L’infanzia tradita nelle tendenze artistiche coeve: finestra di overton?

Analisi critica delle immagini pedo-pornografiche, macabre e allusive

di Giusy Calabrò

La pedo-pornografia avanza attraverso l'utilizzo di immagini e setting che superano ogni limite di civiltà. Artisti, registi art director per una manciata di soldi non usano più il cervello.

“La finestra di Overton” è una modalità comunicativa fondata sulla persuasione e la manipolazione delle masse, ideata dall’omonino sociologo statunitense. Attraverso essa è possibile attuare un abile condizionamento occulto, una sorta di ingegneria sociale col fine di modificare l’opinione pubblica rispetto a una certa idea. Attraverso la “Overton’s Window” si può comprendere come avviene la persuasione politica, sociale ed economica coeva per costruire campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società.

Tramite una progressione graduale che coinvolge media e celebrità l’idea inaccettabile diventa condivisa e, addirittura, legalizzata. È una forma di violenza strategica che coinvolge le coscienze umane come un “trasferimento ideologico inavvertito” e che attecchisce nella coeva “società liquida” soltanto perché sempre più orientata verso il relativismo etico, i valori negoziabili e il condizionamento mediatico.

Tale tattica comunicativa introduce gradualmente l’idea nella società ancora prima che divenga la sceneggiatura di personaggi di spicco. Lo schema seguirebbe il seguente iter: impensabile (inaccettabile, vietato) > radicale (vietato con eccezioni) > accettabile > sensata (razionale) > diffusa (socialmente accettabile) > legalizzata (consacrazione nella politica statale).

Temi quali l’aborto, l’eutanasia e l’ideologia gender hanno semplicemente percorso l’intero “processo tecnologico” di trasformazione dall’inaccettabilità alla legalizzazione. Un trucco esemplare è stato proposto dal regista russo Nikita Mihalkov nel suo videoblog Besogon.TV, incentrato sul cannibalismo: il nome viene sostituito da un termine più accettabile, staccando nella coscienza collettiva la forma della parola dal suo contenuto. Ecco che, nell’ambito del piano, come molte guerre sono divenute “missioni di pace”, i cannibali potrebbero essere chiamati “antropofili”. Purtroppo è il medesimo fenomeno cui si sta assistendo nei confronti di immagini di minori permeate da perverso erotismo e sadismo nelle opere artistiche, fotografiche e nel mondo della moda.

Recentemente ha suscitato grande scalpore la mostra (4 ottobre-23 novembre) dedicata all’illustratrice Nicoletta Ceccoli, organizzata da “Tapirulan” in collaborazione col Comune di Cremona e “Bicincittà”, che ha affisso ben 43 affiches per le strade e organizzato la biciclettata. Le gigantografie rappresentavano con cromie pastello bambine conturbanti, mentre praticavano macabre azioni come quella di decapitare un coniglio. Bionde e diafane bambine, la cui fisionomia appare chiaramente ispirata all’iconografia di “Alice nel Paese delle Meraviglie” (fiaba scritta dal precettore, fotografo e scrittore Lewis Carroll, dalle notorie tendenze pederaste) sono mostrate in atteggiamenti allusivi a giochi erotici rituali. Scopo dell’iniziativa sarebbe stato quello di stimolare l’immaginazione dei passanti creando un punto d’incontro tra passanti e cultura, mediata da immagini scabrose i cui riferimenti macabro-sessuali sono espliciti. L’iniziativa che espone a tinte tenui un insidioso universo infantilestata osteggiata da Fratelli d’Italia e Lega, ma anche da un gruppo di cittadini che ha lanciato una petizione (14.000 firme in 3 giorni su CitizenGo) e manifestato in piazza nell’indifferenza delle istituzioni.

Una mostra incentrata sull’ambivalenza di un microcosmo infantile che cela la malvagità nel volto di bambine ieratiche, lascive e disilluse, quanto fragili e innocenti. D’altronde, analizzando le opere della Ceccoli si notano spesso fanciulle dominatrici che seviziano peluches e giocano sadicamente in pose ambigue, usando perversamente i giocattoli in un’atmosfera fanta-horror dallo scenario sanguinoso e inquietante. Un mondo surreale dove bambine dai volti dolci e algidi nasconderebbero un’inconsapevole e innata sensualità. Tuttavia, sembrerebbe che l’illustratrice italiana sia soltanto il fanalino di coda di un preoccupante fenomeno iconografico che vede come protagoniste due artiste serbe: la pittrice Biljana Djurdjevic e la performer Marina Abramović: rispettivamente, immagini di bambini seminudi e performances di pseudo-cannibalismo di chiara matrice satanica.

Le grandi tele della Djurdjevic raffigurano assembramenti di pallide bambine in ambienti pubblici come camere d’albergo, bagni con doccia o spogliatoi come paralizzate nell’eterna attesa di silenzio e solitudine. Atmosfere che sembrerebbero richiamare con toni più freddi le atmosfere del pittore inglese Graham Stuart Ovenden accusato di pedofilia per episodi risalenti agli anni ‘70 e ’80 e i cui dipinti e foto sono stati rimossi, per ordine del giudice Elizabeth Roscoe (Corte di Hammersmith, Londra) dal “Victoria & Albert Museum” e dalla “Tate Britain”.

