Gli USA vogliono davvero ridurre le accuse a Julian Assange?

Londra non vuole estradare Julian Assange

Julian Assange

di Maurizio Torti

Da qualche ora i media internazionali diffondono articoli e brevi evidenziando la volontà degli Stati Uniti pronti a fare un’offerta di patteggiamento per Julian Assange, ma al momento gli avvocati dell’editore e giornalista, fondatore di Wikileaks affermano di non aver ricevuto alcuna indicazione che Washington cambierà approccio nel caso di spionaggio con accuse minori. Il WSJ scrive di fonti del governo statunitense pronti per un’offerta di patteggiamento per Julian Assange, che gli consentirebbe di ammettere un reato minore.

L’articolo pubblicato il 20 marzo 2024 sul Wall Street Journal riferisce che il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti sta valutando come abbreviare, o chiudere definitivamente, la lunga battaglia in tribunale a Londra del fondatore di WikiLeaks contro l’estradizione negli Stati Uniti con l’accusa di spionaggio per la pubblicazione, 14 anni fa, di migliaia di documenti statunitensi relativi ai crimini e i criminali durante le guerre USA in Afghanistan e Iraq.
Dall’ultima udienza tenutasi a Londra pochi giorni fa, è sempre più evidente un solo e importante aspetto, l’estradizione di Julian Assange, equivarrebbe alla sua  condanna a morte nonostante le “promesse” del Dipartimento di Giustizia USA di riservare un trattamento particolare sia per la sicurezza sia per la salute di Julian Assange.

I giornalisti e autori del rapporto/articolo, pubblicato dal WSJ, Aruna Viswanatha e Max Colchester riferiscono di un piano in esame per far cadere le attuali 18 accuse ai sensi dello Espionage Act, se Assange si dichiarasse colpevole di cattiva gestione di documenti classificati, un reato minore. Assange potrebbe dichiararsi colpevole a distanza da Londra e sarebbe probabilmente libero subito dopo l’accordo, dato che ha già trascorso cinque anni di detenzione nel Regno Unito senza essere stato condannato per nessun reato, tuttavia, il team legale di Assange ha dichiarato di non essere stati informati di alcun cambiamento nella strategia dell’accusa.

Uno degli avvocati difensori di Assange, Barry Pollack, ha dichiarato in un comunicato: “È inopportuno per gli avvocati di Assange commentare mentre il suo caso è all’esame dell’Alta Corte del Regno Unito, se non per dire che non ci è stata fornita alcuna indicazione che il Dipartimento di Giustizia intenda risolvere il caso e che gli Stati Uniti continuano con la stessa determinazione di sempre a chiedere la sua estradizione per tutti i 18 capi d’accusa, esponendolo a 175 anni di carcere”.

L’Alta Corte dovrebbe decidere nelle prossime settimane se concedere ad Assange un ulteriore diritto di appello contro la sua estradizione. Assange, che è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, a causa dell’aggravarsi dello stato di salute di Julian Assange, non ha partecipato, perchè impossibilitato a muoversi per recarsi alla Royal Courts of Justice ed essere presente all’ultima udienza del mese scorso.

Se i due giudici si pronunceranno a suo sfavore, Assange avrà esaurito tutte le opzioni legali britanniche per contestare l’estradizione e l’unica strada ancora percorribile sarà quella della Corte europea dei diritti dell’uomo, che potrebbe ordinare al Regno Unito di non procedere con l’estradizione finché la Corte non avrà esaminato il caso. In caso di fallimento, Assange potrebbe essere portato negli Stati Uniti entro pochi giorni.

L’estradizione di Assange, potrebbe essere valutata dai consiglieri di Biden, un evento politico negativo per la campagna elettorale. In una situazione “simile” la precedente amministrazione democratica con Barack Obama, decise alla fine di non incriminare Assange per il timore che ciò avrebbe violato i diritti del primo emendamento che garantiscono la libertà di stampa.

Julian Assange

Nel 2019, l’amministrazione Trump ha continuato con le accuse ai sensi della legge sullo spionaggio del 1917, cercando di differenziare il giornalismo convenzionale dalle azioni di Assange, che ha fornito una piattaforma per la pubblicazione di documenti segreti trapelati e che, secondo i pubblici ministeri, sapeva che avrebbe messo in pericolo delle vite. Il team della difesa di Julian Assange ha dimostrato che non c’è stato alcun pericolo per militari o civili USA attori principali o secondari indicati nei documenti pubblicati dalla stampa internazionale.

In un’udienza sul permesso di appello di Assange, tenutasi a febbraio, i suoi avvocati difensori hanno sostenuto che, in caso di estradizione, potrebbe essere preso di mira dalle agenzie statali statunitensi per “eliminare attacchi extra-legali”, in particolare data “la reale possibilità di un ritorno dell’amministrazione Trump”.

Sono sincere le aperture del Dipartimento di Giustizia degli USA? Oppure Londra non vuole sostenere fino in fondo le accuse di Washington contro Julian Assange anche a fronte di una denuncia esposta dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Alice Jill Edwards, ha esortato il Regno Unito a non estradare Julian Assange negli Stati Uniti a causa del rischio di maltrattamenti.

In una dichiarazione, la Edwards ha invitato il governo britannico a “sospendere l’imminente estradizione” di Assange, concordata in linea di principio da Londra nel giugno 2022. Il 20 e 21 febbraio, due magistrati britannici hanno esamiinato la decisione dell’Alta Corte di Londra di negare al fondatore di WikiLeaks il permesso di appellarsi alla sua estradizione e manca solo la decisione dei giudici.

Edwards ha sottolineato che Assange soffre da tempo di un disturbo depressivo periodico e ha un potenziale rischio di suicidio: “Se estradato, potrebbe dover affrontare un isolamento prolungato in attesa del processo (…). Se dichiarato colpevole, potrebbe rischiare una condanna fino a 175 anni di carcere”.

Ha inoltre messo in dubbio che l’isolamento prolungato sia compatibile con gli obblighi internazionali del Regno Unito in materia di diritti umani. “Le assicurazioni diplomatiche fornite dal governo statunitense sul suo trattamento umano non forniscono garanzie sufficienti”, ha affermato la Edwards. L’autrice è nominata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ma non parla a nome dell’organizzazione.

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L’autore Maurizio Torti è il presidente della F.I.E.C.O. (Federazione Internazionale Editori e Creatori Online)

 

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