Il vero banco di prova

Ore 08:00 del 14 settembre 2020

di Ilenia Sbrugnera

La scuola in Italia riprende tra dubbi, paure e cose non fatte eppure il tempo non è mancato. Mancano soldi, manca personale ed infrastrutture, sarà una sfida molto difficile. Le cause e la negligenza di questa situazione è responsabilità del Ministero, della politica

C’è grande attesa per la riapertura delle scuole, che porta con sé inevitabili dubbi e preoccupazioni. Saranno possibili contagi, chiusure e disagi, ma al tempo stesso sono state definite delle linee guida da attuare per preservare la salute di alunni, insegnanti e personale scolastico.

Ore 08:00 del 14 settembre 2020 – ovvero la data che sancisce ufficialmente l’apertura dell’anno scolastico – è attesa (quasi) come lo scavallo dell’anno Mille: tra banchi rotanti e mascherine trasparenti si sta col fiato sospeso. In principio fu il plexiglas per il distanziamento, quindi lo scaglionamento per l’ingresso in aula degli alunni, poi lo schema delle lezioni in presenza delle classi pianificato con una strategia talmente minuziosa da far impallidire anche il grande Oronzo Canà, alias Lino Banfi nel film l’Allenatore nel Pallone. E nel Pallone, va da sé, è la povera scuola. Per non dire della povera Italia.

Sono molti i nodi che si affastellano, ma prima di vederli nel dettaglio bisogna partire da un dato di fatto: la vera, grande, emergenza del governo non è (più) l’epidemia legata al Coronavirus, bensì come affrontare l’apertura delle scuole. E in questi giorni di inizio settembre il caos è totale perché quello che realmente preoccupa i Vertici non è tanto mancare il giorno di riapertura, quanto il timore del rischio di contagi che, a scuole aperte, inevitabilmente potranno risalire.

Ma l’Italia non è la sola nazione che si prepara al ritorno tra i banchi: anche Francia, Inghilterra e Spagna- solo per citare alcuni Stati europei- stanno definendo un insieme di regole diverse che varia da nazione a nazione. Se Parigi, infatti, impone mascherine in ogni circostanza per alunni e insegnanti, nel Regno Unito il dispositivo potrà essere utilizzato a discrezione degli istituti in situazioni in cui non si potranno mantenere le distanze

Una formula esatta che permetta di riaprire le scuole garantendo massima sicurezza e massima normalità non esiste in alcun angolo del mondo e nessun governo l’ha ancora trovata. Chi crede che l’Italia possa fare eccezione evidentemente pensa che la pandemia in atto sia (solo) un gioco. Chi, invece, ha compreso che in questo momento storico non si può scherzare, sa che tutto ciò che possiamo fare è solo trovare un punto di equilibrio tra sicurezza e normalità, tra sacrifici e contagi.

Perché i contagi, i disagi e le chiusure inevitabilmente ci saranno e nessuno sa come impedirli. Né nell’Italia di Conte, né negli USA di Trump, né nella Germania di Merkel, né in nessun altro Paese. Ci saranno infetti, quarantene, ci sarà il genitore costretto a tornare a casa da lavoro e ci sarà una rotella delle sedie che salterà. E ci saranno giornali e opinionisti che ci monteranno ad hoc prime pagine e titoloni. È inevitabile.

Ma la parola chiave per il ritorno a scuola deve essere normalità, evitando (il più possibile) ansia o carico di paure. È importante, infatti, normalizzare le procedure anti-Covid e non renderle straordinarie, anche perchè i ragazzi si abituano in fretta a tutte le situazioni, anche a quelle di disagio. E per questo non ha senso terrorizzarli, ma solo spiegare loro le procedure corrette.

“Con i bambini non si dovrebbe tenere in considerazione solo il rischio sanitario: bisognerebbe, infatti, soppesare bene gli inconvenienti che un’eccessiva ospedalizzazione della scuola rischia di causare dal punto di vista dello sviluppo emotivo e cognitivo”. A sostenerlo è il Pedagogista Daniele Novara che sottolinea ulteriormente: “Come si può pensare di aiutare i giovani a recuperare quanto hanno perso nei mesi scorsi- che per loro valgono anni – se li facciamo tornare in scuole trasformate in infermerie?”.

Queste, dunque, sono le linee guida che andranno a regolare quello che succederà in caso di contagio: le scuole chiuderanno se ci sarà lockdown nel comune, ma al tempo stesso resterà garantita la presenza per gli alunni disabili e per i figli di personale sanitario. Se, invece, il contagio si verificherà dentro la scuola, l’alunno o il professore verrà isolato e mandato a casa. E poi si seguiranno le regole che valgono per gli altri settori, ovvero verranno messe in isolamento fiduciario le persone entrare in contatto con quella contagiata. Dunque, resterà a casa almeno l’intera classe. E non tutto: preventivamente dovrà restare a casa chi ha 37.5 di febbre, ma anche chi ha il raffreddore. Nelle aule, infine, gli ambienti verranno sanificati e i banchi saranno monoposto cosicché venga garantita la distanza di (almeno) un metro tra gli alunni. Ma, rispettando il distanziamento sociale, i ragazzi potranno evitare di indossare la mascherina. Inoltre, verranno effettuati test sierologici e lo screening su professori, personale e studenti, saranno richieste opportune autocertificazioni che attestino la buona salute di bambini e ragazzi e sarà previsto anche il ripristino del medico della scuola, una figura di riferimento presso la Asl che aiuterà i presidi nei casi di emergenza.

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