D’altronde, anche l’universo della moda si era già affacciato alla “finestra”: nel 2011 il servizio fotografico dello stilista Tom Ford pubblicato da “Vogue” raffigurava tre bambine di sette anni abbigliate come sensuali donne adulte.

Allora perché nessuno si preoccuperebbe di rimuovere anche le voluttuose immagini di bambini ritratte della fotografa israeliana Michal Chelbin? Tra le serie fotografiche dedicate a giovanissimi artisti circensi, fotografa piccole atlete in pose allusorie e provocanti, mentre sono distese sul letto o si lasciano andare a pose lascive su divani dalle variegate ed elaborate tappezzerie. Pose che ricordano vagamente l’immagine pubblicata, insieme al manifesto ufficiale della Biennale del Cinema di Venezia, “Mostra di Venezia 2020: il festival è donna” col fermo immagine di una bambina in slip, voltata di spalle e con lo sguardo rivolto verso l’osservatore (tratta dal film scelto da Sky tg 24 e inserita nel contesto di un articolo). In tale occasione il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, aveva manifestato tutto il suo sdegno proprio in un momento storico molto delicato in cui la pedopornografia è in vertiginoso aumento.

A tal proposito occorre ricordare come già negli anni ‘70 il gotha della Sinistra europea costituito da J. P. Sartre, M. Foucault, L. Aragon, R. Barthes, S. de Beauvoir, A. Glucksman, F. Guattari e J. Lang e B. Kouchner aveva sottoscritto il vergognoso “Manifesto in difesa della pedofilia”, pubblicandolo su “Libèration”. Il testo tralasciava la vulnerabilità psicologica del minore, nonché le gravi ricadute etiche e sociali di tale libertà sessuale mentre, sempre nell’orbita della sinistra progressista europea, utopisti anglosassoni creavano la PIE (Paedophile Information Exchange): setta legata ai Labour (National Council for Civil Liberties) con l’obiettivo di “consentire legalmente a un adulto di avere rapporti sessuali con bambini consenzienti di 10 anni.” Tali matrici ideologiche sorte in seno alla neo-marxista Scuola di Francoforte (1923) avevano l’intento di creare una nuova ingegneria sociale, attraverso l’indottrinamento incentrato sulla “liberazione sessuale”. Esempio sarebbe “Eros e Civiltà”, saggio in cui Herbert Marcuse attribuiva alla sessualità un ruolo sociale prioritario, affermando come sia l’Eros a nobilitare l’uomo, invece del lavoro. Teorie molto pericolose che hanno contribuito a sgretolare gradualmente le barriere morali che la civiltà occidentale aveva costruito in millenni, col fine di affermare oggi approcci ipersessualizzati e consumistici all’universo infantile come nel film Netflix Cuties.

Si avverte l’impellente esigenza di esercitare un maggiore controllo sulla diffusione pubblica di tali immagini e contenuti che nell’epoca digitale travalicano in modo virale i confini nazionali, spesso violando anche le leggi che tutelano l’immagine e la dignità dei minori. Occorre ricordare che la pedofilia è una malattia sociale da curare non meno pericolosa dell’istigazione alla violenza dei minori, ossia entrambi abusi che implicano gravi ripercussioni sociali.

O forse la maggioranza del popolo ritiene ancora che gli odierni eventi sociali in atto e il mutamento dell’opinione pubblica siano l’ineluttabile risultato del “progresso”? Quanto siamo disposti a perdere di vista il nostro orizzonte etico pur di sottostare a forme sociali di strumentalizzazione. I diritti dei minori sono inalienabili e il benessere e l’equilibrio naturali dei bambini dovrebbero essere considerati valori prioritari, soprattutto a fronte di ideologie il cui mero obiettivo è soltanto quello di far smarrire il nostro senso identitario e il rispetto delle future generazioni. È chiaro come anche nel nostro Paese si stia cercando di legalizzare la pedofilia, in base a un principio di gradualità manipolativa dei media che, purtroppo, ha già raggiunto un preoccupante obiettivo in Californa con la legge Wiener. Addirittura, l’abominevole testo legislativo considera il minore consenziente (“willing minor”) se la differenza di età tra i soggetti non supera i 10 anni. Che sia chiaro a tutti che questa legge non è una conquista della società moderna, ma una grave disfatta dell’umanità che così rinuncia a sfidare la pedofilia e gli abusi sui minori.

Occorre riappropriarsi al più presto della morale naturale e della secolare tradizione culturale cristiana con cui l’Occidente ha sempre giocato l’importante ruolo nel rispetto dei diritti umani e nella giustizia sociale, invece di sottostare a forme subdole e deleterie di manipolazione sociale che condurrebbero la nostra specie all’autodistruzione.

 

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