Un ritorno al futuro

Tutti siamo stati bambini. Quanto e cosa ricordiamo di questo periodo? Tutti abbiamo qualcosa da raccortare.

Condividerò il mio.

Ricordo un anno prima della scuola, mi trasferirono in un altro asilo. Ricordo come il tempo si è fermato. Rimasi con gli occhi spalancati in mezzo al cortile, le altre piccoline brulicavano intorno a me e io stavo cercando la risposta al problema: “E che cosa è adesso?” Eravamo un singolo organismo e lentamente il problema si è esaurito, poiché i giorni dei bambini erano saturi e fecondi. Eravamo un solo corpo, eravamo sicuri che chiunque avessi marciato per primo gli altri lo avrebbero seguitato in fila indiana. e noi, che siamo indietro, potevamo essere sicuri che se la nostra mano avesse allentato la stretta o fossimo distratti da quello che ci precideva, quello che camminava davanti si sarebbe girato immediatamente e ti sarrebbe ricongiunto di nuovo, e la catena sarebbe stata ripristinata, e ti staresti sentito bene. Anche gli anni scolastici erano creativi: studio, circoli, campi dei pionieri con circoli. E la nostra vita era interessante e istruttiva. La domanda della bambina mi ha coperto altra volta nei primi anni ’90. È stato terribile digerire la parola indipendenza. Da chi? Perchè? Durante la ricerca della risposta, le fabbriche stavano chiudendo, l’industria veniva smantellata e derubata. Tu puoi essere indipendente dalla droga, dagli impegni, dall’alcool, ma il bambino dipende da un altro bambino che va prima, noi dipendiamo dai genitori, dai genitori dipende il governo, dal paese dipendono i vicini. Ma è andato cosi e adesso noi siamo indipendenti, ma quelli, che vanno per prima di te, non aspettano più quello che è lento e non sentono più quello che si è fermato dietro o totalmente si è perso. La catena non è più solidale e gli agneli vanno all’impazzata.

Mi è stato costantemente chiesto: “Se sei sempre stata attiva, perché fino ad ora sei fuori del treno?”. Quando ho iniziato a pensare di creare un’associazione, il nome “Art Coupe” mi è venuto in modo naturale, istintivo.

E ora, se qualcuno farà la domanda sul treno, risponderò a testa alta: “Magari io sono la locomotiva e la mia missione è quella di prendere sul mio treno tutti coloro che sono d’accordo con questa teoria” Allora, basta alzare la mano, agganciarsi come un vagoncino con tanti altri vagoncini e ritrovare tra noi il legame che c’è tra i vagoni e la lacomotiva e l’unica meta è iniziare ad avere la vita più valorizzata ed istruttiva!

Benvenuto su “Art Coupe” http://artcoupe.org/ A presto. Stella

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