Signori e Signore, la parolina magica qui è Democrazia ovvero come l’immaturità politica dei Movimenti del nostro Paese rischia di portarci a non combinare una cippa

di Alberto Marabini

Partiamo da un infarinatura di filosofia Marxista, la concezione Materialistica della Storia.
Marx ci dice che solo marginalmente la totalità degli uomini è in grado di elevarsi al di sopra della realtà che li circonda ed essere gli attori intellettuali diretti del cambiamento. Che la forza motrice principale della storia diviene ben visibile in quei momenti in cui il cambiamento dei rapporti socio economici in cui viviamo porta a un cambiamento della visione della realtà e di se stessi della grande maggioranza delle persone.
E’ la nascita della società Borghese che portò le masse di contadini schiavi a vedersi come lavoratori autonomi e a desiderare la Democrazia. E’ la nascita della società dell’informazione che ha fatto uscire noi dalle fabbriche e ha rafforzato ulteriormente questo concetto.
Però il cambiamento di mentalità delle persone non avviene in maniera lineare: le paure e i condizionamenti del passato rimangono e quello a cui assistiamo mentre la politica e la società vanno in ebollizione è il conflitto che queste paure e condizionamenti hanno con l’emergere di una nuova cultura.
La rivoluzione è prima di tutto una guerra culturale che ogni persona combatte al proprio interno, nella propria anima, ben prima che tale conflitto emerga a livello di società o di istituzioni e politica.
Lenin e la parte più intellettualmente importante del movimento Comunista dell’inizio del secolo scorso avevano poi capito un’altra cosa: che all’interno di questo conflitto un partito politico si può inserire non come semplice rappresentante “dei buoni”, ma addirittura come catalizzatore, come acceleratore del processo.
Che il problema principale non era rovesciare gli Zar o “vincere” le elezioni, ma quello di aiutare le persone (la classe) a vincere quel conflitto che si portavano dentro. “Creare la classe dirigente del futuro”, era quello il problema di cui il Partito si doveva occupare.
Quella classe dirigente che avrebbe guidato lo Stato ma anche fatto funzionare i reparti delle fabbriche, tenuto insieme la società nei momenti difficili, che sarebbe andata a raccogliere pomodori se fosse stato necessario.
E anche di prenderlo il Palazzo d’Inverno, certo, ma ci tornerò alla fine.
Oggi si sente un gran parlare di maggioranze parlamentari. Di numeri e percentuali. Come se poi il Parlamento Italiano contasse qualcosa!
Chi domina in Italia, anche attraverso il corpo cancerogeno dello Stato e delle sue Istituzioni, è la cultura del passato. E, chi più chi meno, lo fa nel cuore di tutti i nostri cittadini.
La vera spinta rivoluzionaria avvenuta in questi anni, quella che poi 30 anni fa ci portò ad entrare in Europa nella speranza che potesse far da leva verso il cambiamento, fu l’insofferenza verso la cultura clientelare Sabauda della sudditanza che esiste nel nostro Paese! E’ il calpestamento costante della dignità degli altri che ci è diventato insopportabile.
Volete vincere la battaglia vera quella per cambiare le cose? Pannella fece la legge sul divorzio e sull’aborto con 2 Parlamentari perchè il suo alleato fondamentale non stava dentro a Montecitorio ma prepotentemente nella società italiana.
Vi ricordate quando Mattarella face di tutto per bloccare la nascita del governo giallo-verde e Di Maio convocò la manifestazione #ilmiovotoconta? A Roma qualcuno se la fece addosso! E infatti la manifestazione, a governo creato e quindi depotenziata, fu oceanica.
Il Paese lo cambi pure col 30%, ma anche col 20 se poi quel 20% te lo ritrovi la fuori in piazza quando si vota di non fare la TAV a Montecitorio. Lo cambi se poi quel movimento ha la capacità di rimanere solido, solidale e ben auto-organizzato quando va a lavorare dentro le nuove fabbriche che crei, fa funzionare il tuo nuovo sistema scolastico, è la spina dorsale di un sistema di autogoverno delle città e dei quartieri.
Dicevamo: 30 anni fa uno dei motivi che spinse i nostri cittadini ad entrare in Europa fu la speranza che potesse far da leva verso il cambiamento culturale del nostro Paese.
Poi ci siamo accorti che all’Europa dei nostri deficit culturali interni non solo non fregava niente, ma che li ha pure utilizzati per imporre sulle nostre teste un nuovo livello di dominio.
Ora non si esce dall’Euro attraverso il beau geste di recedere dai trattati o di stampare moneta: se ne esce invertendo gli effetti di 30 anni di Maastricht che hanno lasciato l’Italia uno scheletro e per farlo dobbiamo avere alle spalle un movimento popolare gigantesco.
L’obiettivo della creazione di nuove forze politiche deve essere quello, la questione delle percentuali parlamentari è marginale. Il motivo per cui ne siamo ossessi è una visione della politica ridicola e riduttiva impostaci dalla sinistra e dalla società borghese: la percentuale come livello di rappresentanza all’interno del “Comitato d’Affari” che gestisce il Paese!
Il Populismo ci vede ben giusto ad intercettare i cambiamenti, quello dove poi fallisce è cercare di portarli avanti con le regole della vecchia politica e la Storia dimostra che questo modo di fare non è mai andato troppo lontano.

