La democrazia perduta

Riflessioni e auspici di una cittadina risvegliata

democrazia perduta

di Patrizia Marani

Una sera mio marito ed io ci siamo trovati a rievocare assieme a uno dei nostri amici più cari, di nazionalità tedesca, la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989. Come aveva ognuno di noi vissuto quel momento indimenticabile? Christian aveva attraversato l’umiliante confine artificiale che divideva il suo paese il giorno stesso dell’abbattimento: lui era là, sul muro, quel giorno storico in cui il sogno dei popoli di uscire dall’incubo della minaccia nucleare pareva essere divenuto realtà. La caduta del Muro era una metafora potente che simboleggiava la fine del confronto fra le due superpotenze e, soprattutto, fra due opposte visioni di civiltà. E quella della democrazia liberale e del capitalismo sociale ne usciva trionfante. L’Occidente e l’Oriente europei non avevano più ragione di essere divisi e sospettosi l’uno dell’altro. L’umanità si era ormai incamminata verso un continuo e inarrestabile progresso, eravamo “nel migliore dei mondi possibili”.

C’era però chi non festeggiava la fine della guerra fredda e c’era pure chi vi aveva costruito sopra segreti progetti egemonici cui non intendeva per nulla rinunciare. In una famosa intervista all’ Army Times del 1991, Colin Powell, al tempo il più alto funzionario militare americano, dichiarò: “Riflettete attentamente su questo punto, io ho ormai esaurito tutti i demoni e tutti i possibili cattivi… sono ridotto a un Castro o al nord coreano Kim il Sung”.

C’era bisogno di nemici all’altezza dell’URSS per continuare a nutrire con i soldi dei contribuenti il moloch militare industriale americano e, in particolare, per continuare a giustificare la necessità di una sua presenza pervasiva nel “protettorato” Europa. Un nuovo nemico da cui gli yankee, bontà loro, avrebbero continuato a proteggerci. Di nemici ne sono stati trovati, eccome. Dal terrorismo islamico ai virus ingegnerizzati e, infine, alla minaccia dell’imperialismo russo, i popoli sono stati tenuti in un costante stato di paura, ma protetti dal tutelare manto statale. In tal modo sono stati fidelizzati all’idea che lo stato sia un’entità benevola, affidabile e, soprattutto, salvifica.

USSR, IL GRANDE FURTO DI DEMOCRAZIA

Naomi Klein, nel suo classico lavoro “La dottrina dello shock”, narra come il presidente Gorbaciov avesse gettato le basi per rendere l’Unione Sovietica una democrazia: la stampa era stata liberalizzata, vi era una corte costituzionale indipendente e il presidente, il vicepresidente, il parlamento e le amministrazioni comunali della Russia erano stati resi elettivi. Da un punto di vista economico, il progetto era di creare “un’economia mista di libero mercato con una forte rete di protezione e di mantenere le industrie chiave sotto il controllo dello stato”. Il progetto di Gorbaciov, forgiare l’URSS sul modello scandinavo, aveva però bisogno di finanziamenti che l’FMI e la Banca mondiale condizionano, come è loro abitudine, a liberalizzazioni selvagge e a un programma economico neoliberista. L’Unione Sovietica venne prontamente fatta crollare, apparentemente ‘da dentro”: alcuni stati dichiararono la propria indipendenza, riconoscendo nel contempo quella degli altri, costringendo così Gorbaciov alle dimissioni. Dietro le quinte, avevano diretto ogni tappa di avvicinamento alla caduta dell’URSS e della contemporanea ascesa della stella Eltsin il presidente Bush padre, ex capo della CIA, e i servizi segreti americani, in combutta con generali corrotti del KGB. E il saccheggio del paese, descritto mirabilmente nel libro di William Engdhal Manifest Destiny, poteva così avere inizio.

Tolto di mezzo Gorbaciov, fu possibile per i generali e alcuni giovani imprenditori della cerchia di Eltsin, i futuri oligarchi, impadronirsi dell’oro del Tesoro e dei gioielli dello Stato russo. E applicare alla Federazione Russa un piano di riforme ben collaudato precedentemente in vari paesi dell’ America meridionale e in Polonia, una specie di terapia d’urto, detta dagli addetti ai lavori dottrina dello shock. Alla sua progettazione prese parte una squadra di economisti americani, di “fede” neoliberista, gli Harvard boys, assieme a una squadra di giovani economisti russi. Con l’appoggio dei soliti noti, il presidente Boris Eltsin chiese al parlamento poteri speciali, promettendo sei mesi di lacrime e sangue, seguiti da una rapida ripresa che avrebbe elevato la Russia al rango di gigante economico globale. Ma la magia promessa dal presidente russo e dai “Bolscevichi del libero mercato” non si materializzò; la cosiddetta “distruzione creativa produsse scarsa creatività e una spirale di distruzione”: dai risparmi azzerati dalla perdita di valore della moneta ai lavoratori non retribuiti per mesi a causa del taglio ai sussidi.

I russi iniziarono allora a domandare a gran voce che si mettesse fine all’esperimento neoliberista e il parlamento ritirò i poteri speciali concessi al presidente. Come la storia aveva già dimostrato in Cile e in Argentina, essendo il neoliberismo antitetico alla democrazia, bisognava velocemente stroncare sul nascere la giovane democrazia russa. Scrive la Klein: Se il comunismo era caduto senza colpo ferire, le politiche neoliberiste per affermarsi ebbero bisogno di grande spargimento di sangue.

Eltsin, sostenuto dall’Occidente ‘democratico’, divenne lo spietato liquidatore di quelle istituzioni che stavano intralciando il big bang dell’economia capitalista in Russia, arrivando sino a dispiegare l’esercito e a ordinare il rogo di quel parlamento che un anno prima aveva finto di difendere saltando “eroicamente” su uno dei carri armati che lo minacciava (opposizione controllata!). Cinquecento manifestanti scesi in piazza per difendere le istituzioni democratiche rimasero uccisi e altri mille furono feriti, ma le vittime delle politiche economiche neoliberiste furono ben di più. La Klein snocciola una teoria spaventosa di numeri: raddoppio dei suicidi in pochi anni, aumento di quattro volte della criminalità violenta, diminuzione della popolazione al ritmo di circa 700.000 persone l’anno… “Quando i terapeuti della dottrina dello shock avevano terminato di somministrare la loro amara medicina alla metà degli anni ’90, 74 milioni di russi vivevano sotto la soglia di povertà”.

In Russia la ricetta neoliberista è stata applicata alla lettera: opposizione controllata che arriva al governo del paese e sostiene la svendita delle aziende di stato; austerity spietata per il popolo, – pensioni non pagate, fine improvvisa della sanità pubblica, degli asili gratuiti per madri lavoratrici ecc. – tanto da provocare una caduta dell’attesa di vita media e un eccesso di mortalità pari a cinque milioni di persone nel cosiddetto “decennio selvaggio” delle liberalizzazioni.

DEMOLIZIONE CONTROLLATA DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA

In Italia un processo simile si è consumato più lentamente, dagli anni ’90 in poi (shock del crollo della Prima Repubblica, shock delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, shock dello spread, shock delle riforme del governo di tecnici), con una forte accelerazione negli ultimi tre anni, grazie allo shock del Covid, il colpo di grazia finale.

