Era il 4 ottobre 1957 quando con enorme sorpresa degli Stati Uniti entrò in orbita il primo satellite, ed era sovietico. Il suo nome era Sputnik-1, letteralmente “compagno di viaggio”,  iniziava così l’era spaziale. Gli Stati Uniti si sentirono umiliati e non poco allarmati dall’occhio spia comunista  che sorvolava indisturbato ogni cosa, con l’implicita capacità di poter colpire tutto e con lo spettro delle parole di Malenkov, il successore di Stalin, che l’8 agosto del ’53 aveva dichiarato “gli Stati Uniti non hanno più il monopolio della produzione della bomba all’idrogeno”. Così il Congresso stanziò ben volentieri miliardi di dollari per “battere i Russi” e il 29 luglio ’58 con il National Aeronautic and Space Act, firmato dall’allora presidente Eisenhower, nacque la NASA agenzia governativa civile responsabile del programma di ricerca aerospaziale degli Stati Uniti. 

É strano definire agenzia “civile” la NASA se si pensa che oltre ad aver assorbito la struttura e le competenze della National Advisory Committee for Aeronautics (NACA), assunse il controllo del Jet Propulsion Laboratory e dell’Army Ballistic Missile Agency (ABMA) poi rinominato Marshall Space Flight Center, e che sebbene non sia un’organizzazione a livello di gabinetto come il Dipartimento della Difesa da cui dipende la Cape Canaveral Air Force Station, base di lancio di molti dei satelliti da lei progettati, il suo amministratore viene nominato dal Presidente e deve essere confermato dal Senato, la presidenza inoltre può impostarne le politiche di sviluppo, così nel ’61, dopo essere stati nuovamente anticipati dai russi nella corsa allo spazio, J.F. Kennedy indicò alla NASA di sbarcare uomini sulla Luna entro il 1970 .

Toccò a Lindon Johnson l’ardua impresa di cercare di convincere il premier sovietico Kosygin a stipulare un trattato per l’interdizione di tutti i sistemi ABM (Anti Ballistic Missile) ma il fallimento della trattativa lo indusse ad autorizzare la costruzione del  thin ABM, noto anche come Sentinel, un sistema di difesa da attacchi missilistici. Mentre ci accingiamo a celebrare il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna contando le imprese aerospaziali e gli innumerevoli scudi spaziali che si sono succeduti, non ci resta che rassegnarci al fatto che le motivazioni se non i contendenti sono invariate. L’11 dicembre 2017 Donald Trump con la Space Policy Directive 1 ha rilanciato  la corsa allo spazio per far tornare gli Stati Uniti sulla Luna e poi su Marte, quindi lo spazio torna a diventare una sfida politica alla Russia, alla Cina e anche all’Unione Europea, e a fine gennaio di quest’anno ha presentato la MDR, 2019Missile Defense Review, dichiarando “noi distruggeremo ogni tipo di attacco missilistico contro ogni bersaglio americano, sia prima che dopo il lancio”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *