Il cavallo di troia dei portatori della finta pace

Un movimento non violento e pacifista coerente non può essere finanziato dai guerrafondai

Turchia, 1956. Turismo: Troia. Il cavallo di legno
di Anna Rita Rossi
Ong, Fondazioni, Pagine virtuali dedicate, Primavere fuori calendario, Associazioni umanitarie filtro, giornalai e infine l’operazione “Green Deal” ormai partita e che relegherà ogni essere a ulteriori menzogne e furti.
Dopo le “istituzioni internazionali” fondate nel dopo guerra che sono divenute strumenti dei potentati…il corollario di supporto è divenuto un rafforzamento contro la liberazione delle prigionie della “persona”.
Studiando attentamente i processi di comunicazione e gli interventi di pensiero possiamo dire che il capitalismo globale che ha preso in ostaggio il Capitalismo dei mezzi di produzione finanzia l’anticapitalismo.
Ci sono ormai troppi “intellettuali di sinistra”, quelli che sposano ogni forma di capitale per intenderci, che sembrerebbero “rendere il mondo sicuro” solo per i guerrafondai.
Pensiamo alla coniatura di “Capitale inclusivo”…una sorta di ecologia sociale in cui il Capitale resta ai padroni e la servitù di allarga numerata e controllata e sacrificata ove inservibile al Capitale.
…ma torniamo al cavallo di Troia…
Il movimento contro la guerra “intenzionale” ad es. quella che viene mossa verso Stati o minoranze che solitamente non si allineano né si potrebbero mai conformare ai grandi interessi globalisti dei pochi …o paesi che sono troppo radicati nell’affermazione del loro diritto d’imperio…appare assopito nel dibattito e nelle reazioni effettive tanto che quando si solleva non mette mai in discussione la legittimità di chi e di come si organizza e promuove una guerra…spesso anche senza mimetiche.
Le grandi fondazioni finanziano pensieri di pace, con l’approvazione dei media istituzionali, impedendo di fatto la formazione di un moto popolare contro la guerra, contro la povertà, contro l’umiliazione di intere comunità.
Di significativo e incisivo e a difesa nazionale dei popoli civili impera sostanzialmente il nulla.
Un movimento pacifista coerente deve sapersi opporre a qualsiasi forma di cooptazione, evitando di chiamare all’appello gli “interventi umanitari” che di umanitario troppo spesso hanno ben poco.
In sostanza un movimento pacifista coerente non può essere finanziato dai guerrafondai.
Negli ultimi tempi, i media online indipendenti sono oggetto di manipolazione e censura, con lo scopo preciso di danneggiare l’attivismo pacifista su Internet.
La falsa militanza sociale si riconosce dalla precipitazione materiale dei fatti e non dalle intenzioni.
Basterebbe notare che sia la guerra imposta alla Siria che la guerra allo Yemen sono descritte come “guerre civili” mentre ALTRI bombardano.
Quanti si chiedono se nel Donbas c’è ancora la guerra?
Ebbene nel Donbas si continua a morire fra l’ignavia del giornalismo occidentale (che occulta l’instabilità che qualcuno fortemente vuole alle porte di Mosca mentre la Russia sembrerebbe non aver fretta in quanto messaggera di un potere che potrebbe sferrare il primo “vero” colpo e lasciar calare sul nostro torpore un silenzio definitivo)
Non ci sono bastati l’Iraq né le finte primavere arabe né il ribollire di un’Africa che forzatamente viene costretta a grandi sfruttamenti, eccidi e spostamenti.
Non ci bastano le guerre economiche (vedi Grecia) degli sciacalli planetari e le zampate interventiste nei paesi sovrani prima sottoposti a embargo e poi falcidiati da ingerenze terze dopo che le popolazioni sono ridotte allo stremo (vedi Venezuela)
Sorge spontanea la domanda: “se le parole “guerra e neoliberismo” vengono lentamente rimosse dal vocabolario della comunicazione “pacifista” a chi andrà il compito della vera militanza della società civile?
Sarà poi così civile la militanza che verrà?
A.R.
stralci di relazione: “Conflitti a bassa e alta intensità n nome della pace” 4 febbraio 2018 – Roma – Terra d’Arte – Ricerca geopolitica
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