Il silenzio degli adulti

Appello di Faina Savencova a tutti gli adulti

“Ciao! mi chiamo Faina e ho 11 anni. Vivo a Lugansk e adoro l’Italia, dove ho molti amici. Pratico il taekwondo e vorrei raccontarvi una storia. Quella di una bambina del Donbass, perché ancora molti non sanno oppure non vogliono credere che stiamo combattendo. Nonostante le difficoltà, possiamo vincere ed essere finalmente liberi di vivere i nostri sogni”
Ogni persona sa che la guerra ha sempre un inizio e una fine ma le date ufficiali spesso rimangono nient’altro che numeri freddi, indifferenti nella memoria dei testimoni e dei partecipanti. Quando è iniziata la guerra nel Donbass? Ognuno ha una sua risposta ma tutti nel 2014, abbiamo vissuto il momento per cui la vita è stata spaccata in due, prima e dopo.

Penso che sie è consapevoli dell’inizio della guerra, solo dopo essersi abituati alla morte. Per esempio, i miei parenti credono che ciò che stà accadendo ora è un mostruoso incidente, ma non è cosi. Probabilmente erano convinti che tutto questo non poteva accadere nel nostro paese. Non è possibile, l’esercito in marcia per distruggere il popolo. Eppure è successo.
Ricordo che era un lunedì. Io è mio fratello avevamo qualche decimo di febbre e dovevamo andare prima nell’ambulatorio e poi in biblioteca. La gola infiammata è ovviamente spiacevole ma non fatale e se indossi una sciarpa, puoi andare a prendere i libri per la scuola e per la lettura estiva. La vita quotidiana è battuta dal minuto e dal secondo: vai alla fermata dell’autobus ad un certo orario, il viaggio richiederà alcuni minuti, l’orario degli autobus, l’orario di lavoro, del pediatra, il tempo di attesa approssimativo in fila, andare in biblioteca. Tutto questo può essere sconvolto, può cambiare a seconda delle circostanze. Il nostro tempo è cambiato, perche mio fratello maggiore aveva paura, inoltre io era troppo pigra per andare in biblioteca. Se mio fratello non avesse avuto paura e mia madre non avesse prestato attenzione, durante il bombardamento saremmo colpiti in pieno dalle bombe cadute nella piazza, le bombe lanciate dagli aerei hanno colpito e dstrutto gran parte degli uffici dell’amministrazione regionale di Lugansk.
Ora comprediamo tutti che mia madre e io siamo vivi solo grazie a nostro fratello. Ricordo che non era possibile comunicare con il cellulare e non potevamo andare dalla nonna dall’altra parte della strada.

E ricordo ancora quando il mio insegnante ha parlato di quegli eventi del 2 giugno. Proprio quel momento per me è stato il segnale della divisione. Sono scoppiata a piangere a causa del terribile boato delle bombe che cadevano in tutta la città. Il mio insegnante mi ha spiegato quel rumore: – Dietro l’edificio dell’amministrazione c’è un asilo nido.

Al termine del bombardamento, gli insegnanti hanno incontrato le madri per sincerarle immediatamente della situazione: con una sola frase: “Tutti sono vivi!” E’ quel poco di cui abbiamo bisogno.
La guerra è quando il 1 giugno il mondo celebra la Giornata dei bambini e il giorno dopo, tu attendi di sentire la parola più importante è “viva, mia figlia è viva”. Una settimana dopo, la prima bambina muore durante un bombardamento. Polina Solodkaya di Slavyansk. Aveva sei anni. Poteva diventare un dottore, un insegnante o un artista. Chiunque. Ma rimarrà per sempre la prima dei bambini uccisi, vittime di questa orribile guerra. La cosa peggiore di tutto questo è l’elenco delle vittime innocenti. Ed è ancora in aggiornamento.
Io credo nell’umanità, come i miei genitori mi hanno insegnato. Voglio credere, anche se la realtà non sempre è buona e cè una bella differenza tra ciò che vediamo e ciò che vogliamo.

