L’anno che verrà

Previsioni elettorali da un economista di montagna

No non sono un astrologo, bensì uno di quegli italiani che trascorre la propria vita a studiare, in tanti invece parlano, riempiendo di vuoto il nulla.

Parliamo di elezioni e di Governo, no non parlo di certo delle prossime consultazioni elettorali regionali della Emilia Romagna e della Calabria, quelle sono elezioni che fanno parlare leader o presunti tali, giornalai di maniera, e opinionisti asserviti all’oligarchia finanziaria e/o politica.

Vi confesso, che l’argomento, questo mi appassiona poco, gli indicatori sono confusi, in ogni caso, regola delle elementari, non si mischiano nelle somme elementi non omogenei, perché resteranno tali, infatti se sommiamo un Kg di pomodori a un Kg di cipolle, avremo sempre un Kg di pomodori e un Kg di cipolle. Questo per chi giornalmente, anche sui social sbraita e inveisce da tifoso. Scusatemi preferisco analizzare dati omogenei, pertanto:

-nei giorni scorsi si sono raggiunte le fatidiche 64 firme di parlamentari , per il referendum sul taglio dei parlamentari

Salvo sorprese le firme saranno depositate il 12 gennaio in Cassazione. A quel punto la Corte di Cassazione ha 30 giorni per verificare la regolarità delle firme e l’ammissibilità referendaria.

Successivamente la palla passa al governo, che a sua volta ha 60 giorni per indire il referendum, fissando la data non prima di 50 e non oltre 70 giorni dalla data in cui viene emesso il decreto.

Facendo con il pallottoliere, due conti il referendum potrebbe tenersi non prima del 31 maggio e non oltre il 20 giugno.

Orbene l’art. 4 della legge costituzionale che ha tagliato il numero dei parlamentari prevede che la riforma sia operativa a partire dal sessantesimo giorno successivo alla sua entrata in vigore, quindi dopo il sessantesimo giorno dalla promulgazione del Capo dello Stato, in caso di esito confermativo del referendum popolare. Ciò significa che se non si votasse prima ItaliaViva, LeU, piùEuropa e forse altri partititi in via di formazione rischierebbero di non eleggere nessuno dei loro al Senato e solo una sparuta pattuglia di deputati a Montecitorio. Ma anche i 5Stelle rischiano il cupio dissolvi.

A dire il vero, molti parlamentari hanno fatto domanda per partecipare al concorso , per funzionari a Montecitorio, sapendo che il capo della commissione è il Presidente Fico, e questo significa per molti di loro, aver un “retriburatissimo” posto di lavoro dopo tanti anni di disoccupazione e di nessuna prospettiva, stante la loro inettitudine, ma questa è altra storia

Pericolo che si può evitare se le Camere fossero sciolte prima del referendum. In tal caso la prossima Legislatura, non avrebbe modifica alcuna, in pratica sarebbe a Costituzione vigente, cioè con 945 parlamentari fino al 2025, col taglio dei parlamentari operativo solo dalla Legislatura successiva, salvo che il Parlamento – nel corso della prossima Legislatura – non proceda a nuova riforma che abroghi quella attuale.

Una crisi di governo entro massimo fine febbraio/inizi di marzo che metta il Presidente della Repubblica nelle condizioni di sciogliere le Camere è dunque inevitabile se Renzi& Company desiderano ancora fare politica.

Certo, in soccorso dei giallo-rossi potrebbero arrivare i seggi di qualche Forzista , magari scissionista, ma a quel punto  che convenienza avrebbero ad estinguersi politicamente come già successo a Alfano?

Nel nostro gioco previsionale per l’anno che verrà proviamo a esplorare qualche data possibile.

Il 24 o il 31 maggio ,si terranno altre  elezioni regionali  quindi sarebbe opportuno – sia per una questione di costi che per una ragione di comodità – tenere le elezioni politiche contestualmente alle elezioni regionali.

In estrema sintesi quindi,  le Camere andrebbero sciolte non oltre la seconda decade di marzo, giusto in tempo per approvare una legge elettorale proporzionale e tenere contento Renzi e gli altri partiti di governo sulle nomine più importanti nelle aziende di Stato, nomine che si possono fare anche con governo dimissionario.

Insomma, gira e rigira il problema dei “governativi” è quello di piazzare qualcuno dei loro nei posti-chiave e attrarre un po’ di consenso, creando qualche problemino a Salvini col proporzionale.

IL REFERENDUM, POTREBBE A QUEL PUNTO TENERSI LA SECONDA DECADE DI GIUGNO, PIÙ O MENO COME GIÀ ACCADUTO NEL 2006: ELEZIONI POLITICHE AD APRILE E REFERENDUM COSTITUZIONALE A GIUGNO.

L’anno che verrà, cari amici sarà un nuovo anno ricco di sorprese. Il vostro Laocoonte, vi saluta : Buon 2020!!!!!!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *