L’opzione del suicidio ovvero a che punto è arrivato il concetto di normalità nel 2020

Dedicato a Michele Valentini

di Alberto Marabini

Questo articolo non è nato dalla lettura di qualche ricerca accademica ma da una serie di scambi di battute personali oltre che dalla consapevolezza che questa, come tutte le altre crisi economiche del passato, sarà accompagnata da una lunga serie (mai interrotta) di tragedie personali.
Ma c’è qualcosa di più: il pensiero del suicidio, di norma associato a crisi isteriche e a turbe emozionali di vario tipo, vedo che per la mia generazione sta diventando un’opzione sempre meno remota o straordinaria.
Credo che quello che sta accadendo è che per noi il normale, che era un mondo che si stava muovendo in avanti sul piano delle conquiste civili, non ci sia più e non sia destinato a tornare.
Anzi credo che per molti di noi cani che istintivamente guaiscono di fronte alla pazzia tecnocratica che ci circonda, come diceva Giulietto Chiesa, la sensazione forte sia quella di un mondo bloccato in una spirale senza uscita.
Una spirale in cui il progresso tecnologico è senza senso, in cui le contraddizioni alimentano se stesse.
Un mondo di anime perse, una specie di Babele di disperati in cui pur parlando la stessa lingua spesso non ci si capisce.
Disperati che spesso si buttano in qualsiasi bolgia infernale (sesso, fregare gli altri, speranze di profitto facile, i selfie, i social, il grande fratello) nella speranza umana di trovare un senso a tutto questo.
Noi vecchi no. Noi vecchi tutte quelle cose le abbiamo viste e sperimentate. Abbiamo visto amori falliti o traditi meschinamente, famiglie distrutte, bambini bellissimi trasformarsi in figli disgraziati, anni di lavoro buttati in un attimo, investimenti sudati in anche meno tempo.
In un paese, il nostro, che nonostante le fanfaluche di governanti pretenziosi si è infilato passo dopo passo in un declino inarrestabile.
Dove persino l’entrata in Europa (che fu per noi, più che la speranza di un progresso economico – che non c’è stato, l’occasione per l’Italia di uscire dalle paludi del clientelismo, dei privilegi e delle prebende della prima Repubblica – e questo c’è stato ancora meno) si è rivelata per il nostro Paese la strada x divenire ulteriormente schiavi di nuovi padroni.
In cui la depressione sociale cresce, spesso alimentata da falsi leader portatori di false speranze ma molto più volti verso il fascino del proprio ego o della poltrona.
E allora il suicidio: sempre di più in questi ultimi anni si è sentito di suicidi inaspettati. Di gente normale, gente tranquilla, magari come tutti presi dal problema di fare quadrare il problema del futuro con quello del presente, che semplicemente nella propria solitudine ad un certo punto ha deciso di levare le tende.
Io lo so che li fuori ci siete e scrivo questo per lanciare un sasso nel mezzo di questa nostra solitudine: sentiamoci.
Se dobbiamo andarcene almeno cerchiamo prima, insieme, di fare qualcosa di straordinario per cambiare quello che sembra l’andazzo irrefrenabile delle cose.
E se dobbiamo prenderla questa decisione risoluta almeno pensiamoci insieme, magari riusciremo a farlo in una maniera che abbia un senso.

Dedicato a Michele Valentini

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