Approccio agroecologico alla cura del verde pubblico

Le Endoterapie chimiche sono assolutamente insufficienti

di Giuseppe Altieri

Pur apprezzando l’impegno e la preoccupazione degli amici di Italia Nostra riguardo all’emergenza che ha colpito i pini in tutta Italia e in particolare a Napoli e a Roma, dopo anni in cui si è trascurato il pericolo rappresentato dalla Cocciniglia Toumeyella parvicornis (Cockerell), importata dal Nord America, segnalo:
la necessità urgente di un approccio agroecologico al controllo dell’insetto dannoso in questione, così come alla gestione del verde urbano e dei giardini, alle disinfestazioni, ecc.   Tutto questo, al fine di elaborare progetti pilota di gestione territoriale sinergici e rigenerativi, con il coinvolgimento dei diversi portatori d’interesse, dalle istituzioni alle associazioni dei cittadini, per una formazione, educazione e sperimentazione “partecipata”, guidata da un Team di esperti di supporto ai tecnici locali, che possa portare immensi benefici sociali ed economici.
LE COSIDDETTE ENDOTERAPIE CHIMICHE SONO ASSOLUTAMENTE INSUFFICIENTI A RISOLVERE I PROBLEMI, MENTRE LE SOSTANZE INIETTATE DANNEGGIANO GLI INSETTI UTILI E GLI IMPOLLINATORI, LA SALUTE E L’AMBIENTE
Nello specifico della cocciniglia del Pino, importata dal Nord America, i cosiddetti trattamenti chimici iniettati ai tronchi, hanno un’efficacia “palliativa” nel breve termine e creano insorgenza di ceppi resistenti di insetti dannosi, oltre a danneggiare i tronchi delle piante per “iniezioni” con trapani che provocano ferite, sulle quali si possono insediare patogeni fungini e batteri pericolosi. Tali iniezioni dovrebbero essere ripetute nel tempo, provocando la progressiva alterazione del legno dei tronchi con deperimento delle piante, progressivo e inevitabile. Infatti, seppur le sostanze chimiche siano capaci di ridurre le popolazioni di insetti dannosi, talvolta del 95% (come risulta da alcune affermazioni sul principio attivo Abamectina), va considerato che la Cocciniglia in questione effettua 5 generazioni l’anno e, soprattutto, le femmine sono in grado di produrre centinaia di uova in breve tempo, per cui i pini tornano di lì a poco alla situazione di crisi fito-sanitaria precedente il trattamento chimico, con l’aggravante di una popolazione che progressivamente diventa resistente alla sostanza iniettata per “selezione artificiale”. Senza considerare che le sostanze chimiche iniettate in ogni caso finiscono nell’ambiente, attraverso le melate e le deiezioni degli insetti che le assorbono o i loro corpi morti; ed anche i predatori e parassiti utili, gli insetti impollinatori, che si nutrono di sostanze zuccherine come la melata delle cocciniglie, vengono danneggiati e ostacolati nella loro attività predatoria e riproduttiva, molto importante nelle prime fasi primaverili dell’infestazione.
Laddove è fondamentale aumentare la presenza degli insetti utili con Inoculazione Multipla Preventiva su una certa quantità di nutrimento, rappresentato dalla cocciniglia in questione, al fine di innescare un “equilibrio” tra le popolazioni che diventi duraturo nel medio e lungo termine.
Pertanto, sconsiglio vivamente le endoterapie chimiche.
Questi interventi devono essere valutati solo per casi veramente eccezionali, previo monitoraggio delle popolazioni degli insetti utili e dannosi presenti caso per caso sulle diverse piante, potenziando al massimo i fattori di controllo biologico naturale e i mezzi di difesa biologici e “selettivi”, obbligatori e prioritari ai sensi del D. lgs. 150/2012 che impone la difesa integrata obbligatoria in tutto il territorio nazionale, in particolare nell’ambito urbano laddove i mezzi chimici sono interdetti. Tenendo conto inoltre che le piante fortemente danneggiate non riescono nemmeno ad assorbire le sostanze chimiche iniettate e possono essere individuate altre strategie di intervento “di soccorso”.
I sindaci, in qualità di tutori della salute dei propri cittadini, hanno un ruolo fondamentale e possono emettere ordinanze ulteriormente restrittive in tal senso.
IL CONTROLLO BIOLOGICO OBBLIGATORIO DEGLI INSETTI DANNOSI ESOTICI (del Pino e non solo) ATTRAVERSO PREDATORI AUTOCTONI ALLEVATI E IMPORTAZIONE DI PARASSITI E PREDATORI UTILI SPECIFICI DAI PAESI D’ORIGINE DELLA COCCINIGLIA

E’ di fondamentale importanza la richiesta ai Ministeri Agricoltura e Ambiente e ai Sindaci e alle Regioni in questione di
avviare le procedure (obbligatorie) di
introduzione in Italia degli insetti utili predatori e parassiti degli insetti fitofagi dannosi di origine esotica (come la cocciniglia del Pino, in questione), quale forma primaria di difesa biologica classica, operata con successo da oltre 200 anni di cura fitosanitaria, a partire dalle prime importazioni di insetti dannosi, come ad esempio la Cocciniglia degli agrumi o Icerya Purchaesi, controllata con successo dalla coccinella Rodolia cardinalis, prelevata dallo stesso paese d’origine.
Non è possibile trascurare per anni un insetto invasivo esotico, accidentalmente importato nonostante i divieti e le procedure di controllo fitosanitario in atto, diffusosi rapidamente in assenza di nemici naturali, senza avviare un programma di ricerca e introduzione degli ausiliari dai territori d’origine, dopo 2 secoli di Lotta Biologica validata dalla pratica scientifica.
E sulle strane voci per cui in Italia non sia possibile importare gli insetti utili, mentre sono stati importati quelli dannosi verso una determinata coltivazione o specie botanica… è semplicemente illogico, oltre che scandaloso, rispondere a tali provocazioni.
E’ recentissimo il lodevole lavoro di un ricercatore che ha salvato i castagni italiani importando dal Giappone il parassita del Cinipide che li stava distruggendo.
E negli Orti botanici, dove si conservano specie esotiche e tropicali di piante importantissime per la tutela della biodiversità e la medicina naturale avanzata (es. cura del cancro), spesso attaccate da insetti dannosi esotici, questi vengono controllati con i parassiti e i predatori provenienti dai territori d’origine. 
prevede che gli Stati membri, lì dove possibile e opportuno, vietino l’introduzione di specie esotiche che minacciano gli ecosistemi (e gli agroecosistemi), gli habitat o le specie e controllino o eradichino tali specie. E’ chiaro il riferimento alle specie dannose, laddove ai fini del controllo biologico (l’eradicazione è impossibile, una volta introdotto un insetto o un fungo o batterio che sia, date le caratteristiche riproduttive degli insetti e dei patogeni) è necessario
in primis introdurre e/o potenziare la presenza degli insetti utili, in particolare dei predatori e parassitoidi provenienti dai luoghi d’origine, laddove i danni spesso non sussistono, grazie all’equilibrio instauratosi nell’ecosistema. 
Il controllo biologico naturale dovrà quindi essere ulteriormente approfondito, con un progetto di ricerca e sviluppo ad hoc, al fine di valutare la fattibilità di un programma di allevamento e/o introduzione degli agenti naturali di controllo biologico di T. parvicornis, per puntare ad un riequilibrio biologico duraturo, difficile da raggiungere con altri mezzi di lotta alla specie aliena.
 
Considerando inoltre che nel momento in cui la cocciniglia è stata rilevata sul territorio italiano,
sicuramente con essa sono stati importati anche alcuni insetti utili esotici, i quali ovviamente nei primi anni di infestazione non riescono a tener dietro al ritmo riproduttivo delle cocciniglie, le quali invece trovano ampio nutrimento nella vegetazione. Anche per questo motivo è importantissimo evitare negli ambiti urbani qualsiasi intervento con mezzi chimici, in modo da non ostacolare l’insediamento degli ausiliari.
 
