L’immoralità delle tasse

E’ evidente che uno Stato per funzionare debba raccogliere delle risorse economiche. E lo fa con le imposte, le tasse, le accise. Il legislatore ha agito con criteri differenti, ma normalmente indirizzati al fine di perseguire una certa giustizia sociale.

Si può dire che parzialmente il risultato sia stato raggiunto. Ma in realtà, se ci fermiamo a ragionare in profondità, vediamo una serie di anomalie che noi tutti ormai diamo per scontate, ma che tali non sono. E questo comporta anche una certa immoralità nel metodo. Con questo articolo vorrei sottoporre alla vostra attenzione tali anomalie, in modo comunque non esaustivo, essendo la materia trattata molto, troppo, ingiustificatamente complessa.

1 – Perché dobbiamo pagare tasse per “possedere” solo alcuni beni e non altri? In realtà si paga una tassa solo dove il fisco “arriva”, ovvero per i beni registrati. Di fatto immobili, auto, moto, aerei e barche. Se si possiede un motorino da 1000 euro, si paga una tassa. Se si possiede un Modigliani da venti milioni di euro, non si paga nulla. O un frigorifero, o una lavatrice. Allora la considerazione da fare è che tassare solo alcune proprietà, peraltro neppure necessariamente le più costose ed in molti casi beni di prima necessità come le abitazioni o i mezzi di trasporto, è immorale ed ingiusto.

2 – perché chi più paga in imposte, meno prende in servizi? Normalmente ci viene chiesto di pagare una certa cifra a fronte di un servizio. E’ giusto che chi abbia di più debba anche pagare di più, ma perché prendere meno? Dire se una data distribuzione è equa, in assoluto, non è facile. Dato un certo numero di individui da considerare uguali sotto ogni punto di vista, si può giudicare perfettamente equa una distribuzione nella quale ogni individuo abbia esattamente lo stesso ammontare di reddito, e assolutamente iniqua un’altra nella quale un solo individuo possieda l’intero ammontare. Al di fuori di questi due casi di ineguaglianza minima e massima, tutte le numerose situazioni distributive intermedie potrebbero essere valutate diversamente da osservatori distinti, secondo la maggiore o minore avversione all’ineguaglianza di ciascuno di essi. E allora proviamo ad immaginare che sia giusto che chi più guadagna debba anche contribuire di più al benessere collettivo, e quindi obbedendo al criterio di progressività, pagare più imposte. Ma la domanda successiva è: perché questo stesso individuo che paga molto di più di altri per contribuire alla realizzazione di servizi pubblici, poi debba anche essere nella condizione di prendere di meno? Anche in questo caso vedo una ingiustizia di fondo, alla quale purtroppo siamo assuefatti.

3 – Di solito ci viene chiesto di pagare a fronte di un “qualcosa” da noi scelto. Paghiamo per una assicurazione, per un cinema, per un acquisto, per un investimento. Ma noi non pagheremmo mai per qualcosa che non accettiamo moralmente. Per esempio, se qualcuno ci chiedesse: “ vuoi tu pagare per costruire delle armi di distruzione della umanità”? oppure” vuoi tu pagare per andare in giro per il mondo a fare guerre?” o anche “ vuoi tu pagare per regalare soldi a certi imprenditori piuttosto che altri?” Certamente la maggior parte dei cittadini risponderebbe no. E invece è quello che succede. Paghiamo e i nostri soldi vengono impiegati per cose che noi singolarmente MAI faremmo. Potrebbe sembrare ingenuo questo ragionamento, ma se vi fermate un attimo a pensare, non lo è affatto. Stiamo dando una delega in bianco a compiere azioni moralmente riprovevoli, in nome di cosa? Deciso da chi? Abbiamo fatto un referendum sulla proibizione della energia atomica per fini civili, mentre abbiamo 70 bombe atomiche, neppure nostre, sul nostro territorio…O consentiamo “missioni di pace” che tali sono solo nella fantasia di certi, ma non certo nella realtà. Forse lo Stato dovrebbe poter impiegare le risorse pubbliche solo in certi settori, escludendone altri, sottoposti alla approvazione popolare. E non, per esempio, poter dichiarare una guerra come recita l’art 78 della Costituzione con l’approvazione delle Camere in virtù del potere di rappresentanza che esse hanno. Vi devono essere argomenti ricondotti alla sovranità popolare, quella vera, non di rappresentanza, quando sono in ballo questioni altamente morali o peggio l’apocalisse della guerra.

4 – perché ci devono essere le detrazioni e le deduzioni? Per motivi di giustizia sociale, si può rispondere per certe. Per stimoli alla economia per le altre.  Entrambe le risposte sono immorali. La prima in quanto la giustizia sociale è ben altro concetto che fare “sconti” ai biglietti da pagare per ottenere servizi che dovrebbero invece essere totalmente gratuiti. La seconda perché i così detti “stimoli” si riducono a favori a categorie diverse di volta in volta. Il tema, vastissimo, richiederebbe una trattazione privilegiata. Qui possiamo solo accennare alla immoralità di situazioni ingessate da numeri e valori che troppo spesso non sono aderenti alla realtà, per privilegiare certe categorie di cittadini o di operatori economici, a danno di altri. Infatti in questo caso, se alcuni prendono, altri perdono.

5 – Uno dei fini occulti della organizzazione fiscale attuale è di ottenere il controllo totale della popolazione. Monitorati in ogni azione non siamo più liberi di usare i nostri soldi senza dover spiegare il perché. Cosa deve interessare alla banca se si fa un bonifico per un motivo o per un altro? Cosa deve interessare allo Stato se si fa un acquisto piuttosto che un altro? E invece dobbiamo dare spiegazioni per tutto, per ogni piccolissima operazione dare il codice fiscale, fare denunce dei redditi dettagliate, essere esposti a controlli invasivi, essere nudi di fronte all’autorità anche nell’uso delle nostre risorse personali. E’ una delle conseguenze più umilianti per il cittadino che non può e non deve trovare giustificazione nella lotta alla evasione. Si devono trovare altri metodi. Ci sono altri metodi molto più efficaci e meno invasivi. Ma il loro difetto è che leverebbero il potere del controllo. E l’immoralità non è solo in quello che viene fatto, ma anche e soprattutto nella ipocrisia delle giustificazioni. Tante chiacchiere sulla privacy e sulla difesa della stessa, ma poi siamo nudi di fronte allo Stato. Immorale. Dovremmo essere i controllori, e invece siamo i controllati.

6 – L’eccessivo uso del mezzo fiscale, che cambia nelle sue dinamiche ogni anno, richiede non solo di dover pagare una quantità eccessiva di denaro allo Stato, ma comporta la necessità dell’uso dei professionisti per evitare di essere inadempienti. L’eccessiva complicazione del Sistema fiscale è creata ad arte per dispensare favori a categorie diverse di volta in volta, con le detrazioni e deduzioni, e per obbligare il cittadino a spendere altri soldi per rispettare regole impossibili da conoscere se non si è specialisti. E’ immorale che si facciano leggi troppo complicate, si pubblichino testi che lasciano aperte possibili diverse interpretazioni, tutte normalmente sfavorevoli al cittadino. Che non ci sia una certezza del diritto fiscale, dato che l’autorità non sempre risponde ai quesiti in modo chiaro ed esaustivo. E’ tutto confuso, e lascia tutti in uno stato generale di possibile inadempienza a questa o quella disposizione. Creando incertezza e ansia. E anche questo è immorale.

di Ugo Busatti

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