Intervista a Luca Mercalli Climatologo

D: Che cosa è il clima?

R: Mercalli: Il clima è semplicemente la stima di tutti gli eventi atmosferici nell’arco di almeno 30 anni ma si può andare indietro nel tempo di oltre 250 anni e che si sviluppano su una certa località o sull’intero pianeta.

Possiamo dire che il tempo è quello che avviene in questo momento in un certo luogo, c’è il sole e ci sono 20°, questo è il tempo, la somma di tutto quello che ogni giorno accade in una località, almeno in 30 anni, per studiare e capire il clima di una regione, ecco questo è lo stadio medio.

D: Rispetto all’ultimo trentennale che cosa è cambiato?

R: Chiaramente il problema del cambiamento climatico causato dalle attività umane, è già identificato alla fine dell’ 800 e ripreso come ricerca scientifica dopo la seconda guerra mondiale. L’argomento cambiamento climatico, dovuto all’inquinamento industriale, riemerse negli anni 70 e si affermò, in piena coscienza, che la colpa dei primi segnali di cambiamento climatico era dovuta all’attività umana. Questo ha dato poi un grande impulso alla ricerca scientifica e con l’avvento dei satelliti, di nuove tecnologie, lo studio delle correnti oceaniche, dagli anni 80, la ricerca sul clima si sviluppa in tutto il mondo.

D: Quali sono gli indicatori statistici che misurano e studiano il clima?

R: La temperatura dell’aria e la quantità di pioggia, questi sono i dati irrunciabili, senza questi due numeri non possiamo dire nulla, poi possiamo aggiungere la velocità del vento, la direzione, al numero di ore di sole e la quantità di energia ricevuta dal sole, l’umidità relativa dell’aria, seguono poi dati sempre più particolari, quelli usati in agricoltura ne sono un esempio, temperatura del suolo, l’evaporazione dell’acqua, l’altezza della neve.

D: Oggi rispetto al cambiamento del clima, Lei conosce attività civili o no per cui si opera con l’obiettivo di modificare il clima?

R: Noi abbiamo dati da almeno 200 anni per cui possiamo fare analisi e statistiche, generalmente 150 anni quasi in tutto il mondo ed in Italia addirittura da circa 250 anni.

Nonostante, oggi, grandi capacità di calcolo e l’utilizzo di tanti dati, no, non si è mai riusciti a modificare il clima con succcesso, ci sono stati negli anni 60 diversi tentativi per cui sono stati investite diverse risorse, scientifiche ed economiche. Le attività più famode sono quelle condotte dagli israeliani, nel tentativo di creare pioggia in zone aride, si è tentato di inseminare le nubi con dei nuclei di condensazioni artificiale, dei ioduro d’argento ma dopo 20 anni di tentativi e di fallimenti, queste ricerche sono state abbandonate, perché considerate instabili. Anche in Italia negli anni 70 sono stati condotti studi simili per cercare di diminuire l’intesità delle grandinate ma anche questo è stato abbandonato, per l’inefficacia dei metodi

D: Ma in ambito militare voi avete delle informazioni se questi studi sono continuati?

R: No, io non ne sono informato naturalmente, i militari non condividono facilmente le loro esperienze.

Posso agginngere solo che il clima è determinato da un fluido, l’aria, l’atmosfera, quindi qualsiasi azione volte a cambiare un processo meteorologico più che climatico, se c’è veramente un tentativo è su un processo meteorologico, una tempesta, una siccità, ma nessuno è in grado di farlo in un posto preciso, non è possibile governare un  fluido, per cui io che sono in un paese decido di fare venire improvvisamente una tempesta a Torino, o a Milano.

Qualsiasi cosa faccio potrebbe avvenire in un altro luogo, oppure non avvenire affatto, scientificamente non esiste fare un’azione del genere in un luogo ed ad un momento preciso.

D: In agricoltura, nel territorio italiano dal clima mediterraneo cosa e come stà cambiando il clima?

R: L’agricoltura è uno dei primi settori che soffre delle anomalie climatiche, pensiamo ad una siccità combinata con elevate temperature, il risultato è sicuramente un calo della produzione ed un aumento dei costi per irrigare, l’acqua non arriva da sola, canalizzazioni, pompe, ore di lavoro, c’è qualche speranza se c’è l’acqua anche se i costi sono maggiori ma senza è un enorme problema.

Altro aspetto molto importante è la presenza e l’arrivo di nuovi parassati, arrivano con i mezzi del commercio, del trasporto, prima non esistevano perché non c’erano le condizioni per potersi riprodursi, oggi con temeprature più alte questi fenomenti favoriscono la diffusione dei nuovi parassiti.