Davvero esistono i cattivi, che significa l’umano? Scopro che per tante persone che conosco essere cattivi è la norma? E continuo a sperare che le persone siano in grado di modificare i loro comportamenti. Altrimenti, allora perché vivere? Per me il 2 giugno del 2014 ha diviso la mia vita, prima e dopo. E’ un giorno vissuto con la sorpresa di una ingenua speranza che non giustifica il crimine. Non lo so. Probabilmente, per coloro che sono cresciuti ed educati, attori e testimoni del futuro è difficile persino immaginare che subiranno forme di violenza. Tutto sembra una specie di stupido sogno, un incubo. Ma ancora è cosi, siamo al sesto anno.
A Lugansk c’è un memoriale dedicato ai bambini morti a causa dei bombardamenti, anche a Donetsk.

I grandi, ci stannno vicino, in silenzio, con gli occhi che guardano la terra. Davvero non c’è niente da dire: il mondo celebra la Giornata dei bambini, ma non può proteggerli. Una volta ho scritto che i bambini della guerra tacciono. Magari perché non sono ascoltati dagli adulti. Finora è così. Ma sono sicura che tutto questo potrà cambiare. Un giorno la pace tornerà in ogni casa. Noi, i sopravvissuti alla guerra, cresceremo. E proveremo a fermare tutto questo orrore facendo ciò che gli adulti non sono riusciti, trasfomare la Giornata dei bambini da un appuntamento ad una vera celebrazione in tutto il mondo.
La guerra sta divorando l’intero pianeta. Suggerisco di realizzare un flash mob internazionale in memoria di tutte le giovani vittime di guerra e di violenza. Il 6 agosto 1945, la città di Hiroshima. Le truppe statunitensi hanno lanciato una bomba atomica. Il primo bombardamento atomico al mondo ha causato la morte di 80.000 persone il giorno successivo dell’esplosione, più di 100.000 persone hanno ricevuto una dose letale di radiazioni. In totale, più di 200.000 persone.
Alla bambina giapponese è stata diagnosticata la leucemia. Lei credeva in una bellissima fiaba. Secondo la leggenda, se fai una gru – “senbazuru” – con la carta, qualsiasi desiderio diventerà realtà. Una gru che vive 1000 anni, porterà il tuo desiderio nel suo becco. Crane “Zuru” è l’uccello della felicità e longevità in Giappone. E la bambina, che in realtà credeva in una bellissima fiaba, come ognuno di noi avrebbe creduto, di fronte al volto della morte. Il desiderio di vivere le ha dato il coraggio e l’ispirazione, per creare una gru di carta.

Sadaco Sasaki è morta. Aveva 12 anni. Propongo di realizzare un flash mob internazionale in memoria di tutte le giovani vittime della violenza. Ogni famiglia, ogni bambino e adulto è invitato a costruire l’uccelino gru.

Lascia che le gru appaiano in ogni finestra della casa, dell’asilo, dell’ufficio, in strada, nei bar e nei supermercati.

Lascia che tutti ricordino le vittime innocenti del passato e del presente. Purtroppo, la nostra ingenua speranza che l’uomo possa cambiare rafforza la violenza. Ma proprio come il giorno e la notte sono costanti, così il bene e il male sono costanti. La lingua russa ci aiuta a comprenderlo con la parola CHELO-VECHNOST.

Ricordiamo la forza di qualla ragazza giapponese di 12 anni e creiamo un simbolo di pace e felicità, proviamo con la carta, facciamolo insieme ai nostri figli.

Grazie a tutti i collaboratori di “Sovranità Popolare” per il sostegno e la diffusione del nostro invito rivolto agli adulti e ai bambini. La data dell’azione verrà annunciata in seguito, per ora stiamo costruendo gru e invitando tutti a partecipare al flash mob.
Adulto, proteggi il tuo futuro ….

Tutorial per costruire una GRU – il sogno giapponese –

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