UNA STRATEGIA AGRECOLOGICA SINERGICO-RIGENERTIVA PER IL CONTENIMENTO DELLA COCCINIGLIA TARTARUGA DEI PINI NEL BREVE E MEDIO PERIODO
 
Protocolli d’integrazione di tutte le tecniche agroecologiche disponibili, a partire dal controllo biologico attraverso Inoculazione Multipla di predatori autoctoni disponibili sul mercato (Coccinellide Cryptolaemus e altre specie eventualmente disponibili), sostanze di minore impatto sulla salute ambientale e sull’entomofauna utile (oli, saponi, corroboranti, microrganismi utili, ecc.) da applicare su cosiddetti “focolai di infezione”, unitamente a strategie agronomiche e potature “intelligenti”, salvaguardia e introduzione-incremento di biodiversità funzionale attrattiva degli ausiliari e degli uccelli e mammiferi utili, dovrebbero essere immediatamente applicati alla cura dei Pini attaccati dalla cocciniglia, come nella gestione fitosanitaria in generale, urbana e rurale.
Nei cosiddetti focolai di infestazione della Cocciniglia tartaruga è molto utile l’intervento di Lotta Biologica con coccinelle predatrici e gli interventi di potature di diradamento per arieggiare le chiome a partire dai rami secchi che vanno eliminati anche per il pericolo rappresentato per i cittadini. Altri prodotti biologici e microbiologici naturali possono aiutare il lavoro degli insetti utili e salvare i Pini di tutta Italia, controllando anche le Processionarie e gli altri parassiti e funghi dannosi (fumaggini e funghi del legno).
Un’approccio agroecologico complessivo inserendo specie botaniche ad hoc può consentire inoltre l’incremento degli insetti utili sul territorio, evitando interventi chimici pericolosi per la salute e l’ambiente, mai risolutivi contro insetti e patogeni dannosi.
E’ inutile ribadire che in un contesto agroecologico sinergico in cui è necessario salvaguardare gli organismi utili (insetti acari, uccelli, rettili, anfibi, mammiferi, ecc), necessari per il controllo biologico della Cocciniglia dei pini (e in generale per tutte le avversità delle diverse coltivazioni ed essenze botaniche), dev’essere ribadito il bando di ogni sostanza chimica insetticida nelle disinfestazioni (Zanzare, Mosche ecc) che oltre a danneggiare la salute dei cittadini possono compromettere le specie utili al controllo biologico e microbiologico. Laddove è oltretutto molto più efficace la tecnica di lotta microbiologica alle zanzare e il controllo biologico con parassitoidi utili contro le mosche, ecc.

Liberiamoci dei pesticidi chimici… e salviamo insieme il verde urbano e gli alberi secolari.

Non dobbiamo rischiare di finire nella stessa spirale in cui sono caduti gli Ulivi secolari del Salento, dove per un batterio (Xilella), presunto responsabile dei disseccamenti, si sono imposti trattamenti chimici che hanno alterato ulteriormente gli equilibri degli agroecosistemi, già devastati dall’abuso dei disseccanti chimici (Glifosate e altri) e pesticidi, che hanno indebolito i terreni e le piante, riducendo l’humus e la biodiversità dei microbi utili e quella vegetale, causando i conseguenti disseccamenti e danni solo in parte attribuibili alla Xilella; batterio ben presente anche in oliveti biologici dove non crea quasi mai problemi, in quanto le piante sono molto più resistenti.  E, invece di curar le piante con metodi agroecologici, microrganismi utili, piante attrattive di insetti utili e “distrattive” di quelli dannosi, coltivazioni per l’incremento dell’humus, potature, cure rameiche con ferro e zinco, ecc… si è finito per pagare gli agricoltori al fine abbattere le piante secolari, “Patriarchi del Salento” (violando l’art 9 e 3, comma 2 , 32, 44, etc. della Costituzione),
invece di curarle in modo agroecologico con la metà dei soldi spesi per abbatterle… fondi oltretutto disponibili nei Programmi di Sviluppo Rurale regionali.
Non bisogna cadere nella stessa trappola con i Pini Italiani.

