Il fenomeno dell’Opera lirica bistrattata dalla politica

Mai come allora i musicisti sono riusciti a comunicare con tutti gli strati sociali

Claudio Abbado

Milano 7 dicembre 2023

di Maurizio Torti

Da qualche minuto alla Scala, teatro milanese è di scena l’opera Don Carlo di Giuseppe Verdi diretta dal Maestro Riccardo Chailly per la regia di Lluís Pasqual. Trasmessa dalla RAI dalle 18:00.

La storia di Don Carlo, opera monumentale di Giuseppe Verdi è ispirata alla tragedia omonima di Friedrich Schiller, incentrata sul conflittuale rapporto dell’Infante di Spagna Don Carlo con suo padre, il monarca Filippo II, e sui temi del potere, della solitudine, dell’amicizia, dell’amore impossibile.

Nelle ultime 24 ore, Milano e la cronaca grigia, ci ha aggiornato sullo stato dell’opera lirica in Italia, musica e opere sempre di immensa bellezza ma il circo dei teatri italiani l’hanno trasformata in un mercifico, un marketing commerciale ed esclusivo, una vetrina dove sfoggiare il vestito nuovo, farsi una fotocolor in poltroncina. La corsa alla poltroncina, assegnata per importanza istituzionale e per partito, una cronaca vergognosa che non da lustri alla musica, ai sacrifici dei musicisti, alla fatica del direttore e di tutti i lavoratori impegnati sa realizzare un’opera come il Don Carlo di Giuseppe verdi.

Sul palco centrale, abitualmente l’ospite è sempre stato il presidente del Paese e il primo ministro, oggi sono entrambi assenti e sarà quindi la seconda carica del Paese, Ignazio La Russa a sedere nel palco centrale.

Cosa è successo all’opera e ai teatri italiani?

Claudio Abbado

Il Maestro Claudio Abbado ci ricorda degli effetti dei tagli alla cultura applicati negli ultimi 25 anni.

«La Cultura arricchisce sempre»

«La Cultura permette di superare tutti i limiti»

«Chi ama la Cultura desidera conoscere tutte le culture, quindi è contro il razzismo»

«La Cultura è contro la volgarità e permette di distinguere tra bene e male»

«La Cultura è lo strumento per giudicare anche ci chi ci governa»

«la Cultura è libertà di espressione e di parola»

«La Cultura salva…»

«Con la Cultura si sconfigge il disagio sociale delle persone, è il riscatto sociale dalla povertà»

«La Cultura è far si che i nostri figli e nipoti possano andare un giorno a teatro per poter vivere la magia della musica»

«La Cultura è un bene comune primario come l’acqua. I teatri, le biblioteche, i musei e i cinema sono come tanti acquedotti»

«La Cultura è come la vita e la vita è bella»

Non si investe in cultura e non si investe nei giovani, ecco cosa ha smantellato la meravigliosa storia dell’opera e dei teatri italiani

Puntare sui giovani, spesso in Italia spiazzata dalla gerontocrazia che si annida nel settore. Due esempi abbastanza recenti, si sono visti ed ascoltati alla Sagra Musicale Umbra sui “pellegrinaggi dello spirito” ed al Teatro Massimo di Palermo. Dopo la manifestazione umbra, si è risposto alla riduzione dei finanziamenti, pubblici e privati.

Riccardo Muti: “Napoli mia, svegliati. Ritrova l’identità perduta”

Un altro grande Maestro, Riccardo Muti in una delle sue interviste è molto severo: “La sparizione delle Orchestre Rai è stato un crimine, dovremmo vergognarci. La città di Seul, non la Corea, ha diciotto orchestre sinfoniche. Alla fine dei Tg ci dicono ora si parla di musica, ti aspetti che si parli della Nona di Beethoven e invece arriva un cretino, tutto pitturato. Quanti concerti e opere si vedono in tv? Spesso c’è una ghettizzazione, è grave che si mandi in concerto alle 2 di notte usandolo come un sonnifero. Alla cultura si danno gli spiccioli”, afferma Muti. E incalza: “In Italia la musica è ‘Vincerò’. Ma è musica? E’ questa l’Italia del canto? Quando si è visto che un accordo musicale che dura mezz’ora?”. Quanto al nuovo governo, Muti spiega: “Mi aspetto che operi bene. Non dico di sinistra va bene e di destra va male, o viceversa. Finora vedo solo insulti per le poltrone mentre il popolo langue”.

Letture consigliate

Musica & Parole

“La relazione tra il popolo e la musica rinascimentale è stata di una grande bellezza. Il primo non poteva fare a meno dell’altro e la musica non poteva fare a meno del popolo.
Storie di autori profondi, immersi nella vita quotidiana e attenti ad i grandi temi che ritroviamo dopo secoli.
Sarà la prima volta di Storie di Sovranità Popolare Musica&Parole ma solo, perchè siamo nel 2022. Ora come appartenenti al popolo ci riprenderemo il nostro tempo assieme agli ostinati e le loro armoniose forme”

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