Certo puoi andare al Governo come Pinochet in Argentina o il Partito Comunista in Unione Sovietica ma le vere forze culturali in lotta nella società rimangono: poi arrivano i militari a fare tabula rasa e la cultura schiavista dello Zarismo si trasferirà nel nuovo regime.
E non è che queste cose non si sapevano (tanto che in Argentina qualcuno un po’ di armi per difendersi le aveva messe da parte e in Russia all’interno del Partito Bolscevico questa lotta culturale si dovette concludere con l’omicidio di Trotzky) ma come sempre non si volle fare lo sforzo di intervenire dove veramente serve.
Che è lo stesso difetto che abbiamo noi adesso.

Sgnori e Signore, la parolina magica qui è Democrazia. E non quella piccola dei voti, dei referendum e delle maggioranze parlamentari, ma quella della creazione di quel substrato democratico che possa essere il terreno di cultura della coesione della nuova classe dirigente che dovremmo creare per cambiare veramente la Penisola Italiana.
Signori: la cultura Sabauda ha come presupposto quello di poter tranquillamente pisciare addosso ai diritti e alla dignità degli altri. Non è solo la cultura che tiene in piedi la società italiana ma anche quella che regolarmente riaffiora anche nei rapporti fra cittadini normali. Anche fra di noi! E’ quella il nostro grande nemico!
Senza la preparazione di quel terreno di cultura democratica non ce ne liberiamo: dovrebbe essere questa l’ossessione di ogni nuovo Partito, non quella di catalizzare il maggior numero di voti.
E se qualcuno mi dice “Alberto: Quello che tu scrivi è corretto e condivisibile ma il problema è il tempo. Dobbiamo fare in fretta perché loro hanno la marcia ingranata a tutto spiano.” io gli rispondo che “In realtà anche anche noi abbiamo la marcia ingranata, quella della disperazione” perché c’è un altro elemento con cui in pochi oggigiorno hanno voglia di fare i conti, che anzi sembra dare un po’ fastidio e che si vorrebbe mettere un po’ sottovuoto: la vera forza dirompente alle spalle del M5S non era Di Maio ma la massa di attivisti che gli stavano dietro.
Quelli che, come i Russi che con Lenin presero il Palazzo d’Inverno, saranno li pronti a sacrificarsi, fare banchetti, manifestazioni e guerra mediatica per vincerle quelle cavolo di Elezioni.
E anche se questa massa deve trovare la forza di autodisciplinarsi (e se mi chiedete come, dentro Sovranità Popolare ci stiamo lavorando) non ci sono scorciatoie: e’ questa l’unica vera arma che abbiamo.
PS: FSI si sta presentando adesso in Veneto: si odono piccoli segnali di superamento di una certa concezione politica volta alla concorrenza per i voti, certi piccoli segni di solidarietà nei loro confronti che devono fare ben sperare e persino Fusaro si è espresso a favore di questo atteggiamento, dobbiamo avere solo il coraggio di portarlo alle estreme conseguenze.

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4 Commenti

  1. sì, ma Pinochet non era al potere in ARgentina, e no, non è una quisquilia: la storia bisogna conoscerla

  2. sì, ma Pinochet non era al potere in Argentina, e no, non è una quisquilia: la storia bisogna conoscerla NO, non l’ho scritto perché è la prima volta che leggo l’articolo. Forse qualcun altro…non ditemi che censurate le correzioni!!

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