Sono chiare le pesanti responsabilità di chi ha trascurato il problema della Cocciniglia dei Pini in Italia, che rappresentano un patrimonio paesaggistico costituzionalmente tutelato (Art. 9) e assolutamente da preservare e non abbattere, nella tutela della Salute e dell’uso razionale del suolo (Art. 32, 44 Costituzione). Ѐ questa materia per la Magistratura e la Cittadinanza che in un paese civile valutano, denunciano e giudicano.

Ma pur nell’emergenza, bisogna dire che la legge (D.lgs.150/2012 di recepimento della Direttiva UE sull’Uso sostenibile dei Pesticidi) parla chiaro. Dal 2014 in Italia come

in tutta Europa è obbligatoria la difesa integrata che prevede l’impiego prioritario e obbligatorio di tutte le tecniche alternative agroecologiche disponibili di tipo biologico, meccanico, fisico, biodiversità funzionale e insetti utili, introdotti, prodotti autorizzati in agricoltura biologica, ecc. prima di poter consentire l’impiego di sostanze chimiche come Abamectina,

la quale purtroppo non rimane solo dentro le piante, ma si disperde nell’ambiente attraverso le melate e il corpo degli insetti con apparato pungente che la assumono, come le cocciniglie in questione, danneggiando Api e pronubi selvatici e gli insetti utili parassitoidi (i cui adulti si nutrono proprio delle melate mentre inseriscono le uova nel corpo delle cocciniglie di cui si nutre la progenie… assumendo Abamectina e quindi rimanendo danneggiata…);

e, infine, anche i predatori che si nutrono direttamente delle cocciniglie bioaccumulando i residui chimici nel loro corpo, riducendo in sostanza la propria fertilità. Ciò, unitamente all’instaurarsi di resistenza da parte delle cocciniglie che hanno una grande prolificità, rende vana in breve tempo l’efficacia momentanea delle endoterapie che ostacolano anche il controllo biologico, come ho spiegato nel mio articolo, così  come è successo in 70 anni di storia chimica della difesa delle piante, laddove troppo spesso si è “usata la causa… per combatterne le conseguenze”… in una spirale perversa, illogica e sempre più anacronistica, che ha devastato la biodiversità funzionale degli ecosistemi (organismi utili), la salute umana ed animale, l’ambiente nel suo complesso.

E’ per questo che nella Decisione CE del 30-12-1996 All. 1 vennero definite le norme OILB sulla Difesa Integrata delle coltivazioni, presentate dal sottoscritto al Convegno COLIBRI-OILB di Marzo dello stesso anno alla Borsa Merci di Bologna definite dai massimi esperti Universitari internazionali e poi approvate… ma mai applicate a dovere…

Dopo 25 anni di illegittimità diffusa è necessario che tutti i cittadini e le istituzioni reagiscano a dovere a questo “status quo”, rafforzando l’opera di educazione e ripristino della Corretta Norma.

I dati sulla tossicità dell’Abamectina nei confronti degli organismi utili, non solo insetti, bensì anche uccelli, rettili, anfibi, mammiferi ecc. sono chiari (ISPRA), e in ambiente urbano e/o frequentato dalla popolazione l’impiego delle sostanze chimiche è di fatto interdetto, trattandosi di aree particolarmente sensibili per i rischi a carico della salute.

E in ogni caso, vista la necessità di gestire l’emergenza, con un costo previsto che alcune associazioni romane indicano di 100 € a pianta per le dendroterapie chimiche, si possono acquistare ben 2.000 larve di Coccinelle predatrici (Criptolaemus montrouzieri), sufficienti per almeno 3-4 pini !!… se iniziamo presto le introduzioni dei predatori. Che, unitamente alle altre tecniche biologiche impiegabili sulla chioma con sostanze biologiche, lavaggi con saponi potassici, oli naturali, microrganismi utili e corroboranti, potature intelligenti, ecc. possono consentire il salvataggio dei Pini anche in condizioni gravi. Soprattutto senza compromettere l’insediamento degli insetti parassitoidi e predatri indigeni e in particolare di quelli esotici da importare prima possibile con un programma di ricerca ad hoc, al fine di ripristinare l’equilibrio nel lungo periodo. Come dimostrano duecento anni di Lotta Biologica con successi evidenti, come nell’ultimo caso del Cinipide del Castagno ormai in via di risoluzione definitiva.

In sostanza non saranno le punture a salvare i Pini

(così come gli esseri umani – parafrasando l’ironia della dott.ssa Anna Bruno sui “Vaccini per le piante” nell’era del Covid nel suo articolo che invito a leggere: https://www.periegeta.it/it/2021/04/stanno-abbattendo-i-pini-di-roma-o-li-trattano-con-inutili-endoterapie/)

che appaiono come le “chemioterapie a un malato terminale”… bensì l’intelligenza e le giuste cure agroecologiche “sinergiche”.

Facciamo squadra dunque e creiamo un Coordinamento Agroecologico, e iniziamo a lavorare al meglio tutti insieme, formando in maniera adeguata il servizio giardini per un “Progetto Pilota Agroecologico Avanzato” applicabile a tutta l’italia… “giardino d’Europa”.
E chiediamo ai sindaci di vietare la vendita dei prodotti chimici antiparassitari di sintesi, in primis in ambiente urbano (per zanzare, mosche, formiche, scarafaggi, ecc) e dei disseccanti (Glifosate e similari, sostituibili dal semplice ed efficacissimo Aceto) per i danni generali, avendo a disposizione alternative biologiche che ci consentono di salvaguardare la biodiversità “funzionale” la stabilità e il benessere del Verde pubblico e privato, come dell’Agricoltura hobbistica e professionale.

Rammento inoltre che un prodotto chimico, oltretutto autorizzato in deroga, non può essere usato se non in casi veramente eccezionali e attenta valutazione delle soglie di danno, in ogni caso dopo aver esaurito tutte le tecniche alternative disponibili di tipo agroecologico, obbligatorie e prioritarie.

E’ già troppo tardi… e la malagestione fitosanitaria ha creato troppi danni, compromettendo oltre alla salute umana e ambientale anche le stesse piante, come nel caso delle palme distrutte dal Punteruolo e soprattutto del drammatico scempio degli ulivi secolari del Salento… Per non aver ascoltato la voce degli agroecologi… rimasta sin qui senza risposta.

A tal proposito, è importante citare l’esperienza ormai pluriennale di controllo biologico generale avviata nel 2016 dall’Orto Botanico di Firenze con la mia personale consulenza tecnico-scientifica e proseguita con successo, in maniera esemplare, grazie ai tecnici e i ricercatori che hanno continuato il lavoro durante questi anni.

Consiglio dunque di scaricare gratuitamente i due testi curati dalla Direttrice Marina Clauser da internet: “Orti Botanici, eccellenze italiane” e “Getta un Seme” – Editore Nuove Direzioni, laddove trovare articoli sul controllo biologico e sull’Agroecologia Urbana e Rurale, tra diritti dei cittadini e doveri delle Istituzioni. (Link: http://www.nuovedirezioni.it/dettagli_pubblicazione_orti.asp e http://www.nuovedirezioni.it/dettagli_pubblicazione2.asp?id=11 )

Rimango a vostra disposizione, al fine di elaborare un progetto pilota di gestione agroecologica della difesa dei Pini e del verde pubblico di Roma a partire da Villa Pamphili e Villa Ada o altre ville storiche, che insieme alle disinfestazioni biologiche (zanzare, mosche, derattizzazioni, ecc.) possano fungere al più presto da modello Nazionale Agroecologico.
i miei più cari saluti
Giuseppe Altieri
———————-
Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Studio AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca
Docente di Agroecologia, Fitopatologia, Entomologia e Biotecnologie – Ist. Agrario Todi “A. Ciuffelli”
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
tel 075-8947433, Cell 347-4259872
Per informazioni su Agroecologia, alimentazione biologica, pesticidi, ogm, salute, ambiente, fertilità, covid e diritti…
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