Seguono poi eventi estremi, se aumenta la frequenza di un’alluvione o di una tempesta, se seguono rapidamente una grandinata, una tempesta con una frequeza che prima era di 50 anni ora di 5, questo naturalmente produce effetti importanti.

D: E questo nuvo fenomeno definito bombe d’acqua?

R: Il nome è un po’ folcloristico, parliamo di nubifragi. La loro valutazione è molto difficile, i  dati in riferimento alle precipitazione intense sono pochi, una volta si misurava la pioggia una o due volte al giorno e questo non fa comprendere bene le piogge intense, queste spesso hanno frequenze elevate in 10 minuti.

Oggi abbiamo le nuove tecnologie per misurare la pioggia, con questi dettagli ma sono recenti, da circa 20 anni, quindi non possiamo sapere se questo fenomeno stia aumentando o no e quindi il giudizio sugli effetti è disturbato dalle enormi quantità di strutture presenti nei luoghi dove avvengono questi fenomenni.

Circa 100 anni fa, questi fenomeni allagavano i campi, ora quando accade in una città, piena di palazzi, capannoni, strade coperte di materiali che trattengono l’acqua, automobili, un territorio completamente diverso da 100 anni fa, quindi è impossibile fare un confronto.

Quando accadeva 100 anni fa, quali danni poteva fare se c’erano solo campi?

Oggi siamo più vulnerabili, siamo più a rischio.

D: Chi è l’iterlocutore di Gretha? Chi è l’nterlocutore di uno sciopero per il clima?

R: L’interlocutore è la società, tutti, l’informazione, l’economia mi sembra uno dei tanti appelli per un problema sottovalutato, la scienza dice la stessa cosa da circa 30 anni, quindi ben venga chi scende in piazza, i giovani sono coloro più danneggiati dalla mancanza di nuovi provvedimenti. Io posso scendere in piazza a 53, anni e vedrò ancora una serie di danni ma un ragazzo che ha 17 anni, scende in piazza per difendere il suo futuro, e il clima tra 30/40 anni se non è corretto, potrebe essere molto ostile al ragazzo di 17 anni.

E’ giusto dire io protesto, fare pressioni all’attuale mondo politico, economico sociale affinchè cerchi oggi di limitare i danni con una riduzione dell’inquinamento.

D: Analizzando 150 – 200 anni di dati è possibile fare delle previsioni verso che cosa stiamo andando incontro?

R: Le rilevazioni che si fanno sono continue, quindi non attendiamo molto per aggiornare i grafici, esempio come le temperature che si alzano, oppure se osserviamo i ghiacciai, altro indicatore particolare, anche se non sono delle stazioni metereologiche ci dicono assolutamente con precisione gli effetti delle temperature elevate, ogni anno perdiamo un pezzo rilevante del patrimonio giacciaio, esempio, sulle Alpi abbiamo perso il 50% del ghiaccio, in un secolo, questo è un dato molto forte da non sottovalutare.

Lo scenario che abbiamo davanti è un continuo aumento della temperatura, se vengono rispettati gli accordi di Parigi si può contenere l’aumento in circa 2 gradi a fine secolo quindi un danno ci sarà, perché siamo partiti in ritardo ma più moderato rispetto all’ipotesi di 5 gradi in più se non facciamo niente, uno scenario difficile per i nostri giovani.

D: I grandi paesi consumaori, Cina e America, accetteranno gli accordi?

Non è una domanda da fare a me Luca Mercalli, frequentemente si riuniscono in importanti meeeting, scienziati e politici per trovare nuove soluzioni ma il problema non è dello scienziato o del ricercatore ma è un problema giuridico. Occorre un diritto internazionale del clima, e su questo aspetto emergono gli interessi economici, diverse vedute tra alcuni paesi, è difficile trovare un accordo tra 195 Stati è veramente complicato.

D: Cosa cosiglia Lei, un piccolo obiettivo raggiungibile in Italia?

R: In Italia non mi sembra che siamo messi poi tanto male, i nostri consumi energetici sono abbastanza sobri, l’energia costa cara e quindi siamo tutti abituati ad usarla abbastanza bene, obbligati dalla percezione di risparmiare, è comunque importante rendere alcuni processi comuni a tutti, non creare solo eccellenze. Esempio ci sono eccellenze locali anche in campo industriale ma anche tanta trascuratezza, Prendiamo la raccolta differenziata, la provincia di Treviso arriva al 95% mentre a Palermo il 9%,. Ci deve essere un punto di incontro, di coerenza, non abbiamo il problema di capacità e non dimentichiamo che ci sono casi di alcuni paesi che hanno problemi ancora maggiori di noi, la stessa America.

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