Infatti, la ricerca incessante di nuovi stati da depredare da parte delle grandi corporation, che acquisiscono a prezzi di svendita le ex aziende statali da politici corrotti, si volge in quegli anni anche verso l’Europa. Essenzialmente, il capitalismo, privo di un sistema di pensiero antitetico che lo tenesse a freno, si è tolto la maschera da agnello per mostrare il proprio vero volto, quello del lupo. L’avatar finale del capitalismo, quello neoliberista, inizia a organizzarsi per prendere il potere nei paesi sviluppati: nel ‘93 nasce a Davos la scuola per giovani leader che nei successivi trent’anni riesce a portare al governo i propri allievi, a cominciare da Merkel sino a Macron, finendo col penetrare capillarmente il potere esecutivo di gran parte dell’Occidente. Ma tutte le vie portano a Roma, o meglio oggigiorno a Washington: Klaus Schwab è stato negli anni ’70 un allievo di Kissinger all’Harvard University, dove prese parte a un programma finanziato dalla CIA.

In Italia per riuscire a far salire al potere i burattini di Washington, di Goldman Sachs e della UE che avrebbero dato inizio alla “terapia dello shock” di miltoniana memoria bisognava in generale svalutare agli occhi della popolazione il ruolo della classe politica e, in particolare eliminare quella del tempo.

Presto detto presto fatto, la “rivoluzione dei giudici” spazza via i protagonisti della Prima Repubblica che, seppur corrotti e in parte assoggettati a Washington, avevano a cuore l’interesse nazionale e avevano portato – peccato capitale –la cenerentola d’Europa, uscita sconfitta dalla guerra, a essere la quarta potenza economica al mondo.

Nei primi anni ’90, mentre le stragi gettavano la popolazione nello sconcerto più totale, poteva così avere inizio la grande svendita dei ghiotti gioielli dello stato italiano, il lento ma inesorabile processo di deindustrializzazione del secondo paese manifatturiero d’Europa e la demonetizzazione della sanità e della scuola pubbliche. Noam Chomsky in Requiem for the American Dream spiega il trucchetto: prima togli i fondi, dopo l’istituzione non funziona più, i cittadini si lamentano per l’inefficienza dei servizi statali e a quel punto può entrare in scena il salvatore privato. Scopo finale, privatizzare tutte le funzioni dello Stato.

Nel 2011, l’ascia finanziaria si abbatte su un governo democraticamente eletto, facendolo cadere. Un nuovo spettro, il cosiddetto spread, dal nome oscuro ai più, si aggirava per l’Europa e colpiva, che sfortuna, proprio l’Italia. Il differenziale di rendimento fra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani continuava a salire vertiginosamente e il Paese rischiava il fallimento. Credo che quell’episodio iniziò ad aprire gli occhi a molti. Non solo governi di ogni colore politico si erano succeduti per due decenni senza risolvere i problemi del Paese, ma ora i mercati finanziari rovesciavano un governo a loro non gradito perché non totalmente prono ai diktat di Bruxelles o della Banca Centrale Europea. La storia si ripete. Tolta di mezzo la democrazia, tecnici non eletti potevano imporre riforme “lacrime e sangue”, come il pareggio di bilancio in costituzione, senza subire conseguenze elettorali. I liquidatori dell’Italia, tuttavia, avendo previsto l’insorgere di un vasto malcontento nella popolazione, avevano già pronta la valvola di scarico, il Movimento Cinque Stelle.

LA TRUFFA A CINQUE STELLE

Nel frattempo, governicchi in gran parte non eletti si succedevano alla guida del paese sino alla grande illusione del governo giallo-verde. Col senno di poi pare incredibile: ci siamo bevuti la favolina di un movimento di liberazione nazionale “calato dall’alto” da un comico milionario, autoproclamatosi capo politico, in coppia con un “timido” imprenditore della comunicazione dall’evocativo look alla John Lennon, nonché la favolina di un Conte, avvocato del popolo, simpatizzante casuale del M5S, che saliva a guidare il governo del paese. Il pupillo del Vaticano, ex allievo del collegio gesuita romano in cui sono stati allevati noti futuri capi di stato italiani, non era certo lì per caso, pronto a sostituire Di Maio e ad allearsi col PD, per riportare quel partito sconfitto alle elezioni al governo, il vero obiettivo di tutta l’operazione M5S. Il processo di disfacimento della democrazia e dello stato sociale italiani ha potuto cosi continuare, subendo un’accelerazione nei tre anni dell’operazione Covid, orchestrata su scala mondiale, rendendo vieppiù chiaro che i governi in carica sono eterodiretti e che le elezioni sono ormai solo un’operazione di cosmesi democratica.

Come nota Chomsky in Requiem for the American Dream, i ricchi hanno sempre esercitato un’enorme influenza sul potere politico, tanto che Adam Smith, il padre del liberalismo, nel suo testo classico ‘Ricchezza delle nazioni” afferma che gli architetti principali della politica sono coloro che posseggono la società, vale a dire “i padroni dell’umanità” e che questi seguono la “spregevole massima” “Tutto per noi e nulla a tutti gli altri”.

La fine dell’america

Le istituzioni democratiche avrebbero dovuto tenere a freno questa tendenza egoistica dei padroni dell’umanità, ma i meccanismi della democrazia si sono inceppati, la costituzione non ha fatto barriera, perché? Il potere esecutivo, manifestamente eterodiretto, riesce ad accentrare su di se’ tutti i poteri, esautorando il potere legislativo, e il potere giudiziario rimane latitante. Con l’operazione Covid, si afferma l’ideologia aristocratica del potere, che ha più di duemila anni: una minoranza esigua di cosiddetti esperti, tecnici, pseudoscienziati o semplicemente straricchi in grado di comprarsi l’OMS, l’ONU ecc. ha il diritto di esercitare un potere di vita e di morte sui popoli, perché loro sono i migliori, loro sono i saggi.

LA DEMOCRAZIA FUGGENTE: GLI ANNI SESSANTA

Bisogna allora chiedersi: può esistere la democrazia oppure essa è solo un’illusione per i popoli creata dalle élite per ammansire masse che potrebbero costituire una minaccia ai loro privilegi e alla loro ricchezza e che, se consapevoli della lotta di classe in atto, potrebbero organizzarsi con successo e pretendere riforme a loro favore e una fetta molto più grande delle risorse disponibili? Come ricreare uno stato democratico quando ricchezze smisurate e il potere politico che ne deriva sono nelle mani di una manciata di potenti, assieme a tutta la comunicazione di massa e la scuola? Perché, anche riflettendo sulla débâcle democratica russa, per vincere sui padroni del mondo è necessario mobilitare la massa. Sono le masse il loro vero spauracchio. Se attorno al parlamento invece di poche migliaia a difendere la neonata democrazia russa vi fossero stati milioni di cittadini pronti a sfidare i carri armati? Quanti ne avrebbero potuti uccidere prima di cedere? Invece la maggior parte dei russi, addomesticati da decenni di dittatura feroce, erano rimasti timorosi nelle loro case.

Le stesse elezioni, per essere veramente democratiche, i risultati non pilotabili dalla propaganda, necessitano di un popolo colto, informato e politicamente impegnato. Necessitano di una scuola e di mass media che collaborino per elevare culturalmente le masse, per stimolarne lo spirito critico. Tutte le istituzioni devono agire in sinergia per raggiungere un livello più alto di civiltà. E’ stato fatto, invece, il contrario. Prendere il potere in queste condizioni pare davvero un’impresa disperata.

Un forte processo di democratizzazione, egualitarismo e diffidenza dell’autorità, di partecipazione popolare alla politica era presente negli anni sessanta e settanta, ma fu stroncato lentamente dalla reazione delle élite che iniziarono a organizzarsi proprio in quegli anni. Se nel 1954, Rockefeller fonda il gruppo esclusivo Builderberg, negli anni ’70 è tutto un fiorire d’iniziative: dal Memorandum Powell che sprona la classe imprenditoriale, a suo dire negli Stati Uniti sotto attacco, a reagire, al Club di Roma che rilancia l’idea malthusiana della scarsità delle risorse. La Trilaterale e il Gruppo dei Trenta aprono i battenti in quegli anni e nel 1971 Klaus Schwabb fonda il Foro Economico mondiale…..

Il famoso rapporto della Trilaterale Crisi della democrazia vedeva proprio nel risveglio in quegli anni delle classi popolari “un eccesso di democrazia”. La ricetta per evitare quell’eccesso? Tenere il popolo impegnato a perseguire obiettivi consumistici futili, attraverso una pubblicità che porti il cittadino a operare scelte irrazionali, lo incalzi verso falsi bisogni, mass media che lo tengano concentrato su divertimenti fatui e vuoti. Proporre attraverso cinema e tv modelli trasgressivi per cancellare i valori tradizionali. Creare un facile accesso alle droghe, legali e illegali. Ipersessualizzare la società per ridurre il desiderio di creare una famiglia, di avere figli. Una mescolanza fra Malthus e Bernays e la ricetta è ben servita. E la democrazia liberale ha permesso tutto ciò, senza colpo ferire. Come se ne esce?

DISEGUAGLIANZE, NEMICO PUBBLICO NUMERO UNO

Le diseguaglianze che permettono ai pochi di corrompere, comprare, minacciare sembrano essere il nemico principe della democrazia. Aristotele nella sua opera La Politica, vede nell’attenuazione delle diseguaglianze la soluzione alla lotta di classe, ai conflitti sociali. Egli fu il primo a riconoscere da un lato il primato della democrazia su tutti gli altri possibili sistemi e dall’altro l’esistenza connaturata alla democrazia di un pericolo che ossessiona pure le élite contemporanee: se tutti i poveri, che sono la maggioranza, si unissero potrebbero espropriare i ricchi delle loro proprietà. Per Aristotele tuttavia, nota Chomski nel suo Requiem, la soluzione non consiste nel diminuire la democrazia, creando un sistema che concentri il potere nelle mani della classe più abbiente. “La soluzione di Aristotele è al contrario quella di aumentare la democrazia: egli propose ciò che oggi definiremmo uno stato sociale”, con l’obiettivo principe di ridurre le diseguaglianze. Scrive, infatti, Aristotele nel Libro Sesto, Capitolo Quinto: “La povertà è la causa dei difetti della democrazia, per cui è necessario prendere delle misure che assicurino un livello permanente di prosperità. Ciò è nell’interesse di tutti, classi abbienti incluse, quindi la politica giusta consiste nell’accumulare i redditi eccedenti in un fondo da distribuire ai poveri. Dovrebbero essere distribuiti sussidi che permettano l’acquisto di un appezzamento di terreno o, almeno, di dare inizio a un’attività nel commercio o nell’agricoltura”. Questo ha scritto Aristotele 2400 anni fa! Lo stato deve, dunque, fornire la canna da pesca, che rende gli uomini liberi, non il pesce della schiavitù. Questo è il compito dello stato, l’interesse pubblico supremo, quello di diminuire le diseguaglianze, di creare opportunità per tutti i cittadini. Sebbene per diversi decenni del novecento l’occidente sia andato in quella direzione, dopo la caduta del muro di Berlino vi è stata una virata nella direzione opposta.

LA RIVOLUZIONE PARTE DAI CITTADINI RISVEGLIATI

Come può una vera opposizione andare al governo? E come può una volta al governo non farsi blandire o ricattare dai padroni dell’umanità?

L’insoddisfazione è generalizzata in Italia, come non potrebbe esserlo? Ma va intercettata da leader carismatici che sappiano toccare le corde degli interessi della maggioranza della popolazione e propongano soluzioni reali, ma ciò non potrebbe bastare. Chomski chiama a raccolta i cittadini stessi. Come diceva Franklin D. Roosevelt: fatemele fare le riforme, se mi costringerete a farle, le attuerò volentieri; quindi chiamava i cittadini a organizzarsi e a scendere in piazza. Inoltre, i leader dovrebbero essere supportati da una rete di militanti capillare dalle frazioni alle grandi città, come fece in parte il M5S con i meetup. Il paese va preso d’assalto! Tutti i cittadini risvegliati dovrebbero partecipare a quest’assalto creando eventi e occasioni d’incontro e di formazione dei propri concittadini. Io partecipai ai meetup 5S, erano davvero entusiasmanti. Si parlava dei problemi e delle soluzioni. Si faceva cultura civica, economica e politica.

