Lo spazio sempre più stretto dei regimi di ragione

Quasi quasi erano meglio le ideologie…

di Franco Ferrè

Complottista. Negazionista. Novax. Sovranista. Fascista. Questi sono solo alcuni degli epiteti con i quali negli ultimi anni sono stati via via etichettati coloro i quali intervenivano sui vari temi del dibattito pubblico con posizioni che si discostavano da quelle maggiormente presenti sui media. Il fiorire di questi -ismi, o di altri epiteti consimili è la manifestazione più evidente di una tendenza più generale che ormai ha invaso lo spazio delle pubbliche discussioni sugli argomenti più importanti dell’agenda nazionale. Si tratta di una delle tante manifestazioni del “pensiero unico” di matrice liberale, una delle più pericolose, perché tra le più subdole, ovvero la creazione di veri e propri “regimi di ragione”, all’interno dei quali delimitare lo spazio di discussione secondo i propri desideri.

Cos’è un “regime di ragione”? Partendo dalla definizione di Andrea Zhok (Critica della Ragione Liberale – Ed.Meltemi) si tratta, in sostanza, dello spazio all’interno del quale è ammessa una discussione su un determinato argomento di pubblico interesse. Diversamente dal concetto di “regime di verità”, che corrisponde a quanto una delle parti in causa definisce come “vero”, il regime di ragione è lo spazio all’interno del quale le diverse parti discutono, ciascuna con il suo regime di verità. Il regime di verità era ciò che contraddistingueva le ideologie, che si presentavano come regimi di verità assolutizzanti, ma che sempre presupponevano un regime di verità opposto da cui distinguersi (e con cui confrontarsi, spesso dentro gli stessi spazi, istituzionali e fisici). Ad esempio, in una ipotetica discussione riguardante i costumi sessuali del nostro paese, le varie parti potrebbero discutere su monogamia contrapposta a poligamia, fedeltà vs. amore libero, etc, ma nessuno potrebbe argomentare sostenendo la liceità e bontà dell’incesto. L’incesto è fuori dal regime di ragione corrente in tema di rapporti sessuali. Il regime di ragione può contemplare diversi regimi di verità e, parlando di sesso, si è fatto, con gli anni, sempre più largo; ma l’impressione è che, quando la discussione va a toccare temi economicamente e/o politicamente sensibili, contrariamente al tema sesso, il regime di ragione stia andando sempre più a restringersi.

Il trucco, se così lo si può chiamare, sta proprio in questo delicato passaggio logico, che il più delle volte avviene automaticamente, con un tacito (ma neanche tanto) coordinamento da parte di tutti gli attori della comunicazione: di fronte ad una istanza che – per un motivo o per l’altro – deve affermarsi nell’opinione pubblica, bisogna spostare il prima possibile tutte le discussioni dal regime di verità a quello di ragione. Se ciò avviene, tutti coloro che, a vario titolo, non concordano con l’istanza di fondo, sostenuta dal potere del momento, passano immediatamente dalla condizione di interlocutore (con il quale discutere e confrontare le diverse argomentazioni) a quella di nemico, ovvero sostenitore di tesi “insostenibili”, portatore di argomentazioni “inaccettabili”, financo da evitare a livello personale e non meritevole dei fondamentali diritti del cittadino. Quante volte abbiamo letto, e non solo sui social, autorevoli (?) commentatori dubitare della bontà del suffragio universale, richiedere che fosse tolta la patria potestà a coloro che non volevano sottoporre i propri figli ai millanta vaccini obbligatori decisi in sede ministeriale, oppure – di recente – escludere dalle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale quelli che non portano la mascherina anche in bagno?

La creazione di regimi di ragione sempre più stretti è stato l’artificio via via più usato dall’élite dominante (o dai suoi wannabe al potere in questo o quel posticino) per evitare scomodi confronti ed impossibili dimostrazioni della bontà dei propri argomenti, ormai screditati dalla realtà.

L’agenda neoliberista chiede maggiore precarietà, bassi stipendi, pensioni in tarda età etc? Poiché non posso dimostrare che queste misure porteranno maggiore prosperità e benessere (posso vendere la favola una volta sola, ma già la seconda volta non ci crede più nessuno) dovrò trovare qualcosa che renda inammissibile il dibattito su questo tema: a seconda dei momenti potrà essere l’autorità del “governo tecnico”, il potere de “imercati”, de “lospread” oppure, più in generale, un vincolo esterno (magari autoimposto, come la UE) che levi di mezzo tutte le alternative e definisca un regime di ragione dove l’ipotesi stessa di liberarsi dal vincolo (es. uscire dalla UE) sia da considerarsi letteralmente “fuori discussione”. E chiamerò “sovranisti” tutti coloro che dubiteranno sulla bontà di una totale, definitiva cessione della sovranità nazionale ad organismi esterni non eletti. Voglio ragionare sulla natura di questi organismi, sulla loro origine, sui canali (per lo più occulti) attraverso i quali i relativi esponenti decidono e coordinano le rispettive agende di azione? Sarò designato come un “complottista”, sullo stesso piano di quelli che non credono allo sbarco sulla luna o alla sfericità della terra, e quindi dovrò essere escluso dal regime di ragione che delimita il dibattito politico. E così via.

Tuttavia, in tempi più recenti, questi regimi di ragione economico/politici stavano comunque mostrando la corda: sempre più spesso l’opinione pubblica non teneva conto dei regimi di ragione definiti dal mainstream, sostenendo tesi e posizioni “proibite” o indicibili e, quando gliene veniva data l’occasione, si esprimeva ignorandoli e premiando i pochi che osavano sfidarli. L’elezione di Trump, il voto sulla Brexit, l’ascesa della Lega in Italia, il movimento dei Gilet Jaunes in Francia hanno mostrato chiaramente che gli spauracchi etico/ideologico/moralisteggianti (tipo buoni vs cattivi, incarnati dall’ipocrito mondo del politically correct) non bastano più a definire un regime di ragione sufficiente ad incanalare le forze contrarie che le storture dell’agenda neoliberista stanno generando. Ci voleva qualcos’altro.

Ed ecco spuntare in tempi più recenti nuovi, più potenti, regimi di ragione, in un primo momento di natura scientifica: cos’è il movimento socio politico del green new deal se non un regime di ragione dove i dati sui cambiamenti climatici (non certo definitivi o univoci, nel dibattito scientifico) vengono invece presi come verità assoluta e ogni dubbio anche minimo sui dati o, soprattutto, sulle misure sociali e politiche che ne dovrebbero conseguire causa a chi lo esprime il sostanziale ostracismo del resto della comunità? E se questi argomenti non sono stati ancora sufficienti a far ingoiare a tutti noi la precarizzazione assoluta (che chiamavano flessibilità) e l’impoverimento (che hanno chiamato decrescita e dicono sia necessario nientepopodimenoche per “salvare il pianeta”), allora eccoli calare l’asso: la salute.

Chi oserebbe discutere ciò che dice il dottore? Ed ecco che il nuovo, ed attuale regime di ragione ha a che fare con la salute, prima attraverso l’imposizione dei vaccini obbligatori omnicomprensivi (e se osi discuterne uno solo, sei un Novax e ti dovrebbero togliere i figli, se ne hai) ed ora attraverso l’arma totale della Pandemia. Quanto sarebbe utile poter discutere di cause ed effetti, di strategie e di rimedi, confrontando le diverse strade e valutandone pro e contro, come andrebbe fatto in casi come questo. La linea di condotta è “primo: non prenderla, segregazione massima e distanziamento fino a che non si trova il vaccino” e chi si discosta, anche di poco, è addirittura tacciato di “negazionismo”, categoria usata verso chi nega i campi di concentramento nazisti o, più in generale, verso chi nega l’esistenza di un fenomeno acclarato ed innegabile, quale il Covid non è affatto. E non tanto per la sua esistenza, che viene negata solo da pochi svitati, quanto per la sua natura e soprattutto, per le modalità con cui affrontarlo, che sono tutt’altro che univoche e dovrebbero invece essere il vero ed unico oggetto di dibattito sui media.

Ma il dibattito non ci deve essere, quando gli interessi in gioco sono enormi. E allora, sotto con i regimi di ragione, sempre più stretti, a delimitare il campo di cui di cui si può e (soprattutto) non si può discutere. Quasi quasi erano meglio le ideologie…

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