto per farle usare ai nostri concittadini, piuttosto che produrre solo per i “mercati internazionali”?
Vogliamo dirci, per favore, con un po’ di onestà intellettuale, che di cose prodotte nel mondo ce ne sono TROPPE, e spesso sono inutili, e di pessima qualità! Se non ci credi, fatti una passeggiata in una qualunque discarica, e osservale, le cose che viaggiano per mezzo mondo (inquinandolo) e finiscono lì, in discarica, subito dopo: scarti che non sappiamo più dove mettere. Oltre il 30% del solo cibo prodotto nel mondo non viene mangiato: scarti! Vogliamo parlare della plastica? Per pietà: un’altra volta.
Se il concetto è chiaro, diventa evidente che si può produrre di meno, commerciare ancora meno, e si può produrre con meno fatica, lavorando tutti e meno, a parità di salario per il lavoratore e di profitto per l’imprenditore, ed essere tutti felici e contenti.
Troppo semplicistico?
Certo: il Sole 24 ore, il Financial Time, le televisioni controllate dal potere finanziario ti saltano al collo, dandoti del populista, del sempliciotto, dell’ingenuo, se affermi che il denaro si crea dal nulla e non ha senso consegnare a banche private il potere di crearlo e distribuirlo, oppure  se sostieni che gli investimenti, se fatti con criterio, si ripagano da se, oppure che la ricchezza, quella vera, si crea con il lavoro organizzato nell’impresa, e non sui mercati finanziari e quindi, in definitiva, di questi benedetti mercati finanziari non abbiamo, ma veramente, alcun bisogno.
Cos’altro ti devono dire, che devono suicidarsi?
Devi solo porti le domande giuste, ed usare la testa, per scegliere a cosa decidi di credere: se alle favole che ti raccontano i rappresentanti degli interessi dei commercianti globali, o alle cose ragionevoli e di buon senso che ti suggerisce il tuo stesso pensiero, se smetti di averne paura.
Ci minacciano e continueranno a minacciarci con i fallimenti delle banche, ma tu ragiona: qualunque banca sotto capitalizzata può essere capitalizzata dalle banche centrali, volendo. Qualunque debito non rimborsabile, pubblico o privato che sia, può essere cancellato e sostituito da moneta creata dal nulla, se proprio vogliamo far quadrare i conti, lo capisci?

Senza scontentare nessuno.
Ma, andando oltre, ti rendi conto di quanto sia assurdo, ridicolo, folle, inaccettabile, disumano, vergognoso, improponibile… subordinare le scelte politiche che si occupano delle nostre vite preziose, allo squallido obiettivo di “far quadrare i conti”, ora che è un po’ più chiaro che i conti sono comunque truccati, almeno da quando la moneta si crea dal nulla?
Ti rendi infine conto di quanto sia urgente rivoluzionare il sistema finanziario, per metterlo decisamente al di sotto della responsabilità della Politica?
Il commercio internazionale è cosa buona e va addirittura incentivato, ma solo fino a quando è limitato alle poche cose che altri possono fare altrove molto meglio di quanto non riusciamo a fare da soli, a casa nostra. Credetemi: sono poche quelle cose. Lo capiremo bene quando inizieremo a porci seriamente di indagarlo.

Il commercio internazionale è occasione di conoscenza e scambio culturale. Se però è irresponsabilmente aperto a qualsiasi merce, con il criterio concentrato solo sul prezzo e sul profitto privato, finiamo per farci perfino idee molto sbagliate sugli altri popoli. Osserva: se scegliessi di importare solo fini porcellane cinesi, o sete mirabilmente ricamate, avrei un’idea molto positiva di quel popolo. Se invece scelgo di comprare robaccia di plastica che si rompe subito, che idea mi faccio dei cinesi? Gli equilibri negli scambi della ricchezza vera, fatta della qualità dei beni reali e dei servizi, si possono e si debbono raggiungono senza devastare il prossimo. Si fa lavorandoci seriamente sopra, governando i flussi, non lasciando fare …
Scegliamo dunque con responsabilità condivise cosa produrre, come produrlo, dove produrlo, permettendo a tutti di contribuire al progresso materiale e spirituale della nazione e del mondo, e preoccupiamoci di verificare, insieme, che la ricchezza prodotta sia DISTRIBUITA EQUAMENTE. In una parola: torniamo a Governarla, l’economia, perché solo la Politica può garantire sani equilibri. Sarà tanto più bella e soddisfacente, quanto più sceglieremo di sentirci personalmente coinvolti, responsabili, e partecipi. Altrimenti, sovrani e divini, cosa lo siamo a fare?

13 thoughts on “Qualcuno vive davvero al di sopra delle proprie possibilità

    1. Nessuno scherzo Alice, tutto vero. Il più grande errore che fanno in molti è ignorare l’esistenza del male, i cattolici lo chiamano “il mistero della iniquità”. Verissimo. I potenti della terra sono pochi e facilmente si mettono d’accordo per diventare sempre più ricchi. Tutti gli altri corrono come un criceto dentro la ruota, troppo occupati per poter pensare. Ecco, adesso non ho tempo di darti una risposta un poco più esaustiva. Corro a lavoro…

  1. Questo articolo, nelle sue migliaia di parole, dice SEMPRE la verità. Lo so bene perché dalla sua recente uscita ho sempre acquistato “Sovranità popolare”. Tranquilli, non è pubblicità fine a se stessa la mia, bensì la certezza di leggere informazioni utili all’apertura mentale necessaria per cominciare a comprendere tutto ciò che è sapientemente spiegato da Guido Grossi. Fugate ogni dubbio.

  2. Questo articolo, nelle sue migliaia di parole, dice SEMPRE la verità. Lo so bene perché dalla sua recente uscita ho sempre acquistato “Sovranità popolare”. Tranquilli, non è pubblicità fine a se stessa la mia, bensì la certezza di leggere informazioni utili all’apertura mentale necessaria per cominciare a comprendere tutto ciò che è sapientemente spiegato da Guido Grossi. Fugate ogni dubbio.

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  3. Buongiorno e grazie per quest articolo.
    È un peccato che tale chiarezza e tali argomenti NON siano utilizzati e affrontati nelle scuole…

    Alla luce di quanto letto ho però una domanda che, benché possa sembrare, non vuole essere una provocazione : aldilà dell’informazione che è necessaria, io Signor Chiunque, cosa posso fare oggi per cambiare le cose?

    Grazie 🙏

    1. Ciao
      difficile rispondere, scegli i tempi, i modi e le azioni che meglio credi.
      Diffondi Sovranità Popolare, fallo conoscere agli amici e facciamo qualche passo insieme
      A presto

      1. Salve,

        Grazie mille per la tua gentile risposta.
        Sono pienamente d’accordo con l’importanza della divulgazione del pensiero : ritengo però che, parallelamente, bisognerebbe soffermarsi di più sul pragmatismo.

        Credo, umilmente, che il rischio sia di cadere nel qualunquismo e nella generalizzazione tipica delle 4 chiacchiere al bar.

        Io non sono ne un esperto ne un “tecnico” del settore, però sono molto sensibile a questi discorsi e alla responsabilità che generano in ognuno di noi.

        Prendete questo magari come spunto per lavorare su di una rubrica dedicata e magari più pragmatica.

        Grazie 🙏🏻

  4. è la prima volta che mi capita di leggere un articolo così chiaro ma credo ,e me ne dispiace,che alla grande massa non ci arriverà mai poiché troppo intenti a seguire il gioco del calcio ed altri futili interessi

  5. Se qualcuno volesse cominciare a fare qualcosa potrebbe iniziare pure da uno sciopero dei consumi.
    Avete del denaro, scegliete bene come spenderlo. È la prima parte, non potete continuare a comprare cose di cui non avete alcun bisogno e che hanno un grande impatto su economia, ambiente e persone.
    Come dice Pepe Mujica, non stiamo comprando con del denaro, stiamo comprando con il tempo di vita che abbiamo buttato ( perduto ) per ottenere quel denaro.

    1. Credo che in molti, costretti a fare quadrare i conti, siamo diventati risparmiatori più esigenti, spendere bene e meglio il denaro è una virtù

  6. Sicuramente, però a parte la convenienza personale son in pochi a valutare il peso del proprio consumo.
    Sono in molti a lamentarsi del crollo del ponte Morandi a Genova ma poi alla domenica li potete trovare tranquillamente a fare spese nei negozi della Benetton.

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