La rivoluzione parte, quindi, anche da ognuno di noi. Parte dalle nostre scelte quotidiane che devono cessare di alimentare il sistema vigente: con i nostri investimenti, affamando il casinò finanziario speculativo, e con i nostri acquisti impoverendo le corporation e la grande distribuzione che produce e vende alimenti ultra-trattati, carichi di sostanze tossiche per minare la nostra salute. La rivoluzione si fa comprando locale, di stagione e usando costantemente il contante per custodire gelosamente la nostra sovranità economica. La rivoluzione si fa con lo stile di vita, avendo cura del proprio corpo attraverso una nutrizione equilibrata, perché la rivoluzione ha bisogno di cittadini forti, sani, nel corpo e nella mente. La rivoluzione si fa informandoci e facendo, ognuno di noi, informazione sui social media e supportando l’informazione libera.

Quasi tutti i critici più attenti dell’attuale sistema auspicano la creazione di un sistema parallelo attuato da cittadini a livello locale, che fanno rete con altre comunità nazionali e internazionali. La rivoluzione si fa, quindi, creando quando possibile una nostra autonomia energetica e alimentare (dato che l’alimentazione è pure sotto attacco, mirano al controllo sul nostro pane quotidiano), facendo rete, fondando banche cooperative animate da noi cittadini, monete alternative locali e supportando medici e reti sanitarie come Ippocrate.org.

PROGRAMMA DI GOVERNO DI UNA CITTADINA RISVEGLIATA

Una volta al governo, il sistema va totalmente ripensato alla luce degli ultimi anni. Uno stato NON può detenere un potere tale, – legislativo, economico, mediatico, fiscale, militare – da poter distruggere la vita dei cittadini. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in ciò.

DECENTRALIZZAZIONE La storia insegna che la concentrazione e la centralizzazione del potere tende a renderlo arbitrario. Il potere reale deve essere quanto più possibile vicino al cittadino, in modo che questi possa controllarlo, quindi a livello del comune e solo in modo sussidiario a livello regionale e statale. Il filosofo Michael Sandel, della Harvard University, nel suo libro Public Philosophy parla di questo problema e rievoca i momenti storici in cui prevalse negli USA la visione che spingeva per una concentrazione del potere nello stato federale. Si viene a creare in tal modo una potente burocrazia totalmente sganciata dal resto del paese e dai bisogni dei cittadini, facilmente corruttibile da lobby e pressioni influenti, per non parlare dello stato profondo.

TASSE Pure le tasse, progressive in base al reddito con un’ampia fascia detassata in modo da permettere l’elevazione delle classi meno abbienti, devono essere in gran parte investite a livello locale, nei servizi per i cittadini: scuola, sanità, trasporti ed energia pubblici. Perché questi non sono punto un costo per la società, ma il trampolino di lancio per un livello più elevato di civiltà. Il debito attribuito al costo dei servizi pubblici è una truffa giacche’ in Italia raddoppiò dopo il famigerato divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia.

DEMOCRAZIA DIRETTA Il cittadino deve essere impegnato nella gestione della cosa pubblica e coinvolto attraverso la democrazia diretta. Via tutti i limiti posti dalla costituzione alla democrazia diretta: quorum nei referendum popolari, numero esorbitante di raccolta firme per le leggi d’iniziativa popolare, libertà di cambiare casacca dell’eletto. Al contrario, forti controlli sui rappresentanti in parlamento e al governo, sempre soggetti allo scrutinio del popolo che può liquidarli senza attendere nuove elezioni quando non rispettano le promesse elettorali.

CLASSE POLITICA Via tutti i privilegi della classe politica, normalizzazione di retribuzioni e pensionamento. La politica non deve attrarre gli avidi, ma chi ha a cuore la cosa pubblica e ritiene un onore servire il paese per un periodo della sua vita. Vietare in tutti i modi le lobby. La cattura dei regolatori è uno dei dieci principi segnalati da Chomski per la concentrazione della ricchezza e del potere.

SISTEMA MISTO PUBBLICO/PRIVATO Nazionalizzazione di tutte le aziende chiave in cui il perseguimento del profitto come obiettivo principe inficia la qualità del servizio stesso: autostrade, ferrovie e trasporto pubblico efficiente e gratuito (c’è bisogno di togliere le macchine dalle strade, è una questione di sanità pubblica!), poste, acqua ed energia, potenziamento scuola e sanità pubbliche.

STOP AI MONOPOLI. Creare leggi severissime antimonopolistiche. Porre limiti alle dimensioni aziendali e promuovere l’azionariato diffuso e la democratizzazione della finanza. Promozione dell’economia locale e di un VERO sistema cooperativo in cui i lavoratori prendano parte alla gestione.

SANITA’ Ricreare un sistema sanitario formato da medici sburocraticizzati che rispettano il giuramento d’Ippocrate e che non rispondano al Ministero della Sanità, ma al paziente. Via l’extramoenia, chi lavora per la sanità pubblica non deve avere il profitto come primo obiettivo, ma un decoroso salario.

SCUOLA Promuovere una scuola che miri alla formazione del cittadino e dell’essere umano attraverso lo studio della costituzione, delle materie umanistiche come letteratura e filosofia, della scienza alimentare ed ecologica e che, solo in un secondo tempo, porti alla specializzazione. Ripristinare l’autorevolezza della figura dell’insegnante che pure va sburocratizzato e liberato da tutte le incombenze burocratiche che ne inficiano la qualità e il tempo dell’insegnamento. Premiare il merito.

IMPIEGO PUBBLICO Introduzione della meritocrazia nell’impiego pubblico per responsabilizzare gli impiegati pubblici, premiarne l’impegno e , responsabilizzare i dirigenti. Un impiego pubblico efficiente è alla base dello sviluppo del paese. Via anche da qui i vecchi privilegi.

SUD Promuovere in tutti i modi l’imprenditorialità e le straordinarie eccellenze del sud d’Italia secondo la sua vocazione territoriale.

EUROPA, NATO ecc. Democratizzazione delle istituzioni europee (partendo dall’abc della democrazia, la divisione dei poteri….), e allargamento dell’Unione Europea a tutta l’Europa fisica, fine delle rivalità economiche fra nazioni europee che potranno tutte fiorire sulla base dei propri talenti e vocazioni. Uscita dalla NATO. Italia FIRST, via tutti i traditori della patria, atlantisti e UEropeisti.

A questo punto le minacce si sprecheranno, ci saranno forse dei tradimenti, delle defezioni, ma il movimento rivoluzionario non può essere fermato, è troppo diffuso e troppi i capi che lo guidano: cade uno, pronto l’altro. E i mercati finanziari c’impallineranno, ma noi avremo già pronti tutti gli antidoti: moneta sovrana e debito dello stato rimesso in mano agli italiani. Non essendo un’esperta di materie giuridiche o economiche, ma solo una cittadina risvegliata, lascio l’approfondimento di questi auspici di puro buonsenso a chi ha conoscenze adeguate.

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2 Commenti

  1. Brava ! Un’ottima carrellata introduttiva e una buona sintesi della possibile strategia da adottare per un’inversione di rotta. Intanto partiamo dalle Elezioni Europee. Suggerisco di votare DSP . (glauco benigni)

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